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Io concordo con l’equipaggio, ma la tragedia è il concetto di crociera

15 gennaio 2012
by
crociera

Proposta di campagna preventiva

Da quello che ho letto a me sembra che gli attacchi fatti al personale di bordo siano immotivati, o meglio si spieghino benissimo nella logica del profilo psicologico del crocerista: qualcuno che per la propria vacanza ha appaltato il proprio arbitrio ad un’agenzia totalizzante. Quella è gente che si lamenterebbe comunque, in ogni situazione. Ho sentito la testimonianza di un naufrago che dalla banchina si lamentava acidamente che non sono state distribuite bevande calde al porto, un altro che diceva che nella lancia da 100 persone erano in 130 (ma li ha contati? e poi lui di quei 30 che ne avrebbe fatto? buttati a mare per stare comodo in nel tragitto di 150 metri fino alla costa?).

Alcune testimonianze dell’equipaggio:

“Il disordine accade anche perché i passeggeri stessi quando c’è l’esercitazione di abbandono nave sono intenti a filmare, a ridere, scherzare o a non presentarsi, invece di ascoltare attentamente cosa viene detto.”

“Abbiamo tirato su in lancia un sacco di ospiti che erano finiti in mare, e mentre spogliavamo una ragazza bagnata per coprirla con la coperta termica, un ospite ci faceva un filmino con il telefonino. Noi ci siamo adoperati per gli ospiti, per salvarli, portarli in sicurezza, se sono salvi, è merito solo nostro, di tutto l’equipaggio, che ha fatto di tutto”

“Abbiamo lanciato un salvagente in mare, e mentre tiravamo su un altro passeggero, io con la corda legata al polso per fare forza, e tirare su, un signore ci faceva la foto. Abbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio, e poi vengono a dire che noi siamo stati incompetenti”.

Non so a voi, ma questi racconti non mi stupiscono minimamente e sicuramente “pecoroni” è un termine calzante (anche se sono gli stessi pecoroni che pagano lo stipendio ai dipendenti della Costa, quindi non è comunque educato sputare sul piatto…).

Ma la vera tragedia, in realtà, è il concetto di crociera in sè. Ogni vacanza in crociera è una tragedia, con o senza naufragio. E’ lo scoglio su cui naufraga la salute mentale del turista e ne va scoraggiato l’uso, come per il tabacco o l’alcool.

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9 commenti leave one →
  1. 17 gennaio 2012 13:21

    le testimonianze sui passeggeri, che leggo grazie a te per la prima volta, sono raccapriccianti e testimoniano – se per caso ce ne fosse stato ancora bisogno – quale davvero sia lo spirito del tempo. tuttavia non condivido il giudizio o il pregiudizio sulla crociera in sé: non è certo il tipo di vacanza che sceglierei per me ma, così come il villaggio turistico, è il contesto perfetto per chi ha come ambizione suprema quella di riposarsi demandando ad altri la scelta della meta ed ogni sorta di preoccupazione pratica con cui ogni viaggiatore solitamente si scontra. Non tutti sono nati per fare i viaggiatori ma non per questo deve essere garantita solo ai viaggiatori la possibilità di vedere luoghi diversi. E tantomeno il relax vacanziero deve essere confinato alla vecchia casa di campagna fuori porta o all’appartamentino al mare anni ’60

    • 17 gennaio 2012 13:37

      Al contrario credo l’industria del turismo abbia serie responsabilità circa il generale degrado della bellezza dei luoghi a cui assistiamo quasi impotenti da quasi un secolo. La cultura del viaggio come intrusione discreta in altri luoghi, alla ricerca dell’altro e di sè, è un esperienza estremamente bella e formativa, che questi modelli minacciano.
      Come dici tu non tutti sono nati viaggiatori, come non tutti sono nati esploratori, atleti, ecc… L’idea del tutto per tutti, declinata nel modello consumista, quindi un “tutti” quelli che pagano, è quanto di peggio mi possa balzare alle mente.
      Chi ha l’ambizione di riposarsi e al tempo stesso viaggiare potrebbe comprendere che sono due cose che non vanno assieme. Per riposarsi si va fuori porta, dove quasi sempre si trovano luoghi bellissimi.

  2. 17 gennaio 2012 13:49

    d’accordo con te in tutto e per tutto (son discorsi che facciamo da anni, per chi non lo sapesse) però vorrei mi spiegassi una cosa: sei proprio sicuro che tu ed io, che certo ci crediamo viaggiatori e non turisti, a cui piace capire un luogo e un contesto mescolandoci ad esso, non abbiamo minacciato l’autenticità di quei luoghi e quei contesti? ti faccio solo notare che tu ed io viaggiamo anche e soprattutto perché esistono voli low-cost, alberghi piuttosto cheap, guide turistiche alla moda ma omologanti. e non credi che questa sia già di per sé una violazione?

    • 17 gennaio 2012 13:58

      Non c’e’ dubbio. Non toccherei pero’ il concetto di autenticità che è un po’ scivoloso. Il viaggiatore influenza i luoghi ed e’ giusto che sia cosi’, quello da discutere e’ la sostenibilità del suo passare. Le low-cost sono un problema serio e so che il mio stile di vita purtroppo ne e’ espressione e al tempo stesso sostegno del modello.

