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i poliziotti di Berlusconi

17 ottobre 2011
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Agli amici la cui prima reazione alle violenze di Roma è stata gridare al complotto, ipotizzando infiltrazioni di poliziotti prezzolati e pensando che per una volta Berlusconi abbia generosamente finanziato gruppi di mercenari della rissa al posto delle solite mignotte, a tutti questi amici – gente di sinistra moderata, mica militanti di Lotta comunista! – vorrei consigliare la lettura di un agile ed istruttivo libretto. Non perché io voglia essere così grossolano da paragonare le frange più violente degli indignati al terrorismo anni ’70, né tantomeno perché voglia insinuare che gli anni a venire ci riserveranno sicuramente tumulti e terrore; tuttavia, il libro di Brambilla scandaglia efficacemente una certa attitudine alla sottovalutazione, all’indulgenza, alla giustificazione, alla spiegazione complottistica pur di non voler ammettere che la violenza è di casa anche a sinistra.

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  1. 17 ottobre 2011 11:17

    Terrore, non saprei. Tumulti, non ho dubbi. Se – per forza di cose – le città raccolgono il massimo di isolamento sociale e povertà, vetrine luminose e serrande abbassate, nuovi proletariati e immigrazione, non c’è da aspettarsi altro che focolai più o meno intensi o frequenti di esplosione delle contraddizioni. Ma è un dato di fatto: a un generale impoverimento e all’esclusione di molti dai ‘fasti’ del passato corrisponde rabbia. Se trova un canale, sfocia. Altrimenti, continua a covare.

  2. 17 ottobre 2011 12:24

    Non tutti gridano al complotto, Valentino Parlato ha pensato di ricordarti il valore educativo della violenza levatrice:

    “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, con gli indici di disoccupazione giovanile ai vertici storici, era inevitabile che ci fossero. Aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile.” http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/10/articolo/5543/?tx_comments_pi1%5Bpage%5D=28&cHash=c866b2de120bf4ca37aea8073ee2058f

    Ma anche Sejo lo vedo molto sul versante dell’ “inevitabile”. Ma allora perche’ nel resto del mondo non c’e’ stato un tafferuglio? sono messi meglio di noi? la violenza come auditel dell’insoddisfazione? bah!

    • 17 ottobre 2011 12:31

      Eu, c’è una cosa che mi ha fatto davvero piacere leggere e che considero “rivoluzionaria” per l’Italia: gli indignati pacifici, cioè quasi tutti, hanno cercato di isolare i violenti, si sono esposti alle loro minacce per cacciarli via, hanno addirittura scattato foto che ritraessero i volti degli hooligans pronte per la polizia. Quanta strada abbiamo fatto dai tempi di Guido Rossa!

    • 17 ottobre 2011 12:41

      Eugenio, probabilmente mi sono espresso male. Mi riferisco alle metropoli, non alle manifestazioni. Quelle – nella migliore delle ipotesi – sono solo un veicolo possibile, uno dei tanti, per chi voglia sfogare rabbia repressa.
      Vale per Londra dove è successa una cosa, Roma dove ne è successa un’altra, Oslo e qualsiasi altra area urbana.

      Gli scontri di Roma non mi sembrano più interessanti di una rissa fra automobilisti in cui, a pugni, ci scappa il morto. Il dato che attira la mia attenzione è che succedono nello stesso posto, negli stessi posti.

      • 17 ottobre 2011 13:32

        ah ok non avevo capito. Sono d’accordo. ciao grazie per la risposta

        • 17 ottobre 2011 16:42

          Figurati. Sono io ad essere andato fuori tema e spiegandomi anche male.

    • 17 ottobre 2011 12:44

      Comunque, che nel futuro immediato ci saranno tumulti, in Italia e nel mondo, è anche per me un dato di fatto: la crisi è ben lungi dall’essere risolta, la politica è tutt’altro che pronta a dare le risposte che gli indignati si aspettano, l’esasperazione è destinata a salire.
      Il caso italiano, come dimostra l’articolo di Parlato, è tristemente interessante: c’è una porzione dell’opinione pubblica, minuscola ma non ininfluente, che non solo giustifica e minimizza la violenza, ma ne coglie la valenza rigeneratrice, senza aver imparato nulla dal passato. Ma c’è anche un clima politico degenerato, una contrapposizione da “nemico metafisico” che l’inadeguatezza del nostro premier e la sua volontà di mantenere il potere nonostante la drammatica lacerazione del paese, non fanno che rendere sempre più incandescente

  3. 17 ottobre 2011 12:24

    Non che il personaggio vada rubricato alla voce sinistra moderata, ma emblematico dell’approccio complottistico è quanto scritto oggi da Giuliano Giuliani sull’Unità

    (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=15MV0J)

  4. 17 ottobre 2011 18:50

    Non meno dietrologico è Beppe Grillo (c’era forse da pensare il contrario?): “Mi dispiace per i ragazzi e le ragazze presenti ieri a Roma. Sono stati usati, strumentalizzati. Trattati come carne da macello dai partiti e da alcuni giornali. Io non credo a un secondo G8 con agenti infiltrati (anche se tutto è possibile), ma piuttosto alla rabbia di una generazione senza più punti di riferimento usata come testa d’ariete da giornali e partiti per far cadere il Governo”.

