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Titani addio

19 gennaio 2012
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E’ stato il senso di fastidio a darmi soddisfazione: partecipare ad un seminario su Junger e sui cantori dell’uomo eroico e titanico e non avvertire alcun fascino per il loro pensiero, per la loro radicale critica della modernità borghese. Non solo non avvertire quel fascino provato un tempo, ma, semmai, sentir nascere un incontenibile moto di fastidio verso l’estremo rifiuto dell’uomo occidentale, dei suoi valori, del suo universo spirituale e materiale. E identificarne come “disumano” il pensiero, sprezzante verso il proprio tempo e verso prassi e simboli delle società liberali e capitaliste e parlamentari alle quali non si sarebbe saputo contrapporre altro che la dittatura. E pensare quanto sia bello, a 30 e più anni, poter denunciare le storture del mondo senza per questo rifugiarsi in quei paradisi titanici e “mitologici” di quando si aveva 20 anni e si viveva più secondo “teorie” che secondo “realtà”.

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  1. 19 gennaio 2012 21:48

    Che bello, è vero. A vent’anni io giudicavo i moderati come corrotti che eleggevano i propri privilegi ad ideologia. A trenta finalmente ho capito che si diventa cauti non per mollezza, ma perché non esistono risposte semplici ai problemi dell’uomo, che sono sempre molto complessi.

  2. 20 gennaio 2012 11:04

    a Milano si dice (così mi han detto): si nasce incendiari, si muore pompieri. Non è male come metafora…

  3. 20 gennaio 2012 11:57

    A questo punto potrebbe essere la nuova tagline a sostituzione di “blog in navigazione sull’orlo dell’abisso” 😀

  4. 20 gennaio 2012 18:24

    Leggere Junger – e Celine, Drieu La Rochelle, tutti borghesi, come l’altrettanto borghese Guénon – mi ha divertito, però. Forse applico la leggerezza dei trent’anni – quasi quaranta, onestamente – alla parola scritta.
    O, più probabilmente, è la malìa che provo verso gli sconfitti, gli erranti.

    ‘Sti cazzi. Viva la borghesia, la classe più ipocrita e rivoluzionaria che ci sia.

  5. 20 gennaio 2012 19:29

    Sejo (innanzitutto ben ritrovato e buon anno!), viva la borghesia, d’accordo, ma viva quella che sapeva essere classe dirigente, che incarnava i valori dell’uomo occidentale, che sapeva innovare, creare ricchezza e idee e allo stesso tempo conservare una tradizione. Come ha raccontato di recente Giuseppe De Rita, quella classe in Italia si è estinta e, per dirla con le parole di Claudio Magris (sul “Corriere” di ieri) ad aver vinto è la “lumpenbourgeoisie, una borghesia spesso moralmente e intellettualmente pezzente, che non ha nulla della borghesia classica, dei suoi valori, della sua cultura, del suo stile di vita e di comportamento ma che è incline ad ogni indecenza, negando se stessa e perdendo il diritto di definirsi borghese”.

  6. 20 gennaio 2012 19:47

    Eh, ok, d’accordo. Ammesso e non concesso sia mai esistita, qui da noi, fatte salve alcune persone. Occhio e croce, si è estinta ovunque. Il che non vuol dire che io non abbia il diritto individuale a sentirne la nostalgia. O a provare invidia, più che altro, per la borghesia di Weber.
    Come del resto si è estinto il proletariato, altra classe di gente dignitosa. Più conservatrice per certi versi, troppi, ma di grande dignità.
    Forse, s’è estinta la dignità tout court, a livello collettivo. Spero si estingua anche il collettivo, prima o poi.

    Tsk. Voi intellettuali, sempre a puntualizzare. Meno male che almeno festeggiate il nuovo anno 😉 Auguri ricambiati.

  7. 23 gennaio 2012 14:42

    Concordo con te, come spesso mi succede.

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