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Gioberti, l’uomo nuovo e le code ai gate Ryanair

28 gennaio 2012
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Certe volte spuntano fuori con destrezza. Altre volte son così goffi e maldestri che è impossibile non accorgersene. Sono i furbi che saltano le code, che cercano di non essere mai gli ultimi, che tentano in ogni modo di passare davanti agli altri. Potrebbe essere argomento da scompartimento in treno o da chiacchiera sull’autobus se non fosse che il rispetto della coda è forse una spia indicativa della capacità di una società ad accettare le regole. Ci ho ripensato ieri, mentre a Ciampino aspettavo il mio volo per Genova: qualcuno sarà stato anche distratto, ma per lo più sono stato superato da uomini in giacca e cravatta che proprio non ce la facevano a sopportare di non aggiudicarsi il posto al finestrino o che, semplicemente, si mostravano allergici al rispetto di quelle file che all’estero nessuno si sognerebbe di mettere in discussione. Bastava guardare gli stranieri in coda dietro di me o quelli con destinazioni europee: tutti in grado di distinguere chi fosse l’ultimo in fila, nessuno dall’aria insofferente e dall’occhio furbo pronto a sgattaiolare avanti alla prima distrazione del vicino di fila. E allora forse le code ai gate Ryanair sono sintomatiche dell’incapacità tutta italiana di accettare qualche piccola regola che invece francesi, olandesi, tedeschi e svedesi difficilmente penserebbero di non rispettare. Sarebbe anzi interessante condurre una ricerca empirica proprio a partire da Ryanair, quella che a tutti gli effetti sta diventando la compagnia di bandiera di un’Europa in movimento e un po’ squattrinata: non è impossibile immaginare che i più riottosi a rispettare le code, i più insofferenti a sedersi in un posto qualunque sull’aereo, i più indifferenti ai dettami di hostess e steward siano i popoli che pagano malvolentieri le tasse, che preferiscono eludere le regole civiche e ai quali, in fondo in fondo, lo Stato impone con scarsa incisività il rispetto della legalità. Perché se è vero che nella società italiana ci si fa quasi un vanto a non rispettare le leggi, la nostra storia è fatta di uno Stato debole e poco incline a sanzionare i trasgressori: già Stendhal, prima che l’unità si compisse, ebbe a dire nelle Promenades dans Rome (1829) che “la plupart des actes du Gouvernement sont une dèrogation à une règle”. Ben lo sapevano quei padri della patria, da Gioberti a Balbo, da Cavour a D’Azeglio i quali auspicavano, soprattutto, che i futuri italiani introiettassero la legalità e il rispetto delle regole della vita civile. Se così non fu è stato certamente a causa di uno Stato che rimase debole una volta raggiunta l’Unità; ma come sottovalutare il fatto che in troppi, invece che accontentarsi di un popolo almeno in grado di rispettare la legge si aspettavano la nascita di un uomo nuovo, virtuoso e democratico (Mazzini), devoto e caritatevole (per i cattolici), maschio e guerriero (Mussolini), eguale e proletario (per i comunisti)?

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4 commenti leave one →
  1. 29 gennaio 2012 21:44

    La questione delle code italiane RyanAir fa sempre molto riflettere anche me. Io di solito leggo. E poi me ne vado da ultima, in serenità.

    • 29 gennaio 2012 22:51

      ti confesso che è difficile rimanere impassibili – col proprio libro o giornale in mano – di fronte alla frenetica corsa ad aggiudicarsi un posto in fila davanti al check-in. E poi a Ciampino è praticamente impossibile sedersi: troppi passeggeri, troppe poche poltrone… Ultimamente però sto adottando la tattica dell’arrivo in aeroporto al cardiopalmo: mi presento al gate con qualche minuto di anticipo rispetto a quello che viene spacciato come orario di chiusura… e che Dio me la mandi buona!

  2. 1 febbraio 2012 03:19

    Ho il sospetto che il carattere italico si sposi perfettamente con le politiche aziendali di Ryanair (che non sono esattamente un esempio di efficienza). Capita che dopo averti messo fretta aprano il gate in ritardissimo e assecondino il crearsi spontaneo di almeno tre file distinte (una mista, le altre due formate da italiani alle quali va aggiunta la fila fantasma dell’imbarco prioritario). Questo genera tensione: tutti cominciano a lanciare occhiate torve alle altre file, il culo stretto come ai blocchi di partenza. Quando hai bivaccato in piedi così per un’ora, a un metro da bimbi urlanti e madri idrofobe, e finalmente ti spingono sul velivolo, è difficile non lasciare i due euri della bibita o, i più nervosi, della sigaretta elettronica.

    La chiusa del tuo pezzo è da applausi, la citerò spesso.

    • 1 febbraio 2012 16:00

      Ti ringrazio ma non sono io da applausi, semmai lo sarebbero i nostri (dimenticati) padri della patria.

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