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le sinistre vestali dell’autenticità (della sinistra)

14 novembre 2012
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L’ultimo a dirlo è stato un non memorabile conduttore televisivo di stretta fede santoriana: “Matteo Renzi – ha sostenuto Corrado Formigli dopo il confronto tra i candidati alle primarie – potrebbe essere il perfetto leader di una coalizione del centro-destra”.

Ora, ammettiamo anche che Renzi possa suscitare antipatie, che la disinvoltura con cui si muove sui palcoscenici e davanti alle telecamere possa far ricordare il cavalier B., ma tacciarlo come uomo di destra, beh, quello fa ricordare il solito vecchio vizietto di una certa sinistra sempre sollecita nel delegittimare tutto quel che non le piace. E’ indubbiamente vero che Renzi non provenga dalla tradizione comunista né forse da quella social-democratica. Siamo tuttavia certi che nella sinistra italiana (e in quella internazionale) non esista anche una tradizione alternativa a quella social-comunista, una tradizione che potremmo chiamare liberal-democratica o social-liberale? Senza scomodare i “miglioristi” del PCI, corrente riformista su cui si è detto forse anche troppo, e senza citare la svolta craxiana del PSI, in Italia c’è sempre stata una componente della sinistra non avversa al mercato, criticamente anti-comunista, tendenzialmente atlantista, fautrice di una conciliazione tra eguaglianza e libertà, avversa ad un illimitato intervento dello Stato nell’ambito economico.

Si dia pace Corrado Formigli e tutti quelli disposti ad ammettere nel pantheon della sinistra nulla più che i loro amici terzomondisti, altermondialisti, no-global, catto-comunisti, post-materialisti, social-democratici nostalgici: i liberali di sinistra esistono da sempre anche in Italia, rappresentati, con sfumature diverse, dai cattolico-liberali, dai radicali, dai repubblicani (e mettiamoci pure sti poveri miglioristi!).

Renzi potrà esser antipatico a lor signori, vestali di una sinistra a loro immagine e somiglianza. Sappiano, tuttavia, che la sinistra è plurale e non solo popolata di compagni che si emozionano al suonar dell’Internazionale, che ritengono Berlinguer (o papa Giovanni XXIII o Carlo Maria Martini) le massime icone dei progressisti, che tengono sul comodino i libri di Serge Latouche e Gino Strada (o tutto ciò che suoni come condanna del capitalismo). E soprattutto, si convincano che il cosiddetto “riformismo” non è la pratica di quei compagni che sbagliano, sedotti sulla via del mercato dopo il tracollo delle illusioni palingenetiche pre-1989, ma che esiste un’antica tradizione di sinistra oggi in parte rappresentata proprio dal mediatico Renzi.

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15 commenti leave one →
  1. 14 novembre 2012 20:37

    Non m’è chiaro come un ex diciottenne iscritto ai giovani DC, portaborse – o personal assistant… LOL – di un eurodeputato popolare e poi margheritino, non esattamente laico in materia di diritti civili, possa esser reputato – e a maggior ragione rappresentativo di – un liberalsocialista, socialista liberale o quant’altro.
    Sarà anche meglio di Bersani, cosa che in sé m’interessa zero, ma in confronto Cossiga era un mostro di riformismo – ché di liberalismo è un dato di fatto indiscutibile.

    Purtuttavia, pur cospargendomi il capo di cenere per lo scontato risultato elettorale prossimo venturo, mi rallegro del poterti rileggere. Non v’è cosa più triste di un blog inattivo se non un blog intelligente, interessante e inattivo.

  2. 18 novembre 2012 20:24

    Mi associo all’allegrezza di Sejo per il tuo ritorno – avrai avuto da fare, ma insomma si sentiva la tua mancanza!

    @Sejo
    Su Renzi non sarei così “nasino”. Credo di condividere alcune tue perplessità ma in questo momento Renzi rimane la scelta migliore. Tra una settimana lo voterò non tanto per sentirmi meglio rappresentato, ma perché trovo che le altre opzioni, nella migliore delle ipotesi, possano soltanto lasciare il Paese sull’orlo della scogliera..una di quelle situazioni in cui basta una spintarella e…(per tacere delle legioni di lemmings che popolano lo stivale).
    Non sarei però così sicuro del risultato. Conosco bene certi meccanismi legati all’antica disciplina pcista…vedremo.

  3. 18 novembre 2012 21:49

    Cari amici, il piacere è mio di ritrovarci qui tutti assieme. Ho avuto un po’ da fare, in effetti, e sono stato a lungo a Berlino a godere delle ricchezze germaniche. Ma vi ho letto, da lontano!

