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La Repubblica degli interessi locali

1 febbraio 2012
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I fatti: alcune importanti associazioni ambientaliste (FAI, Wwf, Italia Nostra, LIPU) pubblicano un appello sui quotidiani nazionali contro la riforma della legge 394 in materia di “enti parco” che porterebbe, tra le altre cose, ad un ridimensionamento nel “governo” dei parchi dei rappresentanti delle associazioni di tutela e del mondo scientifico a favore, invece, di quelli degli enti locali. Favorevole alla revisione della legge è invece Legambiente, non di rado schierata sul fronte opposto a quelle che dovrebbero essere associazioni sue omologhe. A dar conto della divergenza nel fronte ambientalista, un articolo di Giovanni Valentini, l’editorialista di “Repubblica” molto attento ai problemi del territorio, noto però soprattutto per aver tallonato per anni Berlusconi in materia di conflitto d’interessi televisivo. Quello di Valentini è ciò che nelle scuole di giornalismo verrebbe definito un cattivo pezzo: presenta dapprima le ragioni delle associazioni che hanno firmato l’appello; poi, quelle di Legambiente e Federparchi; seguono le (lunghe) dichiarazioni del presidente di Legambiente e di altri esponenti del fronte favorevole alla revisione della legge. Nessuna controreplica insomma, nessuna dichiarazione da parte dei solitamente loquacissimi presidenti onorari di WWF e FAI. La totale sproporzione di spazio assegnato ad un fronte e all’altro andrebbe forse spiegata alla luce del piccolo conflitto d’interessi (niente di penalmente rilevante, intendiamoci!) dell’editorialista che per anni e fino a poco tempo fa, sedeva nelle dirigenza nazionale della Legambiente. Nulla di grave, certamente, ma dal giornale che quotidianamente criticava i servizi del TG1, confezionati ad hoc per favorire la maggioranza, ci si potrebbe aspettare qualcosa di più a livello di correttezza nell’esposizione dei fatti. Ancor più se i fatti non sono del tutto irrilevanti: forse quello di Italia Nostra e del WWF è davvero «un ambientalismo alla Walt Disney, più da giovani marmotte che da moderni ambientalisti», come ha dichiarato Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, ma che il peso crescente accordato ai rappresentanti locali e di settore non susciti alcuna perpressità lascia alquanto stupiti. Soprattutto in un paese nel quale lo scempio urbanistico ed ambientale è andato di pari passo con la delega a provincie e comuni della tutela del territorio.  E soprattutto in un paese nel quale già un centinaio di anni fa il grande Giustino Fortunato ammoniva contro la cessione agli interessi locali (per definizione i più corrompibili) delle questioni di rilevanza nazionale. E non si può negare che parchi e paesaggio una qualche rilevanza (nazionale) ce l’abbiano, o dovrebbero comunque averla.

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15 commenti leave one →
  1. 1 febbraio 2012 23:04

    L’amarezza piu’ grande e’ il pensare che i problemi che notavamo 10 anni fa siano ancora gli stessi. Non e’ bastata la rivoluzione di internet a cambiare gli assetti dei gruppi editoriali italiani. Forse, solo la morte* ci liberera’ di questi orridi dinosauri.

    *speriamo non la nostra!!!

  2. 1 febbraio 2012 23:11

    Sì, in effetti Valentini non è nuovo a questo giochetto, come già tu denunciasti molti anni fa:
    https://shylock1.wordpress.com/2005/05/24/dietro-la-diplomazia-vogliono-le-teste-dei-vecchiacci/?trashed=1&ids=866

  3. 2 febbraio 2012 14:21

    Dev’essere una pratica quotidiana su Repubblica (ma anche in molti altri giornali): succede anche in altri settori, come per es. quello esteri…

    • 2 febbraio 2012 15:18

      In questo caso Valentini è recidivo. Tra l’altro, mettendo a posto ieri l’archivio del blog, ho trovato altre citazioni da Valentini degne di nota: è lui che farebbe intercettare tutti, come se l’intercettazione non fosse uno strumento certamente indispensabile, ma anche da gestire con cura visti gli abusi e i rischi per la privacy (aka sputtanamento mediatico)

  4. 4 febbraio 2012 16:24

    Non leggo certa stampa. Non amo certo linguaggio.
    Verissimo, Cronaca Vera e Repubblica mi appassionano davvero, davvero poco.

