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gli indignati son tornati

8 settembre 2013
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Qui su Shylock siamo convintamente contrari all’intervento armato occidentale in Siria. Saremo cinici, ma pensiamo che i rischi che una sanguinosa guerra civile si trasformi in un tragico conflitto regionale (e non solo) siano più che concreti. E se Assad non ci piace, ancor più dopo aver letto la sua sprezzante intervista rilasciata a Le Figaro, ancor meno ci piace quel gruppo eterogeneo dei ribelli siriani, inesorabilmente guidati da fondamentalisti sunniti. 

Ci tenevamo a questa premessa, perché quel che diremo tra poco potrebbe farci scambiare per i più sfegatati fan di Obama, per quelli convinti che l’interventismo francese sia una manna dal cielo.

Abbiamo provato un forte imbarazzo e non poco sconcerto, stasera, nel vedere le porte della nostra Cattedrale, della medievale San Lorenzo, spalancate su una folla vegliante. Ho riconosciuto volti di chi in Chiesa non entra mai, forse neppure per sbaglio. Però, questa sera era doveroso esserci, perché le guerre made in Usa sono sempre catastrofi annunciate. Il messaggio, se si va al sodo, è poi quello: 110 mila morti (stime) non sono abbastanza per indignarsi, per scendere in piazza, per entrare in chiesa, per stringersi in preghiera. Se c’è di mezzo l’America, se dalla Casa Bianca dicono di voler intervenire perché certi crimini non si ripetano, beh, allora ha senso mobilitarsi, è importante testimoniare quanto le guerre siano inutili, è indispensabile ricordare che le guerre non sono mai giuste. Sarò banale, ma quest’indignati che saltan su solo quando da Washington lanciano un proclama, avrei voluto vederli in marcia davanti all’ambasciata siriana, a protestare contro Assad. Mi sarebbe piaciuto vederli in preghiera ai primi 20 mila morti, allo scadere dei primi 6 mesi di conflitto. Avrei voluti vederli far picchetto davanti alle sedi diplomatiche occidentali, perché nessuno fino ad oggi ha fatto nulla per salvare i civili siriani. Li avrei voluti vedere protestare contro Putin, che difende e arma il Rais siriano.

E invece, l’indignazione da riflesso condizionato è tornata. E se è l’America di cui vergognarsi, allora si entra anche in Chiesa, tutti riuniti, tutti fratelli.

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4 commenti leave one →
  1. 8 settembre 2013 15:03

    quanta triste verità

  2. 9 settembre 2013 10:01

    Domenico Quirico, appena liberato, ha dichiarato: «Non è la rivoluzione che ho conosciuto due anni fa ad Aleppo, laica, tollerante. È diventata un’altra cosa».

    Mi permetto di dire che, se quella rivolta è divenuta preda, ostaggio e mano armata di islamofascisti, la responsabilità è di chi ha lasciato quelle prime avanguardie al soldo dei sauditi e degli emirati del Golfo.
    Oggi non ci si divide fra interventisti e pacifisti, fra realisti e umanitaristi, fra volenterosi e Dio-sa-che; oggi siamo tutti, irrimediabilmente, sconfitti. Come sul nucleare iraniano. Perde l’Occidente e il suo portato di rule of law, di rispetto della vita umana prima e al di là di ogni confessione religiosa degli individui.

    Forse non c’erano modi d’intervenire, anche tre, due anni, sei mesi fa. Forse si è stati lassisti, pensando che Assad avrebbe schiacciato e spento la rivolta. Forse l’opposto. Quel che è certo è che con le mani in mano abbiamo raccolto disprezzo e indifferenza fra gli arabi siriani i quali, com’era prevedibile e previsto, han preferito denaro, armi, uomini e medicinali degli unici che glieli han dati. E pace se questi sono i costruttori del califfato, col loro portato di tifosi cattolici e comun-khomeinisti.

    • 9 settembre 2013 10:15

      Che dire Sejo?A parte rallegrarsi per il fatto di leggerti nuovamente qui, non posso che prostrarmi davanti alla tua lucida sintetica analisi

  3. 17 settembre 2013 14:28

    D’accordo sul disgusto che provocano i pacifinti, naturalmente. Anche se io ero (e sono) favorevole ad alcuni interventi mirati (no boots on the ground, per intenderci).
    Non invidio Obama, non mi associo al coro sprezzante, e tuttavia, sì, avrei voluto anch’io più decisione.
    Uno di questi giorni, se mi gira, gli scrivo per spiegargli perché un Kurdistan indipendente cambierebbe faccia (in meglio) a tutto il MO.

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