    A cosa alluderà lo sa solo lui e i suoi numerosissimi adepti/esegeti

  5. 18 ottobre 2011 11:53

    Sottoscrivo. E’ quanto ho ho cercato di dire anche da me (http://nemoinslumberland.splinder.com/post/25668008/15-ottobre-2011), provocando un dibattito di indignati complottisti, perché, come tu giustamente ricordi, la teoria del complotto è tanto più facile, semplice, rassicurante da gestire…

    Unica cosa: io non sono così entusiasta della denuncia ex post. Non perché non pensi che sia giusta, non fraintendermi, ma perché credo che sia l’altra faccia di uno spontaneismo troppo ingenuo che prevede di andare incontro a una manifestazione del genere senza servizio d’ordine da un lato. E dall’altro perché credo che la politica sia una cosa seria, alla quale non possa, a lungo termine, sostituirsi l’indignazione della società civile.

    • 19 ottobre 2011 11:27

      Sull’assenza di un servizio d’ordine, totalmente d’accordo. E sono anch’io persuaso che lo spontaneismo non sia una soluzione all’inadeguatezza della politica odierna né possa in qualche modo sostituirsi ad essa. Però intendiamoci, la manifestazione di sabato è stata sottovalutata e sopravvalutata allo stesso tempo: da una parte, non è vero che gli indignados italiani non abbiano espresso un programma. Personalmente, ne condivido pochissimi aspetti (o sono persuaso che solo qualcuna delle loro idee sia di possibile realizzazione in questo mondo), ma delle loro richieste hanno inviato copia al presidente Napolitano, come ben spiega l’amico Sejo (http://www.fnord.biz/2011/10/13/ad-ognuno-le-proprie-contraddizioni/#more-983).
      Non va neppure sottovalutato il fatto che si tratti di un movimento globale, che ha protestato in contemporanea in diverse decine di paesi del mondo, esprimendo perciò un malcontento che non ha confini. Sarei curioso – e su questo mi piacerebbe discutere – di capire se anche a Kuala Lumpur e a Buenos Aires a sfilare fossero anche vecchi relitti della protesta permanente, sostenitori dell’anticapitalismo duro e puro, sognatori di utopistiche palingenesi condannate dalla storia. Insomma, vorrei capire se anche altrove la protesta si è caricata di toni barricaderi e rivoluzionari come è accaduto a Roma o se ha prevalso una linea riformista e riformatrice volta a chiedere regole precise nel selvaggio mondo della finanza internazionale nonché una politica più incisiva da parte dei governi del mondo.

      Per quanto riguarda il coté della sopravvalutazione, son d’accordo anch’io che l’indignazione non basti, ma che un numero così elevato di persone sia sceso in piazza ad esprimere il proprio malcontento è di per sé un fatto significativo, foriero di sicuri sviluppi (sui quali, come già detto in precedenza, non sarei troppo ottimistico, visto il tenore delle richieste avanzate). La manifestazione è anche stata il termometro della scarsa rappresentanza politica che condividono porzioni sempre più consistenti della società italiana, inascoltate dalle élite politiche, economiche e intellettuali del paese (vedi a riguardo il post di flaneurotic http://flaneurotic.wordpress.com/2011/10/17/impressioni-dottobre/). Insomma, è certamente vero che dalle bocche dei giovani indignati a Roma uscivano parole banali, proposte scontate ed irrealizzabili, visioni del mondo confuse ed imprecise; ma è anche vero che la manifestazione non è l’acme di un movimento di pensiero e semmai ne è l’inizio. Vedremo ora quanta sostanza i leader della manifestazione sapranno dare alla mobilitazione generale.

  6. 19 ottobre 2011 23:38

    Bello il pezzo di/su Flaneurotic. Peccato solo per la caduta di stile su chi lavora in pubblicità e grafica. Neanche vendessimo stupefacenti.

  7. 10 ottobre 2013 10:19

    Besides the G-Shock standard, this watch also sports an electro-luminescent, black liquid crystal display.

    This product was the result of Casio innovation throughout again.
    So in the event you’re seeking a really cool big face watch, and you like the Casio G shock
    range, I would definitely recommend the G
    Shock DW6900NB-7 as a possible excellent choice.

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  1. Impressioni d’ottobre « flâneurotic

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