Skip to content

la città e i cani (ma vargas llosa non c’entra)

18 luglio 2011
by

Il mio rapporto coi cani è stato definitivamente guastato all’età di dieci anni, quando i miei genitori decisero di prendere un cucciolo e si convinsero si trattasse del loro terzogenito, anzi, della terzogenita (una femmina, e piuttosto ubbidiente!). Da quel momento, ogni occasione è buona per maledire le bestie e soprattutto i loro padroni. Ho però eletto un terreno privilegiato in cui manifestare il mio indicibile fastidio per i quadrupedi e i loro amici a due zampe: i confini cittadini. Non sopporto vedere cani in giro per il centro città, non sopporto la moda di accompagnarsi a temibili pit bull (saranno anche buonissimi, ma ogni volta che li vedo azzuffarsi con altre bestie sembrano sempre sul punto di sgozzarle) e, soprattutto, non sopporto intercettare sul mio cammino cacche canine.

Ad essere sincero, in Italia, o quantomeno nella mia Italia del nord-ovest, va diffondendosi una pratica di derivazione nord’europea che vuole i padroni tirar fuori un sacchettino, chinarsi, raccogliere la cacca della loro bestiola, girare qualche metro con l’orrendo e puzzolente bottino in mano prima di riporlo nel più vicino cassonetto. Ora, io mi rendo ben conto che sia una pratica destinata a rendere le strade un po’ meno sporche e maleodoranti e, al contempo, rispettosa nei confronti dei passanti; tuttavia, trattasi per me di abominevole pratica, di degradazione allo stato puro che, se messa in atto da me medesimo, mi condurrebbe direttamente sulla tazza del cesso causa insopportabile voltastomaco. A proposito di cesso, sarebbe come se uno, una volta espletati i propri bisogni… Insomma, non aggiungo altro.

Forse l’unico gesto civile e davvero amorevole sarebbe quello di non costringere i cani a passeggiate sul cemento, a pisciatine sull’asfalto, a camminate al guinzaglio, ma di concedere loro dello spazio verde, di tenerli in campagna, per chi ne ha la possibilità o di preferire un gatto per chi non può fare a meno di convivere con un animale in città.

I traumi giovanili son quelli che incattiviscono di più!

Annunci
3 commenti leave one →
  1. 20 luglio 2011 08:33

    Non so se il primo cane, un bulldog inglese, sia entrato in casa quando sono nato o viceversa. So che è stato il mio primo amico e quello che rimpiango di più. Divido la vita da quasi tre lustri con una pit bull e un amstaff, che a loro volta hanno generato otto prestanti bastardi affidati ad amici e conoscenti.

    Quando li ho fatti entrare nella mia vita, abitavo in città. In centro. In un crocicchio di vie dal traffico turistico paragonabile agli Champs-Élysées o a Piccadilly Circus: la via che porta dalla fermata della metropolitana alla basilica di San Pietro, per intenderci.

    Io ho odiato le persone, quando normalmente mi limito a non considerarle. Ho iniziato guerre, quando normalmente sono una persona schiva e riservata. Ho litigato con vicini, commercianti, forze dell’ordine, quando normalmente faccio di tutto per passare inosservato. Sono quindi arrivato al punto di liquidare il mio assett più prezioso, una casa medio-grande nel centro della città più cara d’Italia, pur di allontanarmi dai miei simili. Non ne potevo più, letteralmente. Ero isterico come una delle pazienti di Freud.
    Oggi, noi tre viviamo in campagna, o meglio in montagna, a una settantina di chilometri dalla città. E sono felice, per quanto la lontananza renda più complesso il mio rapporto di coppia.

    So che, il giorno in cui dovessi tornare a vivere in una metropoli, avrò cani con me solo se avrò un giardino e del tempo a disposizione. E non solo per la mia preziosa salute mentale: anche per il benessere dei quadrupedi. Checché se ne dica, gli animali sono animali. Stanno bene facendo vita da animali.

  2. 20 luglio 2011 09:04

    e con gli orrendi sacchettini pulisci deiezioni come te la cavavi?

  3. 20 luglio 2011 10:16

    Sono lieto di non doverne più usare: il pezzo di bosco che posseggo e difendo è grato al mio bestiame per quei regalini.
    Fuor d’eufemismi, bene. Con la giusta alimentazione, la pupù dei cani è compatta, poco ingombrante e praticamente inodore. Certo, non era il gesto più elegante e armonioso che potessi far per strada ma tant’è: per ogni piacere c’è un prezzo da pagare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: