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La dura e il duro/1

27 giugno 2013
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2272010155253aPer anni ho pensato che Rosy Bindi fosse la più scadente donna politica del Pd (e della sinistra italiana). Non che mi sbagliassi di molto, ma se non altro la Bindi è l’espressione compiutamente deteriore del democratismo sociale, l’ultima (sbiadita) erede del dossettismo. Rosy si fa interprete di un pensiero: ostile alla società aperta e al mercato, indifferente alle virtù dell’istituzionalismo liberale, per la politica toscana quel che conta è lo Stato, erogatore di quattrini, dispensatore di etiche e di dottrina. Intendiamoci: non che la Bindi sia un fulgido epigono del dossettismo, né che il dossettismo sia la risposta ai problemi di un’Italia in bancarotta e immalinconita. Però, l’assenza di pensiero è forse ancor più tragica della presenza di una visione del mondo scarsamente efficace a comprendere e interpretare il presente. Probabilmente, l’assenza di idee e ideali è il fardello più insostenibile di questi insopportabili e lunghi due decenni di transizione.

Se la Bindi è l’erede del vecchio, l’apprezzatissima Anna Finocchiaro è a mio dire la vestale del nulla. Ditemi voi qualcosa di memorabile che Anna Finocchiaro abbia mai pensato, detto o fatto. La Presidente Finocchiaro in realtà è apprezzatissima tra il popolo della sinistra: sempre al top negli indici di gradimento, candidata a qualsivoglia ruolo di prestigio disponibile, ricercatissima dai media a caccia di dichiarazioni. Probabilmente la Finocchiaro ha svolto egregiamente la professione di magistrato e ha mostrato competenza in materia di giustizia. E, dal suo ingresso in politica, ha svolto diligentemente la carriera raggiungendo i più alti ranghi dell’empireo “democratico”. Eppure, non mi pare che del leader abbia né l’intelligenza organizzativa, né la forza comunicativa e neppure la capacità di elaborazione politica, requisito del quale in Italia si è pensato di poter fare a meno.

La Finocchiaro piace perché è una dura, perché pur essendo signorile ed elegante, non le manda a dire, dimostrando di essere con le parole nemica dei compromessi e dei facili accomodamenti. La siciliana Anna è insomma quel che molti elettori chiedono alla sinistra: di essere innanzitutto intransigente, di non concedere nulla all’avversario, di contrapporsi. E’ la sinistra dell’antiberlusconismo metafisico in abiti borghesi per la quale l’Italia è stata rovinata dal capitalismo sguaiato e predatorio del Cavaliere brianzolo (e del suo padrino Craxi) che avrebbe minato le basi di uno Stato e di un sistema del quale andare fieri. E’ la sinistra che alla proposta preferisce la critica, la denuncia, l’indignazione (ora approdata su altre sponde). 

Pensavo ad Anna Finocchiaro, la dura del Pd, leggendo il frequentatissimo e acclamatissimo blog di Pippo Civati, il quale, acuto interprete dei tempi odierni così rozzamente ostili alla forma partito, ha pensato bene di rivolgere la proprio durezza tanto all’establishment, alle correnti, ai maggiorenti del suo partito quanto all’ex opposizione destrorsa. (continua)

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