  3. 17 gennaio 2012 17:33

    Discussione molto interessante, quoto tutto e in particolare il vostro taglio problematico…
    La verità è che l’unico turismo “sostenibile” – il Viaggio propriamente detto, se volete – implica un grande dispendio di tempo e di energie fisiche e mentali, quando non il rischio di restarci secchi (che come si è visto non è escluso nemmeno in crociera). Qualcosa comunque di incompatibile con i venti giorni all’anno di ferie della maggior parte dei salariati. Onestamente: non sarei in grado di rinunciare alle mie comodità low-cost, nemmeno nel mio “fuori porta allargato”: ho passato il capodanno a Palermo, un’ora e mezzo d’aereo al costo di ventuno ore di treno, per dire.
    La faccenda è complessa: occorre criticare il modello turistico prevalente, dal punto di vista economico, ecologico e culturale, ma occorre pure affrontare il sistema lavoro/tempo libero da cui discende, senza poi dimenticare i 18mila dipendenti di Costa (tra i quali alcuni miei buoni conoscenti, a Genova e altrove), molti dei quali temo perderanno il posto nei prossimi mesi. E infine riflettere sul peso che conserva il Caso – cioè la fortuita decisione del comandante testa di cazzo. In sistemi così complicati ho l’impressione che le soluzioni siano sempre di ordine quantitativo, più che qualitativo: normare, moderare, limitare: va bene la crociera, ma niente inchini alle isole o nel cuore di città fragili come Venezia, vanno bene gli elicotteri, ma per portare la gente in ospedale, non per calare il cumenda ski-munito sulla cima della montagna…

    • 17 gennaio 2012 17:54

      Grazie per il commento. In generale pero’ secondo me e’ sempre importante che in ogni critica non si prenda in considerazione il lavoro. Sono argomenti molto triti che vengono usati da tutti gli ostili a qualsiasi cambiamento. I pescatori che perdono il lavoro, i minatori che perdono il lavoro, tassisti che perdono il lavoro, balenieri che perdono il lavoro, ecc, ecc. Quello che è importante creare del lavoro che abbia senso, non mantenere attività sbagliate per far piacere ad una minoranza. Poi il lavoro si ritrova.
      (A scanso di equivoci, con questo non voglio dire che sarei davvero per vietare le crociere, ovviamente quella del post era una caricatura)

      • 17 gennaio 2012 18:23

        Forse mi sono spiegato male: in generale concordo, altrimenti dovremmo augurarci che il mercato delle armi prosperi per non veder licenziati quelli di Oto Melara e Beretta. Mi riferivo, parlando dei dipendenti della Costa, allo shock sociale nell’immediato. Quando si vuole eliminare una produzione giudicata non sostenibile, un conto è ripensare dei piani industriali, riconvertire gradualmente, cioè passare per la via politica, ragionata e volontaria, un altro sperare nei crolli dei titoli in borsa e nei fallimenti improvvisi o nelle delocalizzazioni.
        Ma più ancora di questo, mi premeva ricordare come un certo modello di turismo industriale si sia sviluppato funzionalmente al sistema del lavoro salariato. E’ evidente come la settimana nell’albergo galleggiante con buffet 24h e open bar – un tempo privilegio per pochi – voglia rappresentare un concentrato di ‘comodità’ e ozio: la droga deve essere potente perché la noia e la stanchezza sono potenti, mi spiego?

  4. 17 gennaio 2012 18:41

    Ops scusa, non avevo capito io. Si’ e’ un problema non da poco. Come sottolinei giustamente viaggiare e’ un privilegio legato soprattutto agli anni giovanili, quando il cazzeggio e’ una cosa seria 🙂
    Oh, non e’ un caso che il modello di business della mega-crociera funzioni cosi’ bene.
    La questione del tempo libero e’ molto interessante, ricordo un libro “Tempo e lavoro” che ne analizzava la nascita e lo sviluppo in conseguenza della rivoluzione industriale.
    Pero’ a parte tutto io sono abbastanza ottimista, vedo che l’idea del viaggio “sostenibile” è una tendenza in crescita. Senza dimenticare che e’ meglio il modello della crociera costa che la vita nei campi senza un momento solo di riposo.

  5. 18 gennaio 2012 13:08

    Io credo che Federico abbia ragione: prima che l’idea di viaggio sostenibile si affermi (ma siamo proprio sicuri che i nuovi ceti affluenti cinesi, brasiliani, indiani e prossimamente angolani, ghanesi e nigeriani, appena scoperte le gioie del turismo, vogliano gettarsi capofitto nelle mani di tour operator “responsabili” e propugnatori di vacanze sobrie?) occorre procedere speditamente nell’imporre regole, norme, prescrizioni (e farle poi rispettare, ovvio). Ci sarà sempre il pazzo pronto a correre il motoscafo all’interno delle aree marine protette, ma i più saranno scoraggiati dal rischio di sanzioni, che bisognerebbe iniziare ad applicare come in tutti i paesi seri.

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