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le parole per (non) dirlo

4 marzo 2012
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Il 20 agosto 2008 il volo Spanair 5022 da Madrid a Gran Canaria si schiantò a terra subito dopo il decollo. Morirono 154 passeggeri tra cui uno steward italiano, Francesco Riso, in viaggio col suo compagno. Nonostante fosse chiara a tutti la natura del loro rapporto (i due convivevano da anni, avevano un figlio) i media italiani si guardarono bene dal chiamare le cose col loro nome, ostentando un esagerato pudore: Francesco era in viaggio con un “amico”, i più audaci ed ipocriti parlarono di “amico del cuore”. Ne venne fuori una polemica tra l’Arcigay, che denunciò l’ipocrisia della stampa italiana, e Francesco Merlo che, su “Repubblica”, accusò Grillini di voler strumentalizzare a fini politici la vicenda di Riso infischiandosene del suo diritto alla riservatezza, anche da morto. In piccolo, io diedi ragione a Merlo mentre l’amico Selfsurfer (dove sei finito Self? non posso neppure più linkarti ora che splinder è defunto) mi accusò via skype di essere ipocrita tanto quanto i media italiani. In quel caso credo avesse ragione, e me ne sono accorto in questi giorni con la morte di Lucio Dalla. A me, che Dalla fosse gay o meno, interessa davvero poco. In vita, il cantante non ha mai parlato apertamente della propria omosessualità. La morte talvolta aiuta a svelare segreti, in alcuni casi a confermare “segreti di Pulcinella”: i necrologi dei più intimi amici di Dalla pubblicati sul “Corriere” di un paio di giorni fa sono spesso indirizzati a Marco, evidentemente suo compagno di vita. I media, in questi casi, avrebbero due possibilità: o soprassedere, rispettando l’estrema riservatezza con cui il cantante pare avesse vissuto la propria vita intima, oppure dire le cose come stanno: Marco Alemanno, 31enne, di Lucio Dalla era il compagno. Tra le due opzioni, ha vinto di gran lunga l’ipocrisia: per Radio3, notiziario di stamane alle 10.45, Alemanno era “l’amico di una vita”; “La Stampa” di ieri ha farcito di ipocriti eufemismi la sua cronaca da Montreux: “Marco non è solo attore, performer e corista della band: per Lucio Dalla era molto di più” e ancora, a proposito di Ron: “anche lui, per Lucio, non è stato solo la scoperta di un talento, un amico, un collega. E’ stato molto di più”. Il “Corriere” di oggi a p. 42 sceglie una foto non casuale, ritratto del dolore per la morte del cantante. Ecco la didascalia: “Disperato. L’amico di Lucio Dalla, Marco Alemanno, segue in lacrime l’auto con il feretro”.

Su questo blog siamo convinti che ognuno abbia il diritto di vivere la propria vita senza essere sputtanato e senza dover fare delle proprie scelte e del proprio essere una bandiera politica, sociale o culturale. Ma nell’ipocrisia eufemistica della stampa italiana c’è ben altro: quando si tratta di poveracci massacrati da marchettari rumeni o marocchini, i giornalisti italioti non s’interrogano sulla legittimità di associare ad un nome espressioni decisamente esplicite quali “ambienti gay”, “frequentazioni equivoche”, “ragazzi di vita”. Quando si tratta invece di associare l’omosessualità ad episodi che non siano da cronaca nera, anzi, quando l’omosessualità è vissuta (forse) con normalità familiare, ecco allora in agguato il pudore politicamente corretto. L’ipocrisia, insomma.

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15 commenti leave one →
  1. 4 marzo 2012 19:33

    Secondo me e’ piu’ facile di quanto non sembri. Mettiamo che io muoia e che della persona con cui stavo non avessi mai dichiarato pubblicamente essere la mia compagna. La stampa non potrà dire che era la mia compagna perche’ ufficialmente non si sa. Quindi deve inventarsi qualcosa.

    • 4 marzo 2012 19:36

      benissimo, trovami un solo caso in cui la stampa, riferendosi ad un morto etero, parli di “amica del cuore”, di “amica della vita” e non di compagna. a me suona più che ridicolo

  2. 5 marzo 2012 12:02

    Concordo con il contenuto del post, in particolare con la conclusione. Se il compagno non fosse stato un uomo, ma una donna, non sarebbe stato definito un amico o un caro amico, o “qualcosa più di un amico”. Incredibile che di questi tempi siamo ancora a questo punto.

    • 5 marzo 2012 16:46

      Grazie per il commento e per la visita Chiara. Probabilmente se Lucia Annunziata non avesse detto quel che ha detto ieri oggi su nessun quotidiano avremmo letto “Marco Alemanno compagno di Lucio Dalla”.

