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non lei, vi prego!

8 febbraio 2012
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Il mio, forse, è anche un pregiudizio, lo ammetto. Ma che Roberta Pinotti possa vincere le primarie genovesi di domenica ed essere, in caso di vittoria alle elezioni, il prossimo sindaco cittadino, m’inquieta non poco. I pregiudizi derivano dalla sua formazione, caposcout, ex catto-comunista ed oggi esponente cittadina dei cattolici democratici, quanto di più lontano possa esserci da me. Intendiamo, io non ho antipatia né per i cattolici né per i democratici: semmai, è proprio l’eredità catto-comunista che mi disturba, quella somma di due chiese, di due dogmatismi, di due mondi quasi del tutto esenti dal benefico vento dello spirito critico. Non meno preoccupante è l’appoggio a Roberta Pinotti da parte dei maggiorenti piddini locali, di quella sinistra degli affari che ha in Claudio Burlando il suo principale riferimento. Se passiamo però dai pregiudizi ai primi giudizi, beh, il sintetico programma che la candidata ha presentato in vista delle primarie non contribuisce a fugare le ansie. Sintetico non necessariamente è sinonimo di fumoso, ecumenico, banale. Quello che la senatrice Pinotti ha presentato alle primarie – leggetelo voi stessi – è invece un programma fumoso, ecumenico e banale, più adatto ad una piccola città di provincia che non a Genova, città sì provinciale, ma pur sempre grande e, soprattutto, in cerca di riscatto da un torpore e da una crisi che perdurano da decenni. E’ un programma al contempo “da provincia”, perché nulla dice sulla grande fonte di ricchezza della città – il suo porto, fatto di moli e banchine, ma anche di quelle competenze specialistiche (studi legali, agenzie marittime, brokers, periti navali, cantieristica, ecc ecc) di cui Genova aveva il primato mediterraneo – e provinciale, perché pensa che il “nuovo” passi attraverso scontati (e decontestualizzati) riferimenti al social housing, alle imprese dei creativi (che si son tutti trasferiti a Milano, per inciso), alla green economy, al turismo dei nuovi ricchi provenienti da Mosca e New York, da Pechino e Brasilia (sic). E’ da provincia perché non disegna alcun nuovo scenario per la città, non immagina nulla di diverso, magari anche a costo zero, ma si accontenta solamente di appoggiare quei tenui cambiamenti (edilizi ed infrastrutturali prima che produttivi e sociali) che Genova dovrebbe conoscere nei prossimi anni. E’ provinciale nel suo buonismo multiculturalista, nell’evocare una città all’insegna del miscuglio e della contaminazione, incapace, da una parte, di vedere tutte le contraddizioni del dogma multiculturale e, dall’altra, di spingere sull’integrazione, magari anche attraverso il voto amministrativo agli immigrati.

A fronte di una pagina e più contro la tradizionale litigiosità genovese (di cui lei, però, è la manifestazione più lampante, non solo perché esponente di un partito le cui anime locali sono in guerra perenne ma perché la sua stessa candidatura, contro la sindaco uscente e ricandidatasi, non è stata certo all’insegna del volemose bene) – litigiosità innegabilmente lacerante ma difficilmente superabile con lamentazioni sterili e vagamente moraliste, ancor più se si tratta di un dato storico, quello degli scontri intestini, denunciato già da Dante 700 anni fa – solo poche righe vengono invece dedicate a temi di “peso”, quelli sì davvero cari ai cittadini, in primis la mobilità urbana, sulla quale la candidata pensa di cavarsela con una generica priorità accordata al trasporto pubblico (ma chi mai dice il contrario?). Ebbene, e come l’otteniamo questo primato dei mezzi collettivi sui mezzi privati? Parcheggi d’interscambio? Tasse d’ingresso al centro? corsie preferenziali? completamento della metropolitana? Non è dato saperlo, come non è dato sapere che si ha intenzione di fare con lo (scarso) verde urbano, che i cittadini genovesi, in un sondaggio di qualche anno fa, avevano posto in cima alle loro priorità.

