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note a margine di un declino

1 marzo 2012
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Questo è un post intimista, personale e nostalgico. Dettato da una conversazione e da una ricorrenza: dieci anni fa facevo parte della giuria studentesca della Quinzaine del giovane cinema francese, piccolo evento organizzato dal Centre culturel français di Genova nel mitico cineclub Lumière, storica sala che ospitava rassegne sul nuovo cinema tedesco (con ospiti Herzog e Reitz), retrospettive sul grande western americano e proiezioni di pellicole polacche e sovietiche. Serate affollate, in cui prima e dopo il film si potevano fare due chiacchiere con gli altri spettatori. Quel mondo sembra ormai perduto, e non son passati che dieci anni: il Lumière ha chiuso e della grande stagione dei cineclub genovesi non resta pressoché nulla. Anche il Centre Culturel ha chiuso e al suo posto è rimasto un centro linguistico dell’Alliance Française come ne esistono anche a Biella e a Caltanisetta. Del Goethe Institut restano un paio di dipendenti (smantellata la biblioteca, ceduti i corsi di lingua); nel frattempo, hanno chiuso i consolati di Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera (per citare solo i più attivi nella promozione culturale) e l’amministrazione comunale ha smesso di erogare fondi alle sale cinematografiche e alle rassegne per cinefili. Ah, dimenticavo: non resta quasi più traccia neppure della communauté des franco-génois con la quale avevo condiviso inizialmente una settimana di buon cinema e, poi, piacevoli scorci di vita studentesca: tutti tornati a casa, lontani da una città bella ma dal futuro incerto.

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  1. 1 marzo 2012 18:20

    Questo depone male per la cara Genova ancor più che il livello dei candidati alle primarie del centrosinistra: se i consolati chiudono – questioni di bilanci nazionali a parte – è davvero brutto segno.
    Strano come Torino sia stata brava a riverniciarsi di nuovo quando la sua ragione sociale è cambiata così considerevolmente e Genova no.

    • 2 marzo 2012 01:23

      i consolati perdono lo status di carriera e vengono retrocessi ad onorari.
      da una parte, è questione di bilanci, come dici tu; dall’altra, facciamo tutti parte dell’Unione europea per cui c’è meno bisogno di rappresentanze tedesche, belghe e spagnole. Genova paga poi la vicinanza a Milano, che progressivamente l’ha fagocitata, e il declino del porto, sempre più distaccato dai colossi del Nord Europa.
      Hai ragione, i torinesi se la sono saputa cavare molto meglio. eppure non sono meno musoni dei genovesi…insomma, forse c’è speranza per tutti

      • 5 marzo 2012 01:04

        Per il porto, perdonerai il mio immarcescibile industrialismo ottocentesco, c’è speranza di sicuro. È di questi giorni, leggevo sul S19, l’apertura del registro navale russo nella vostra bella città. Flotta importante, quella.
        Sarebbe da capire, ma questo è un ragionamento che possono fare solo i residenti, se il rilancio del porto sarebbe sufficiente a fare da motore per la città. Ho la presunzione di pensare di no, vuoi anche per le questioni Fincantieri e Costa, ma anche l’obietività di ammettere che so meno di zero su Genova.

        Torino, invece, è la città italiana che preferisco. La conosco quanto mi basta per amarla e averci sognato una vita parallela. Sì, sono stati bravi. Musoni quanto ti pare*, ma con una borghesia che non s’è rassegnata al declino delle ferriere e s’è inventata un modello – copincollando qua e là – per continuare ad esistere indipendentemente da Milano, e possibilmente facendole concorrenza.

        * Io continuo a pensare che siate dei mediterranei, persino meridionali mancati. Sì, ok, ringhiate, borbottate, ma restituite il buongiorno a chi ve lo dà. A Torino, quando facevo colazione al bar, salutavo sempre entrando. Questione di buona educazione, niente di che, come dare la mano al ristoratore che vi ha sfamato o al barbiere che ha appena finito di spazzolare il pullover. Gli sguardi erano terrorizzati: e chi è questo che rivolge parola a sconosciuti?
        I gianduiotti sono gente buffa, molto a modo proprio, finché non gli ricordi che sono pugliesi o lucani. Poi si rilassano.

        • 6 marzo 2012 12:19

          c’è un partito sotterraneo filo-torinese nel quale mi sento di militare anch’io: il capoluogo piemontese è attualmente, a mio avviso, la città italiana che più rassomiglia ad una grande città europea. Pulita, ordinata, verde, senza un traffico paralizzante, innovativa, con una buona qualità della vita, culturalmente avanzata.
          Le Olimpiadi del 2006 hanno fatto molto ma evidentemente alle spalle c’era una città già pronta al cambiamento, desiderosa di darsi un abito diverso da quella di capitale della grande industria.

  2. 1 marzo 2012 20:44

    E intanto i prezzi dei proiettori sono scesi a 400 euro, quando dice male ci si torna ad organizzare in piccolo, in clandestinità. Lo farete fino a quando ritornerete al successo e avrete nostalgia di quando tutto era nei garage. E’ la natura umana 😀

    • 2 marzo 2012 01:25

      solo 400 euri? ora sai cosa regalarmi per il compleanno/natale/compleanno/natale e ancora compleanno

  3. 1 marzo 2012 23:09

    E vero… e anche io penso a questo tempo remoto… e a questi momenti e pezzo di vita insieme. Nostalgie !!!!

  4. 3 marzo 2012 14:42

    Anche nella piccola città – dove ancora resiste uno degli italici più antichi cineclub – hanno chiuso un sacco di sale cinematografiche. Al loro posto ci sono carcasse di sale cinematografiche vuote, nemmeno ci hanno fatto nulla. Molto, molto triste… 😦

  5. 4 marzo 2012 19:43

    poi le amministrazioni comunali si lamentano che i centri storici diventano deserti, destinati, al massimo, ai turisti: se fossi in loro ci penserei due volte prima di concedere generosi permessi edilizi alle varie Warner Bros e Uci per costruire multiplex ai margini delle città. Ci raccontano che è ciò che vuole il mercato ma in realtà è ciò che vogliono cattivi amministratori privi di una qualsivoglia visione sulle città che dovrebbero governare.

    • 8 marzo 2012 19:53

      Ti ringrazio Sejo, non l’avevo visto.
      Sicuramente a Genova la qualità della vita non è eccellente ma il dato andrebbe analizzato alla luce di una cosa: la nota propensione cittadina al mugugno!
      Mi fa piacere che il porto sia considerato dalla stragrande maggioranza dei genovesi come una priorità. Bisognerebbe essere consapevoli, però (e qui rispondo ad un tuo precedente quesito) che il porto non può essere l’unica fonte di reddito per Genova: esso va certamente potenziato e vanno potenziate ed incentivate tutte le attività che attorno ad esso ruotano, ma la città deve trovare nuove vocazioni. Un po’ sta cercando di farlo nell’ambito della tecnologia, ma secondo me l’amministrazione cittadina è stata fino ad ora troppo lenta e timida. E poi non è solo questione di politica, ma di imprenditoria: e qui, i ricchi, vivono soprattutto di rendita e di investire in nuovo lavoro e nuove imprese non se ne parla.

      • 9 marzo 2012 11:58

        Ne conosco una coppia. Architetto lui, moglie già sposata e un po’ figa lei. Abitano in una via che porta lo stesso nome dell’architetto, in una casa costruita da un avo dell’architetto.
        Comprano appartamenti a Roma e Milano e ci fanno b&b, comprano villette in campagna e ci fan case di riposo.

        Che noia, il capitalismo all’italiana.

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