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un seggio per tutti

16 settembre 2011
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Che un uomo ricco, potente e anziano cerchi conforto nella compagnia di giovani e festose signorine, non è sorprendente; che giovani e festose signorine cerchino di “mettere a frutto” le loro doti estetiche e la loro disponibilità sessuale, neppure questo è poi tanto sorprendente;  ma che “Gianpaolo Tarantini coltivasse addirittura la speranza di diventare parlamentare europeo, velleità politica condivisa con molte ospiti delle feste presidenziali”, questo sì che è sorprendente, perché segnala non già l’attrattività della politica bensì il suo definitivo scadimento a professione che garantisce lo shopping in Via Montenapoleone, viaggi gratis in tutta Italia e la possibilità di promuovere i propri interessi, soprattutto se biechi.

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10 commenti leave one →
  1. 18 settembre 2011 12:05

    Siamo passati dai partiti che si finanziavano con le tangenti a partiti che si formano perché chi si candida vuole fare affari.
    Gente molto più intelligente e colta del sottoscritto – Thomas Jefferson, per fare un solo nome – ci ha avvisati che l’intreccio fra le due grandi forze che muovono lo spirito umano, la voglia di ricchezza e la voglia di potere, quale che sia la loro declinazione, è il pericolo più dannoso che possa correre una comunità.
    Quell’intreccio fra potere pubblico e mondo economico c’è già stato in passato. Per certi versi, la sua teorizzazione è l’ultima ‘grande’ invenzione italiana: il corporativismo fascista. La geniale scoperta di questi ultimi decenni è che non serve portare e far portare il fez per implementarlo. Basta cambiare le leggi elettorali, ridurre il numero dei rappresentanti in modo da renderli inavvicinabili a gruppi di pressione popolari e assicurare che il circuito che va dal finanziamento pubblico di imprese private al finanziamento illecito di uomini pubblici – impoverendo l’economia reale di un Paese – non venga mai interrotto.
    Che sfiga non aver fatto il 1776.

    • 23 settembre 2011 15:58

      Ho l’impressione che la politica sia in declino perche’ non essendo piu’ la sede delle decisioni vere, non ha piu’ bisogno di donne e uomini validi.

      • 23 settembre 2011 15:59

        La mia non era una riposta a Sejo, ho solo sbagliato a postare il commento.

    • 24 settembre 2011 12:27

      Che l’intreccio politica affari ci sia già stato, è un dato di fatto, valido tanto per l’Italia come per il resto del mondo. Sono d’accordo che vadano adottati tutti gli accorgimenti per rendere trasparente questo legame (evitando di illudersi di arrestarlo). Però…però forse ha ragione applejuzz, c’è qualcosa di nuovo, è lo spirito dei tempi che è profondamente cambiato, anche rispetto all’epoca fascista. La politica è appiattita sull’economico (non solo perché i mercati finanziari dettano legge ma anche, anzi soprattutto, perché la politica sembra occuparsi solo di spese, di entrate, di elargizioni, come se l’essenza del politico fosse la gestione della cassa), la tanto decantata competenza non è richiesta per l’accesso in politica, idee, simboli, valori sono stati soppiantati da… boh, da non si sa che cosa.

      • 25 settembre 2011 11:32

        Senz’altro vero quanto osserva Applejuzz ma siamo certi che questi tempi di rivolte mediterranee e strapotere di fondi sovrani non abbiano bisogno di politica classicamente intesa, ovvero di visioni e progettualità?
        Faccio l’esempio di Obama. Meglio, della sua campagna elettorale, essendo il suo mandato un fallimento storico per gli Usa. Quel signore – come un tale da noi nel 1994, con la stessa bravura – ha venduto un sogno. Un sogno che era principalmente quello di una classe dirigente di nuovo in sella al cavallo perennemente imbizzarrito della quotidianità. La gente non ha solamente creduto votando: ha partecipato, ha scelto di partecipare a quel viaggio che ha attraversato un Paese-continente, ha speso il proprio tempo mobilitando le proprie comunità locali. È un fatto interessantissimo. La gente è apatica, o più correttamente preoccupata dalla sola propria esistenza, finché non vede un nuovo orizzonte verso il quale andare.
        Il limite della politica italiana – e solamente il veltrusconismo ha tentato di superarlo – è stata l’assenza di sostituti ai partiti otto-novecenteschi, alle loro idee, valori e simboli. Ma è un vuoto, non un nuovo pieno. Veltroni ha fallito, Berlusconi c’è riuscito in parte. Il primo che lo riempie, prende tutto.

        • 26 settembre 2011 09:29

          la butto lì, perché sono sicuro tu sia informato meglio di me e possa dare una risposta esauriente: ma non è che il sogno obamiano ha avuto un successo clamoroso soprattutto in Europa, in Italia in primis, mentre gli americani hanno scelto Obama senza quella particolare enfasi che siamo portati ad attribuirgli noi, lo hanno scelto, insomma, perché i repubblicani avevano fortemente deluso?

          • 27 settembre 2011 19:30

            Adulatore. Allora, in Europa, hai ragione, il sogno obamiano è consistito nell’idea che gli americani avrebbero portato alla Casa Bianca un altro Kennedy o un nuovo FDR e invece si son dovuti sorbire – per dirla con una mia lettrice – un «Casini di colore».
            Negli Usa, però, il messaggio ha funzionato comunque. Nessuno pensava che sarebbe salito al potere Fidel Castro – al massimo Osama bin Obama – ma la campagna elettorale ha mobilitato chiese di periferia, il “proletariato” dei grandi centri urbani, il ceto medio impaurito dal crescente impoverimento. Non so come dire: Obama, o i suoi strateghi, è uguale, è riuscito a fare una campagna all’europea. Con la gente. Non solo gli speech a pagamento, classici e identici per ogni candidato, ma militanti in ogni dove, porta a porta, con materiale propagandistico semplice, immediato e a distribuzione centralizzata. Era «Obama contro i mali del mondo» e, in un Paese profondamente religioso, l’identificazione tutta simbolico-evangelica del Bene nelle mani di incantesimi come «Change», «Hope» e vattelapescacosaltro ha funzionato.
            Sono curioso di vedere come andranno le prossime elezioni. L’impressione che mi sto facendo è che il GOP sia con l’acqua alla gola ma, se è vero che correre contro il presidente uscente è roba difficilissima, Obama sta dando una mano decisa all’America che paga pegno alla crisi economica e al debito pubblico per votare qualsiasi candidato si presenti contro di lui. O Barry stravince oppure assisteremo a una gran diretta televisiva su SkyTG24, dal New England al Pacifico.

  2. 18 settembre 2011 18:03

    quello che fa tremare i polsi è che ci è arrivato un cicinin vicino e tanti/tante hanno già fatto il salto. Oggi sentivo Di Caterina dalla Annunziata e sono rimasta rintronata da tutte le cose che ha detto. Giuro che non capisco, perchè se è un attacco a Penati studiato a tavolino è stato studiato davvero molto molto bene.

    • 24 settembre 2011 12:30

      Cara Claudia, io sono per la presunzione d’innocenza, per tutti. In certi casi però mi vien proprio voglia di essere giustizialista, di fronte a tali evidenze.

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