    Non sarei nasino neppure io con Renzi. Se, come è probabile, le prossime elezioni le vincerà il Pd, preferisco che il maggiore partito del centro-sinistra sia guidato da uno come Renzi, e che sia mosso dalle idee di cui il fiorentino dice di farsi promotore, piuttosto che a leadership bersaniana. Per inciso, di Bersani non si conosce ancora il programma e se il suo guru in materia di politica economica sarà, come è probabile, Stefano Fassina, beh, lascio a voi trarre le debite conseguenze.

  4. 21 novembre 2012 09:04

    Con gli stessi termini di ragionamento, miei cari, «si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale» e votare Galan alle primarie Pdl. Non che io ne abbia intenzione, eh. Ma se la logica è quella del meno peggio ci terremo stretti stretti la “seconda repubblica” e i suoi modi.

    A me sembra che ci si sia spinti – Renzi compreso – nel vuoto pneumatico e, data la situazione e i candidati, l’unica cosa che riesco a pensare è che non voterò per il centrosinistra.
    Come se poi il prossimo voto avesse un valore in sé: saremo eterodiretti così da rispettare il fiscal compact, il governo sarà solo l’agenzia che gestirà il saldo deciso a Bruxelles. Nel frattempo chiudono gli ospedali e aumentano le tasse, si arrendono le aziende e i giovani preferiscono andare a distruggere e farsi massacrare in piazza.
    Intendiamoci, il mio essere nasino – un termine che non conoscevo, grazie! – verso Renzi non è un endorsement per Bersani: mi basta che in squadra ci sia l’Orfini, che conosco per contiguità territoriale e finanche scolastica da quando aveva quindici anni. Mette i brividi che un apparatchik stile sovieto trovi ancora la sua strada in un partito contemporaneo. Letteralmente i brividi.

    Perdonerete lo scarso spirito obamiano del sottoscritto, ma non ho molte speranze. Per il voto o per il Paese.

    Raccontaci, caro, di Berlino. A me non piacque, ma con le ragazze e i ragazzi dell’ID/JL mi divertii molto.

    • 21 novembre 2012 12:10

      «Saremo eterodiretti così da rispettare il fiscal compact, il governo sarà solo l’agenzia che gestirà il saldo deciso a Bruxelles. Nel frattempo chiudono gli ospedali e aumentano le tasse.»

      Eterodiretti, commissariati…e dai, non se ne può più di ‘sto coretto, indegno di qualunque persona intelligente. Ma, se ricordo bene, tu sei un libertarian all’americana, fai quindi tue le critiche a Monti di Giannino e soci. Io invece di Monti ho apprezzato non soltanto lo “stile morigerato”, la “recuperata credibilità internazionale”e blah blah, ma la sostanza stessa di gran parte dell’azione di governo, al punto che trovo Renzi eccessivamente critico col professore (al netto di una necessità retorica, più che politica, di differenziarsi). E aggiungo una considerazione scan-da-lo-sa: se il prossimo voto non avrà valore non sarà soltanto per le condizioni disastrose del nostro sistema politico. Con Grillo oltre il 15% l’ingovernabilità è assai probabile. E allora – ecco la considerazione scandalosa – un prolungamento della parentesi “tecnica” non mi farebbe affatto gridare al golpe…

      • 21 novembre 2012 12:54

        Son felice di tornare a discutere con voi!
        Riguardo a Renzi, caro Sejo, domenica lo voterò non turandomi il naso, ma con la convinzione che sia un candidato tutt’altro che malvagio. L’ho sentito più volte parlare (anche qui a Genova), ho letto il suo programma e mi ci ritrovo, in linea di massima. Non mi pare proprio che sui diritti civili abbia una linea rinunciataria o poco laica. Mi piace il suo approccio pragmatico in tema di lavoro, di politiche economiche. Sono contento che parli molto di ambiente (senza i toni apocalittici e anti-capitalistici di Vendola), di scuola, di innovazione, di ricerca, di cultura.
        Poi magari sarà fuffa anche lui, ma la fuffa va provata.

        Sul fatto che si sia eterodiretti da Bruxelles, le regole di Mamma Ue, prima di tutto, non sono immutabili. In più, non mi sembra scritto da nessuna parte che sia obbligatorio alzare le tasse e chiudere ospedali piuttosto che vendere un bel po’ di patrimonio pubblico inutilizzato, razionalizzare la spesa ministeriale, attuare politiche concrete per la crescita.

