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la favola delle istituzioni funzionanti

7 agosto 2013
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Non è infrequente in Italia che anche le conversazioni più intime e amichevoli siano infarcite di riferimenti allo sfascio della politica e alle vicende di Berlusconi. Non so perché chiacchierando ieri con una cara amica si sia passati dalla sua gravidanza alla recente condanna subita dal Cavaliere. “Berlusconi, in questi venti anni – diceva lei – ha pervertito le regole del vivere civile italiano”. “Delle regole e del rafforzamento delle istituzioni che quelle regole dovrebbero imporre, in Italia non frega niente a nessuno” – ribattevo io.

Sul Secolo XIX di stamattina ho letto l’intervista a un amico, deputato del Pd, persona seria, esponente dell’ala civatiana dei democratici e pertanto non imputabile di intelligenza col nemico e, ancor più, di quelli che non fanno sconti a Berlusconi. “Sento parlare di urgenti riforme istituzionali – ha dichiarato al quotidiano genovese Luca Pastorino – come se fossero le istituzioni a non funzionare e dimenticando l’inefficacia della politica e dei partiti”.

Un’intervista irrilevante per le sorti nazionali, ma una spia indicativa della cultura politica e istituzionale di chi si è opposto radicalmente al Cavaliere in questi ultimi due decenni. Confermando innanzitutto che i politici di oggi non conoscono la storia, da sempre ritenuta la disciplina fondamentale per l’uomo di Stato: basterebbero le vicende dell’Italia repubblicana a dimostrare che le nostre istituzioni hanno funzionato malamente e che andrebbero perciò rafforzate con convinzione. Se poi i politici di oggi frequentassero le librerie, avrebbero avuto modo di sfogliare due recenti volumi, nulla di specialistico peraltro, che dimostrano il ruolo-chiave giocato dalle istituzioni. Niall Ferguson, eminente storico britannico trapiantato negli Stati Uniti, ha dimostrato nel suo Occidente: ascesa e crisi di una civiltà, che tra i capisaldi dell’affermazione dell’Occidente vi è stata proprio l’importanza accordata alle istituzioni, la divisione dei poteri, il ruolo avuto dalle istituzioni nel rafforzamento delle regole. Daron Acemoglu e James Robinson sono giunti a conclusioni simili nel loro volume Perché le nazioni falliscono. “Sono le istituzioni, in particolare le istituzioni politiche ed economiche liberali, a determinare il successo di un Paese. O il suo insuccesso quando mancano” (Danilo Taino, Corriere della Sera).

Il rilancio dell’economia italiana – come dice Pastorino – necessita di misure urgenti ma non è per nulla scontato che quelle misure corrispondano al rifinanziamento della cassa integrazione in deroga o i provvedimenti di fiscalità locale. Istituzioni più forti, regole inscalfibili possono contribuire a rimettere in funzione un sistema Paese stremato da vent’anni d’inconcludenza. Quando alle leggi ad personam del Cavaliere si è pensato solo di contrapporre parole o norme volte a contrastare Silvio Berlusconi e non a rendere più solido, più regolato, più serio il sistema istituzionale nazionale. 

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