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Inutili attese

12 luglio 2013
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In-attesa-di-un-treno-a18412554Se un marziano si fosse sintonizzato stasera sulla 7 e avesse ascoltato l’intervista a In Onda a Pierferdinando Casini si sarebbe probabilmente fatto un’eccellente impressione del politico bolognese: pacato, ironico, gentile, sorridente, ben disposto a parlare e a non sottrarsi al confronto. Ma non sarebbe rimasto colpito solo dal suo amabile carattere: si sarebbe fatto l’idea di trovarsi davanti a un politico di prim’ordine, capace di vedere in prospettiva, di avere una visione. “I contrasti coi montiani sono cose da nulla – ha dichiarato Casini a Luca Telese – perché noi stiamo lavorando ognuno per parte sua ad un grande progetto. Un progetto che faccia rivivere il meglio del popolarismo”.

Per noi che non veniamo da Marte e che siamo avvezzi ai toni gentili e concilianti di Casini, siamo ancor più abituati ai suoi grandi progetti, alle sue ampie e future visioni: a tal punto avveniristiche e allargate, che le sue visioni non si sono mai concretizzate in nulla. Perché in fondo Pierferdi è uno degli interpreti migliori della politica italiana degli ultimi due decenni: idee poche ma confuse, un po’ di tattica ben shakerata con la clientela, col riferimento ai soliti valori, con una vaga eredità democraticocristiana.

Eccolo il grande progetto cui Casini anela da più di un decennio, riassumibile in un’espressione triviale (sconosciuta al nostro bolognese): papparsi i voti di un Pdl imploso. Non essendo in grado di concepire nulla di nuovo, non avendo la caratura del leader, Casini non può aspettarsi di guadagnare voti strappandoli alla concorrenza (si parla di grandi flussi, ovviamente, e non del voto del vostro vicino di casa pensionato o della zia baciapile).  E per questo, da anni, seppur erodendo sempre un po’ di più il suo affezionato bacino elettorale (meridionale, anziano, piccolo borghese) Pierferdi attende al varco il passaggio del cadavere dell’ex alleato, certo che il post-berlusconismo lo vedrà protagonista nel tenere a bada l’elettorato moderato. L’Italia è però un paese troppo instabile e sorprendente per premiare chi è in attesa immobile da più di un decennio della venuta della propria stella.

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