        Su Monti, mi trovo a metà strada tra di voi (non che Sejo abbia espresso un vero e proprio parere su nonno Mario). Grandissime aspettative, uno stile da padre della patria che, per un nostalgico dei Quintini Sella e dei Marchi Minghetti, fa commuovere (rigore, sobrietà, quel pizzico di pedagogismo professorale alto-borghese) ma, alla fin fine, risultati ben al di sotto delle attese. Sarà colpa dei soliti partiti, sarà colpa di un sistema istituzionale-burocratico ingessato, sarà colpa di qualche ministro davvero scadente (in primis quel Francesco Profumo all’Università), ma, spread a parte, non mi pare l’aria nel Paese sia di molto cambiata.
        E non mi pare ci si possa illudere che le ricette tecniche, senza investitura politica, possano davvero rappresentare la panacea ai nostri mali.

        • 21 novembre 2012 13:18

          Preciso due cosette, non sia mai che appaia troppo centrista 🙂
          Per favore, non dimentichiamoci che quello a Monti è stato un incarico *di emergenza*. Certo, non sapremo mai cosa sarebbe successo altrimenti. Oddio, potremmo essere ancora in tempo se vogliamo levarci la curiosità. Io non ci tengo.
          Rispetto alle singole figure di ministri e sottosegretari: non dimentichiamo nemmeno chi sostiene il governo e quali compromessi siano necessari in questi casi. Il compito di Monti era quello di portare, per così dire, la nave in bacino di carenaggio. Eventuali riparazioni, demolizioni e ricostruzioni non spettano a questo governo.
          Il punto è che forse un anno non è bastato, né a “mettere in sicurezza” il Paese né a ricostruire un’ipotesi di governo stabile. Ma questo è un problema del nostro ceto politico. E quindi un po’ di tutti noi, le cosiddette “imposizioni” europee non c’entrano nulla.

      • 21 novembre 2012 19:04

        Sarà un coretto, Federico, ma non è un caso che nessuno ne parli. Eppure è l’unico tema che dovrebbe essere discusso a quattro mesi dal voto.
        Credo sia diritto di ogni cittadino contribuente sapere cosa vorrebbe fare il ceto politico del nostro denaro.

  5. 21 novembre 2012 09:06

    JD/JL, scusate.

    • 21 novembre 2012 12:13

      JD/JL??

      • 21 novembre 2012 12:18

        Roba seria: http://www.jdjl.org/

        • 21 novembre 2012 12:56

          Di Berlino vi racconterò forse un’altra volta. Con la premessa, però, che ho molto sofferto a dover tornare a casa.

        • 21 novembre 2012 19:07

          Serissima, sì. Mi scioccò conoscere questi colti e impegnati ragazzi che, dopo anni di politica militante, sarebbero entrati nella vita adulta senza diventare – appunto – apparatchik di alcun partito.
          E, in termini più generali, l’JD/JL ha una storia coraggiosa e bellissima.

  6. 21 novembre 2012 16:53

    Se penso a una sinistra italiana autenticamente riformista, progressista e all’avanguardia – tanto da essere così in anticipo sul Paese da non essere capita – mi vengono in mente Gobetti, i fratelli Rosselli e il Partito d’azione.

    ma quella sinistra era aperta al mercato in modo serio e non acritico – come mi sembrano i nuovi corifei dell’iper-liberismo – ed era intransigente sui diritti degli individui, sulla laicitù dello stato e sulla lotta ai privilegi: francamente Renzi mi sembra distante anni-luce da Francesco Saverio Nitti

    • 21 novembre 2012 17:19

      Grazie per il tuo commento Aelred.
      A scanso di equivoci, a me piacerebbe venissero meglio esplicitate le critiche a Renzi che lo vorrebbero scarsamente sensibile ai diritti individuali e, soprattutto, sostenitore di un iper-liberismo (o peggio, del turbo-capitalismo). A me puzzano entrambi di mantra ripetuti ossessivamente, ma non vorrei fossi io a sbagliarmi.
      Sul Partito d’Azione, vorrei fare solo una piccola chiosa (precisando e premettendo che non mi sento in alcun modo erede degli eredi dell’azionismo): qui si tratta di vincere le primarie per dar vita ad un partito a vocazione maggioritaria, non di guidare una nobilissima formazione di intellettuali engagé che, al massimo, aspirano alla testimonianza.
      Il ricorso alla storia è strumento sempre utile e appropriato, non quando però si mischiano le pere alle mele.

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