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La smetta di fare gli inchini cazzo!

18 gennaio 2012
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Ancora sulla questione Concordia.
Finalmente oggi lo abbiamo trovato, eccoci qui: siamo tutti De Falco, paghi, affrancati da quel bisogno profondo di identificazione con l’eroe. “Salga a bordo cazzo”, è espressione già destinata ad entrare nel nostro vocabolario idiomatico e ad alleggerire le nostre tensioni morali. E’ vero, dico sul serio, De Falco siamo noi, l’Italia siamo noi: l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura, l’Italia che in è in mezzo al mare, l’Italia che non ha paura. Io l’ho ascoltata due volte la telefonata di De Falco e mi ha sinceramente ispirato. Ma Schettino, Schettino chi è? Ovviamente è l’epifenomeno, ci sono dubbi in proposito? ma l’Italia siamo sempre noi, l’Italia dimenticata e da dimenticare, l’Italia metà dovere e metà fortuna.
E così, sempre in cerca dell’uomo forte – cronicamente incapaci di guardare ai sistemi – crediamo che gli iceberg siano fatti di sole punte. Risultato: l’unica riflessione che era veramente necessaria, io l’ho trovata solo in fondo, in fondo, in un articolo sperso fra i meandri di La Repubblica:

Si è scoperto così che quel passaggio così vicino all’isola del Giglio era un omaggio all’ex comandante della Costa Concordia Mario Palombo ed al maitre della nave che è dell’isola del Giglio. Si è scoperto anche che per ben 52 volte all’anno quella nave aveva fatto gli “inchini”. Inchini che fino all’altro giorno, fino a prova contraria, erano stati tollerati: nessuno fino ad allora aveva mai chiesto conto e ragione ai comandanti di quelle navi. Nessuno aveva cercato di capire perché passassero così vicini alla costa dove per legge è anche vietato (se una piccola imbarcazione sosta a meno di 500 metri dalle coste, se beccata dalle forze dell’ordine, viene multata perché vietato). Figuriamoci se a un bestione come la Costa Concordia è consentito “passeggiare” in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Il comandante Schettino, come confermano le indagini e le conversazioni radio con la capitaneria di porto di Livorno, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all’isola del Giglio. Quando si è incagliata era troppo tardi.

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7 commenti leave one →
  1. 18 gennaio 2012 12:49

    Se dovessi fare un elenco delle sciagure italiane, ai primi posti metterei l’incapacità (o la volontà) di non far rispettare le leggi. Un recente pamphlet di Sabino Cassese dal titolo “l’Italia, una società senza Stato?”, spiegava efficacemente, tra le varie cose, come quella di porre costanti deroghe alle norme (che ci sono, eccome) sia una tendenza tutta nostrana.

    Non meno nostrana è però anche la tendenza a personificare la nazione e, viceversa, a nazionalizzare le persone: non sono così convinto che se la tragedia della Concordia fosse successa in Svezia o in Inghilterra, e a comandare la nave fosse stato un Karlson o Smith qualunque, si sarebbe detto che le inadempienze del capitano sono lo specchio dei difetti nazionali. E che diamine, esiste la responsabilità individuale, esistono le decisioni personali e insomma, siamo anche e prima di tutto individui!

  2. 18 gennaio 2012 13:03

    Forse non capisco bene io, ma che male c’è a cercare il carattere della nazione? Non va a discapito della responsabilità individuale. Io voglio solo sottolineare che in Italia ci si interroga più sulle persone da crocifiggere o deificare che delle regole del gioco in cui si muovono.

  3. 18 gennaio 2012 13:19

    A patto che il carattere delle nazioni esista, gli italiani sono ossessionati dalla corrispondenza tra comportamenti individuali e (presunti) comportamenti collettivi (nazionali, appunto). E’ un gioco suggestivo ma abbastanza inutile che, a mio avviso, ha avuto come sviluppo negativo la tendenza all’assoluzione dell’individuo in nome di (presunte) responsabilità collettive (o nazionali). Come dire: Schettino è un pusillanime così come pusillanimi sono stati, da sempre, tanti, troppi italiani

  4. 18 gennaio 2012 16:59

    ecco, per dire, come la pensa la gente che piace a chi si crede intelligente:
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1122&ID_sezione=56

  5. 20 gennaio 2012 18:28

    C’entra e non c’entra nulla, ma mi piace suggerirvi l’idea di leggere «L’Italia delle minoranze. Massoneria, protestantesimo e repubblicanesimo nell’Italia contemporanea». Io l’ho trovato confortante, prescindendo dalle questioni storico-personal-familiari. Tra l’altro, su Ibs, è in super saldo.
    http://www.ibs.it/code/9788871361888/italia-delle-minoranze.html
    Mi farebbe piacere, se avrete modo e tempo di leggerlo, avere una vostra opinione.

  6. 20 gennaio 2012 20:17

    che sei, di antica famiglia libero muratoria come il buon vecchio Cossiga?

  7. 21 gennaio 2012 12:10

    Ma no, ma no, è roba più seria quella che mi ha confortato. Senza voler far spoiler al libro, è proprio l’evidente assenza di forzosi «comportamenti collettivi» dei singoli italiani.

    Un salutone al mio ex vicino di casa, comunque. Ovunque si trovi.

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