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Sciopero!

27 novembre 2011
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Vi è mai successo di sedervi al ristorante, ordinare, aspettare 20 minuti e siccome non sta arrivando nulla, chiedere al cameriere se è tutto ok e allora di sentirvi dire che c’è sciopero e che la vostra cena non verrà servita? Contestualmente però vi viene presentato il conto. Sì, essendoci sciopero avete diritto al rimborso, ma intanto dovete pagare. Il cameriere però non si occupa dei rimborsi, lo sportello è da un altra parte. Mai successo? Nemmeno a me, ma in compenso mutatis mutandi è esattamente quello che succede quando (abbastanza spesso) i dipendenti di Trenitalia decidono di scioperare. Con la differenza che in stazione la voce robot degli altoparlanti “si scusa per il disagio”. E’ l’unica voce che si scusa per il disagio.
Loro, gli scioperanti, non si vedono, è la loro assenza ad essere protagonista. I viaggiatori*, dal canto loro, alternano il furore nervoso ad una zoppicante retorica da giustizieri improvvisati. Di tutta risposta i ferrovieri che non partecipano allo scioperano tendono fatalmente a chiudersi in un mutismo punteggiato da esplosioni di aggressività nei confronti passeggeri. Il tutto in un contesto da paese arretrato in cui orribili file senza numerino (anche il mio salumiere ha il numerino, indicatore principe dello sviluppo umano di una nazione) in cui chi lo ha letto invoca Kafka e chi non lo ha letto si rifà ai modelli rodati della imprecazione a sfondo religioso ad ogni annuncio di cancellazione.
Non so a voi, ma non mi sembra che questo modo di condurre una protesta sia nella sostanza civile. Chi sciopera dovrebbe impegnarsi ad argomentare le proprie ragioni, nella fattispecie dovrebbe cercare la solidarietà dei passeggeri, spiegando ad esempio che se non potranno negoziare condizioni di lavoro migliori, le conseguenze future saranno negative per tutti, dipendenti e passeggeri. Chi sciopera dovrebbe rimanere in stazione a parlare con la gente, non scaricare tutto il disagio sui colleghi che non scioperano. Altrimenti si lascia aperto il dubbio legittimo che questi scioperanti sfruttino un privilegio (non tutte le categorie di lavoratori possono scioperare) per il proprio puro interesse e che per ottenerlo siano disposti a non andare per il sottile nel causare un danno ad altri cittadini. Possibile che non gli interessi nulla del disagio di quei passeggeri che magari dovranno anche pagarsi una notte in albergo, senza i quali il loro sciopero non avrebbe nessun effetto? Forse a questo punto la famosa gente che “giustamente si incazza” è pienamente giustificata. O no?

PS. Magari gli scioperi annunciateli anche con una schermata nelle altresì adorabili macchinerete automatiche.

*Ricordiamo che il viaggiatore è quel tipo umano che appena atterra l’aero si alza in piedi e prima di partire si mette in coda senza ragione per 40 minuti ad un check-in anche se il suo posto a sedere è inalienabile

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3 commenti leave one →
  1. 29 novembre 2011 10:01

    Ieri, convinto di far presto e quindi di tornare a casa con la luce del sole, sono andato a Roma in treno. Non è proprio pratico ma non avevo gran voglia di guidare e – per due o tre orette di lavoro – passarne mezza per trovar parcheggio e due invece di una per tornare in mezzo ai monti.
    Sono arrivato alla stazione di Roma Tiburtina in pieno orario: otto e dieci del mattino. Non c’erano autobus perché in orario da pendolari il presidente Napolitano inaugurava una stazione in cui non ci sono panchine per chi attende né servizi igienici disponibili. In cui, dopo il grande incendio nel cantiere, i binari più accessibili non sono stati ripristinati e tutti i treni locali sfilano ai binari posti a casa del diavolo. Bon. Un chilometro e rotti a piedi, carico come un mulo, per trovare la prima fermata del trasporto pubblico urbano in cui i pullman sfilavano. E vabbè, ubi maior.
    Ovviamente, dal cliente si fa tardi, le diciassette, e alle diciotto si raggiunge la stazione.
    Binario pieno in lunghezza e larghezza, astanti in attesa da un’ora cui aggiungiamo un’altra di personale attesa condita dal messaggio «Si invitano i viaggiatori a trovare mezzi alternativi». Quali, non si sa. Di corriere sostitutive organizzate dalle Fs neanche l’ombra.
    Totale del viaggio di ritorno? Quattro ore. Quattro ore per esattamente settantacinque chilometri e duecento metri.

    Si fottano il trasporto collettivo, la qualità dell’aria nella metropoli e chiunque si opponga a guerre per il petrolio. In attesa di nuovi carburanti basati sul cibo, da coltivare nei Paesi poveri e sottrarre alle bocche dei loro cittadini.

  2. 2 dicembre 2011 13:30

    E poi lo sciopero era stato inventato per far pesare il ruolo dei lavoratori in un azienda, “danneggiandola”. Nel caso dei treni questo non avviene (o se avviene, in modo molto limitato), non credo abbia molto senso. Lo sciopero dovrebbe “danneggiare” chi e’ responsabile della presunta ingiustizia, non persone a caso che non hanno niente a che vedere col tuo problema.

    • 2 dicembre 2011 13:53

      si esatto e’ come se gli operai della fiat nei giorni di sciopero manomettessero i freni delle auto in produzione. beh, ora che ci penso…

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