Roberta Pinotti pone l’accento soprattutto sul lavoro, e questo forse è anche giusto per una candidata che viene dal vecchio PCI, rimanendo però ancorata ad una fotografia della città ormai del tutto sbiadita: il lavoro è quello delle grandi maestranze industriali (in una città sostanzialmente deindustrializzata?), di ciò che resta dell’impresa pubblica, dei dipendenti statali ingiustamente denigrati da Brunetta. Tutto legittimo, per carità, se non fosse l’ennesima conferma che il PD tende a considerare soprattutto chi il lavoro ce l’ha già, con tutte le sue belle garanzie, riconoscendo un ruolo chiave allo Stato quale datore di lavoro – nell’impresa e nella pubblica amministrazione. E le migliaia di giovani costrette ad abbandonare la città per mancanza di prospettive professionali? Quelli sono via, alle primarie non votano. E che dire delle municipalizzate, vere e proprie voragini dei conti pubblici locali? Quei lavoratori non si toccano, pur con tutti i privilegi che li riguardano, non ultimo ricevere integrazioni in busta paga indipendentemente dall’andamento – catastrofico – dell’azienda.

A riprova che la senatrice Pinotti ha “poche idee, ma confuse” (Flaiano), il suo desiderio di collocare agli Erzelli, il distretto tecnologico genovese, guardato in città forse con un eccesso di speranza (arriviamo buoni ultimi in materia di new economy), ma pur sempre ottima occasione per il rilancio della città, un polo scolastico di istituti tecnici superiori. In una Genova affamata di spazi produttivi, avrebbe forse più senso collocare altrove una scuola, vista anche la difficile accessibilità degli Erzelli, e lasciare quei terreni a qualche impresa che, si spera, voglia scegliere Genova come propria sede.

Quello di Roberta Pinotti, candidata della discontinuità, è in realtà un programma di continuità con chi ha fatto di Genova una città sempre più declinante, sempre più ripiegata su se stessa, sempre più piccola e marginale, sempre più economicamente parassitaria ed improduttiva, sempre più lontana da standard europei di vivibilità. Un programma conservatore, insomma.

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19 commenti leave one →
  1. 8 febbraio 2012 19:18

    Che sollievo, sono completamente d’accordo. Manca, alla fine, una dichiarazione di voto, però 😉

  2. 8 febbraio 2012 19:36

    Trovo molto bello ciò che hai scritto sul porto. È quello che ci si è dimenticati in Italia: che c’è gente che sa lavorare, basta metterla in condizioni di farlo.

    Se la politica si limitasse a questo, ahhh.

    • 8 febbraio 2012 19:44

      nel programma si parla invece di gente che non c’è più (“le migliori maestranze e intelligenze produttive italiane”), di gente che produce poco e male (pubblica amministrazione), di gente che produce altrove (i giovani creativi)

      • 8 febbraio 2012 20:19

        Che vuoi che ti dica. Da quel mondo mi aspetto poco. Peccato, però, che una città come Genova si destini da sé all’invecchiamento. Al pensionato come unico ceto che conta.

        Le città di mare, specie una storica città industrial-portuale come Genova, potrebbero ricominciare a far soldi – coi cinesi, gli indiani – anche solo attrezzando e riammodernando le banchine.

        Discorso che vale anche per Napoli, ma lì almeno si son dati un sindaco che filma messaggi per Al Pacino. Lo spettacolo è salvo.

        • 8 febbraio 2012 21:00

          Renzo Piano qualche anno fa ha immaginato un grandioso futuro per la città, che avrebbe visto raddoppiati gli spazi portuali, oggi del tutto insufficienti ai grandi traffici containeristici. forse era un progetto faraonico, non del tutto percorribile, ma quantomeno era un’idea, era un visione in grado di ridare smalto e vita ad una città che, mi duole davvero dirlo, vive una crisi – identitaria in primis – davvero molto forte. Ebbene, il cosiddetto “affresco” di Piano è stato dapprima esaltato, poi si è cominciato a vederne i limiti e in quattro e quattr’otto è stato accantonato, senza più alcuna discussione, senza recepirne gli elementi più significativi.
          Questo è Genova, una città che ha smesso di pensare, prima di tutto a se stessa e al proprio futuro.

