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come fottere l’avversario (più prossimo)

20 luglio 2011
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 Mi raccontavano giorni fa amici francesi che al pessimo Sarkozy va riconosciuto almeno un grande talento: la capacità di far proprie le battaglie degli avversari. Le Président è solito concedere posti di governo o di consulenza a suoi antichi rivali o, comunque, carpirne le idee migliori in modo da annientarne, di fatto, il potenziale antagonistico. Dando una letta al programma del Movimento cinque stelle mi sono chiesto perché il PD non abbia lo stesso talento di Sarkozy nel fottere l’avversario. Scorrendo il programma dei grillini ci si rende conto che la demagogia populista del loro comico di riferimento (grandissimo comico, facesse solo quello!) cede il passo, almeno su alcune materie, a propositi di buon senso che molti miei coetanei, per lo più attenti alla qualità della vita nelle città, alla mobilità sostenibile, al problema dei rifiuti, alla partecipazione democratica, al digital divide, sarebbero ben disposti a condividere. E che magari non hanno fino ad ora condiviso proprio perché estranei all’antipolitica del caudillo genovese, ai suoi toni apocalittici, alle sue esasperate e continue polemiche. Forse non è un programma destinato a cambiare le sorti del mondo, ma in un’Italia in cui programmi di 270 e passa pagine restano lettera morta, in cui i patti con gli italiani vengono quasi completamente disattesi, in un Paese immobile insomma, non sarebbe certo male si realizzassero magari piccole ma concretissime cose. E se il PD iniziasse a battersi per un sistema di piste ciclabili, per una finanza più trasparente, per il trasferimento delle merci su rotaia, per incentivi al verde urbano, per la raccolta differenziata spinta, per investimenti nella diffusione della banda larga, per il wi-fi per tutti, per la ricerca e l’istruzione, cioè se il PD fosse adeguato ai tempi e un po’ più abile, forse non avrebbe di che temere dal grillismo perché ne resterebbe solo la polemica più sterile. E in più, ci guadagnerebbe anche un agile programmino, che di questi tempi bui è merce rara!

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2 commenti leave one →
  1. Marcello Aslan permalink
    26 luglio 2011 13:19

    Caro shylock,
    il PD non ha realizzato il programma “minimalista” (di facile attuazione e di semplice “buon senso”) del movimento 5 stelle nonostante governi da decenni regioni, province, comuni e sia stato al governo per diverse legislature. Ora, non ti viene il sospetto che questo PD sia il problema e che “l’antipolitica del caudillo genovese” abbia centrato l’obiettivo correttamente quando chiede l’allontanamento di tutta la classe dirigente attuale (ds e sn) ?

  2. 29 luglio 2011 13:22

    Caro Marcello,
    che il PD sia “un” problema mi trova del tutto d’accordo. Non ricordo più dove, ma qualche giorno fa ho letto qualcosa che pienamente condivido sui democratici: gli ex-comunisti hanno smarrito quanto di buono avevano nella loro tradizione politica (buona amministrazione, selezione della classe dirigente, capacità di “parlare” al loro popolo e di “ascoltarne” le esigenze, il valore della solidarietà sociale, l’allergia per il sistema affaristico nazionale, rispetto per la cultura e un certo puritanesimo dei costumi) e hanno abbracciato forse il peggio che quest’era post-ideologica offre, dalla commistione affari-potere all’accettazione supina di una finanza senza regole, dal consumismo più spinto al mattone libero, dalla società dello spettacolo al disinteresse per il ceto subalterno.
    Detto ciò, credo che la filosofia politica (per esagerare…) di Grillo presenti troppe ingenuità. La prima, è la convinzione che la società civile sia molto migliore di quella politica, cosa della quale non sono per nulla convinto. Ci sono forze sane nel paese così come nella vita politica (ne conosco diverse anche nello stesso PD, il problema è semmai che vengono emarginate). Sono persuaso anch’io che la concezione della politica come professione abbia portato a guasti enormi; tuttavia, nel mondo odierno, credo che un po’ di professionalizzazione sia indispensabile e lo spontaneismo grillino funziona solo quando si vuol far della polemica, non nella reale dialettica del potere. Ritengo perciò che la forma partito, anche se fortemente in crisi, non sia stata superata da nulla di meglio e anzi, andrebbe recuperata. Anche tutta le retorica attorno ai compensi dei parlamentari è strumentale: se un politico lavora seriamente, è giusto che venga pagato tanto perché il suo è un compito di prestigio ma soprattutto di grande responsabilità e alti stipendi dovrebbero rappresentare anche una garanzia contro la corruzione. Quel che non è giusto, sono le indennità a vita, gli assurdi privilegi per chi privilegiato lo è già.

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