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sinistri pensieri/1

1 agosto 2011
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La prima volta fu a 18 anni, con una compagna di liceo. Fu grazie a lei, infatti, che maturò la mia allergia per la sinistra italiana e per il suo complesso di superiorità. Studentessa diligente, figlia benestante di un imprenditore, pur amandosi smisuratamente tendeva a disprezzare ideologicamente tutto ciò che non si rendeva conto le assomigliasse. E così, ce l’aveva “coi fascisti” non accorgendosi di essere violenta – nelle idee, nel linguaggio, nello sprezzo verso l’altro – tanto quanto i suoi odiati nemici. Ce l’aveva coi privilegiati capitalisti approfittando ben volentieri degli agi che l’esser figlia di un capitalista – serio ed onesto – le garantivano. Benediceva la libertà di pensiero salvo condannare tutti quanti la pensassero diversamente dal pensiero unico, che poi era l’abc del sinistrismo adolescenziale. Ben presto mi resi conto che la sua era una patologia dilagante: attorno a me pattuglie di centrosocialoidi che maledicevano il consumismo omologante vestiti con la divisa di ordinanza: maglietta del Che o di Emiliano Zapata, felpe etniche, gli stessi libri per le mani, la stessa musica nelle orecchie.

Si sarà trattato anche di spirito di gruppo tipicamente adolescenziale, del bisogno di identificarsi con qualcosa; sta di fatto che all’epoca il mio rifiuto per quel mondo e per quella gente fu totale. Portandomi a ritenere che la sinistra – quella più “facile” e semplicisticamente “idealista” raccontasse frottole, in primis a se stessa. E soprattutto, che vi fosse un insopportabile scollamento tra le idee propagandate e la realtà, da intendersi tanto come prassi dei seguaci di quelle idee quanto come “luogo dei fatti”. Anzi, ciò che mi irritava maggiormente era proprio quello che reputavo un disconoscimento della realtà in favore di idee e principi “astratti”. E una delle domande più ricorrenti, all’epoca, derivava dall’incapacità di comprendere perché in tantissimi non si erano resi (e, a posteriori, non volevano accettare) cosa fosse realmente stata la democrazia popolare sovietica.

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2 commenti leave one →
  1. 2 agosto 2011 08:58

    Eh. Già già.
    (valga come un mea culpa, nonostante io vestissi molto meglio)

  2. 2 agosto 2011 09:33

    lo so che c’era chi vestiva molto meglio pur condividendo le stesse (pessime) idee. ma era una semplificazione da blog, tanto per rendere l’insieme un po’ più drammatico!

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