    • 5 febbraio 2012 18:46

      Caro Sejo, possono anche non piacerti, cosa che peraltro condivido, ma questo è il modo di fare giornalismo del più “intellettuale” dei quotidiani italiani, della corazzata giornalistica della sinistra italiana, del gazzettino di chi è sempre nel giusto

  5. 4 febbraio 2012 16:26

    Ops, dimenticavo la parte seria.

    Attenzione a pensare che lo Stato, che Roma, che il parlamento e i governi sappiano difendere gli intreressi collettivi e i governi locali no.

    Prescindendo pure dal concetto di sussidiarietà, che condivido, spesso e volentieri sono le amministrazioni locali quelle che difendono più vivamente gli interessi comunitari. Ambiente in primis.

    Più ricattabili? Forse. Ma sulla carta.

  6. 5 febbraio 2012 19:00

    Premesso che personalmente non sono molto convinto dal federalismo all’italiana, né di quello presente né di quello che dovrebbe essere, e che anzi, io auspichi una vera coesione territoriale, dall’azzeccatissima denominazione del ministero varato da Mario Monti, in materia di ambiente sono ben convinto che le amministrazioni locali sia molto più ricattabili di quella statale e che il governo locale sia troppo spesso preda degli interessi, opachi, dei potentati economici di zona. Quel che manca, ormai, è un potere superiore (e neutro) che sia in grado di sanzionare e perseguire le decisioni inquietanti di molte amministrazioni locali.
    Se parli invece di comitati locali, di cittadini, beh, allora le cose cambiano.

    • 5 febbraio 2012 19:17

      Lascia stare il federalismo di Pd-Pdl-Lega. Non mi riferisco a quello.

      Mi riferisco ad Angelo Vassallo. A tutti quei poveri cristi di amministratori locali che, da Lampedusa in su, fanno il loro mestiere conoscendo i loro cittadini; abitando le stesse vie; andando a caccia negli stessi boschi o a pesca non so dove; spremendo le olive negli stessi frantoi, bevendo un caffè al bar e prendendosi maledizioni per ogni piccolezza.

      Confesso la mia fatale attrazione verso le piccole patrie, non avendone una, ma la quotidianità dei comuni non è tutta corruzione e ricatto. C’è anche buona amministrazione.

  7. 5 febbraio 2012 19:26

    Dai, mai pensato che i comuni siano tutti corruzione e ricatto (c’è chi lo fa, ma scrive sul blog di beppe grillo, non su shylock). Credo però che a fronte di un Angelo Vassallo martire della criminalità organizzata, esistano tanti amministratori che cedano con troppa facilità all’imprenditore edile locale pronto a costruire un paio di palazzine, al geometra amico che vorrebbe firmare il progetto di un nuovo parcheggio interrato, al notabile del paese al quale non si può negare l’allargamento della strada.

  8. 5 febbraio 2012 19:37

    Non dico che non esistano. Penso siano minoranza. Come penso che non saranno due palazzine, ancorché costruite in zona priva di fiumi e balle varie, a far crollare l’ecosistema. E prima che insorgi, certo, anche io sostengo che vada costruito sul costruito.
    Un sindaco di un piccolo centro si sostituisce facilmente. Un deputato è per sempre, lontano e nascosto fra i suoi simili. So mica chi sia più sotto il giusto controllo dei cittadini.

    Una authority, boh. Boh. Chi la nomina, chi la elegge, chi la fa decadere. Non so. Il «sistema continentale» non mi convince.

    • 5 febbraio 2012 20:01

      Non serve un’authority: in Italia c’è un’amministrazione, invidiataci da tutto il mondo (almeno prima che venisse semi-smantellata): sono le soprintendenze, alle quali sono state attribuite man mano meno responsabilità e molte più scartoffie da gestire. Col risultato che l’aumento del lavoro e la riduzione del personale (quello statale cresce solo negli organismi inutili) ha condotto ad un facile scacco.
      Non che non esistano funzionari e soprintendenti ricattabili, figuriamoci. Ma le decisioni spesso ricadono non sul singolo ma sull’intero “corpo”. Per cui è più difficile sapere chi bisogna “oliare”.

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