  3. 5 marzo 2012 16:11

    In generale sono d’accordo con te, i media italiani non smentiscono mai la loro ipocrisia. E’ però naturale che i giornali rispecchino l’ipocrisia dei lettori, o meglio di quel pubblico generalista, indifferenziato, “moderato” che è sempre centrale nelle carriere degli artisti pop, e che ha bisogno della negazione. Ricordo reazioni analoghe per un altro personaggio che non si dichiarò mai, pur lasciando veramente poco spazio all’ambiguità, Freddie Mercury. Ancora oggi, ogni tanto leggo qualche commento in rete che dice “no, Freddie non era gay, era teatrale, estroso” “al massimo era bisex”, eccetera. E ieri sono incappato in un tweet meraviglioso, autore un avvocato bolognese: “Lucio forse era sodomita, ma non era gay”. Da incorniciare.

    • 5 marzo 2012 19:16

      Mi fai venire in mente Zeffirelli che rifiuta di definirsi gay; preferisce dire di avere avuto qualche esperienza con giovani uomini.

  4. 6 marzo 2012 18:49

    C’è poco da aggiungere, perché hai detto tutto tu. Il punto, come ben ricordi, non è se dire a tutti i costi (si può decidere anche di non dire del tutto). Ma se dici, allora dici per bene, da giornalista. E forse contribuisci a ricordare che, certo, c’è un problema di gerarchie ecclesiastiche. Ma questo è un problema privato, del club cattolico. Il problema è uno Stato che troppo poco fa. E sarebbe ora che anche la stampa si ricordasse che ci sono tanti modi di fare pubblica opinione.

    • 7 marzo 2012 16:58

      Ben detto ‘povna. Io mi arrabbio sempre molto con chi se la prende per le ingerenze vaticane: è vero che talvolta sono eccessivamente disinvolte, ma la Chiesa in fondo fa il suo mestiere, che è (anche) quello di condizionare le coscienze usando mezzi non sempre propri. Bisognerebbe prendersela invece con l’insipienza dei nostri politici, non tanto perché asserviti alle gerarchie ecclesiastiche, ma incapaci di riconoscere le esigenze di una società “matura”.

      • 7 marzo 2012 19:39

        Pensiamo che in Francia se un giornalista si sogna di dire al tg pubblico “santo padre” viene sospeso… (con ragione, aggiungo).
        Anche io ho sempre detto questa cosa del mestiere: io in fondo sono libero di non iscrivermi al club cattolico, e da non iscritta non mi sogno di discutere sulle regole loro.
        Ma che il mio Stato non mi rappresenti per rappresentare loro, questo mi pare assai più grave…
        (ma qui temo che torniamo alla questione di quale sinistra, e del liberalismo di sinistra pure… )

        • 8 marzo 2012 12:04

          Sulla Francia non sono del tutto d’accordo con te: è giusto che lo Stato debba essere uno spazio laico in grado di garantire tutte le confessioni religiose (e tutte le molteplici differenze) ma gli Stati sono anche storia, tradizioni, sedimentazione di simboli.

          • 9 marzo 2012 11:42

            Ma anche io sono d’accordo sui simboli! Per esempio, trovo alcune cose sul costume individuale inaccettabili (il divieto delle crocette a collanina a scuola etc). Però secondo altra cosa è pretendere dalla TV pubblica di non dire “santo padre” (perché nel primo caso sto limitando, proibendo i simboli, la libertà dell’individuo, nel secondo invece secondo me la tutelo).

  5. Chiara permalink
    13 marzo 2012 12:11

    Leggo solo ora questo post e sono molto d’accordo con te. Quello che mi ha dato particolarmente fastidio in questa vicenda è un concetto di fondo – temo parecchio condiviso dal comune sentire – che suona più o meno così: “se del tuo privato (omosessualità) non ne fai un discorso pubblico (ovvero non parli di diritti, discriminazioni, politica in senso lato) allora va tutto bene, nessuno si turba e, nel caso della Chiesa, ti accogliamo anche come un buon figliolo.

    PS L’ineffabile quotidiano Libero ha scritto, a proposito dell’eredità che potrebbe non andare al compagno di Dalla, che , sì è vero c’è un vuoto legislativo, ma che in fondo riguarda anche le coppie di fatto eterosessuali.
    Che si possono sposare, però! – ha mancato di notare il sottile giornalista.

    • 14 marzo 2012 09:40

      è esattamente quel che ha fatto rilevare Lucia Annunziata venendo poi messa in croce per aver fatto l’outing postumo, per aver sputtanato l’intimo di Dalla. Peccato che la vera violazione fosse già stata compiuta, a base di eufemismi e ridicole allusioni!

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