  3. 8 febbraio 2012 20:37

    io sono residente a Parigi, neanche io posso votare… cioè, potrei votare ma prendere un aereo per votare turandomi il naso non mi pare così stimolante… discorso diverso sarà per le elezioni…

    • 8 febbraio 2012 20:49

      La residenza fuori porta casca davvero a fagiolo: la scelta sarebbe incredibilmente difficile. Perché se la Pinotti…mai (e per le molte ragioni di cui sopra), la Sindaco uscente non si può negare sia stata una delusione e l’outsider… boh, potrai capire che tra me e lui c’è una scarsa consonanza di motivi ideali. Ma volendo ragionare in termini amministrativi e non ideologici (e Marco Doria, la cui provenienza politica è nota a tutti, si è mostrato molto più pragmatico e indipendente di quanto non si potesse immaginare) mi insospettisce il fatto che sia appoggiato da molto establishment radical-chic genovese. Gente che ha rendite di posizione da salvare, non certo pronta a veder cambiare “radicalmente” quella che è forse la città più statica d’Italia.

      • 9 febbraio 2012 00:31

        bravo, sono molto d’accordo. Per tutti questi motivi confermerei, ligusticamente, la Sindaca. Che tra l’altro all’epoca non votai perché ero a Parigi per il primo periodo all’estero del dottorato. Però ho votato Repetto al ballottaggio, che temevo lo sbarco dei barbari in Provincia.

  4. simona permalink
    9 febbraio 2012 16:31

    Non riesco a capire come molte persone hanno lo sguardo così ottuso verso il mondo da non riuscire a vedre cose semplici e banali, forse perchè lo stesso sguardo ottuso è quello che hanno da sempre riservato a se stessi. Spero che tutte le persone che hanno sentito il bisogno di esprimersi in modo eccessivo nei confronti della sen. Pinotti prima o poi comprendano da dove emerge il loro bisogno e riescano a fare chiarezza dentro di se.
    Se vogliamo una società migliore non è gettando fango che la vedremo crescere.

    • 9 febbraio 2012 16:42

      Sarà difficile avere una società migliore continuando a votare per persone sbagliate, prive di orizzonte, di idee, di capacità.
      E ti assicuro che non è affatto vero io non riesca a vedere cose semplici e banali: il programma di Roberta Pinotti ne è pieno!

    • 9 febbraio 2012 19:39

      Bella questa lettura psicologica, Simona. Chissà se con l’apertura del terzo occhio, eh? O, magari, è solo questione di allineamento dei chakra.

      Shylock, allinea i tuoi chakra con i maggiorenti del piddì! Presto!

  5. 9 febbraio 2012 19:56

    Inutile infierire, Sejo. A me interessava una cosa: interpretare il programma di una candidata sindaco attenendosi scrupolosamente al testo. Non ho fatto altro, direi.
    Tutto il resto è chiacchiera.

  6. 10 febbraio 2012 02:17

    Io sono una persona carina e non violenta, Shy. Non infierisco. Solo, mi pare surreale parlare di politica mettendo in mezzo lo sviluppo emozionale dell’interlocutore. No, anzi, sono un gentiluomo cresciuto a pane, dovere e onore: mi pare vile.

    Felice notte. Torno a lavorare.

  7. 13 febbraio 2012 16:50

    Missione compiuta! La superfavorita di cui sopra è arrivata ultima (tra i tre big), è riuscita a frantumare il PD e a far vincere lo spocchioso rappresentante della sinistra radicale, sostenuto da quegli stessi intellettuali che in città spopolano da 40 e più anni, dagli studenti che – si sa – si fanno prendere con facilità da effimeri entusiasmi, e dall’establishment radical-chic genovese (non a caso trionfando in tutti i quartieri “bene”) che andrebbe annoverato tra le tante sciagure del capoluogo ligure.

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