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l’abito fa il monaco

17 novembre 2010
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La biblioteca è il mio ufficio. Dopo il letto, è certo il luogo in cui passo più ore. Nella “mia” biblioteca da anni è presente una colonia di giovani ciellini, aumentati nel corso del tempo e ormai prossimi ad occupare metà dell’aula studio. Li riconosci perché esibiscono fieramente l’ultimo numero di Tracce e di Tempi nonché copie consunte dei volumi di don Giussani. Non se ne distaccano mai, come si trattasse di un prezioso breviario o, per essere adeguati ai tempi, di un cellulare ultimo grido. Per chi, come me, è abituato a frequentare masnade di pseudo-intellettuali chiusi nelle loro laicissime certezze, sempre pronti a identificare la religione col demonio, la gioventù cattolica è da proteggere al pari di qualsivoglia minoranza braccata. Non che la colonia di giovani ciellini sia cordiale e aperta al prossimo: nonostante ci si veda quotidianamente da anni, sarò riuscito a scambiare quattro parole con non più di un paio di persone. Parole futili, per giunta. Abbassano lo sguardo per non salutarti, rispondono indifferenti a stentati ciao.

C’è anche un altro modo per riconoscere i giovani ciellini della “mia” biblioteca: sono sempre i più fighetti. Hogan e Prada ai piedi, camicie e polo di Ralph Lauren per lui, accessori Burberry’s per lei. Nulla di troppo vistoso, però insopportabilmente fighetti. Di quelli che la marca va esibita, di quelli che appena esce l’Iphone, tutti con l’Iphone; e se è la volta degli orecchini Pomellato, tutte con i preziosi talismani.

Me li ricordo anni fa alla fiera di Genova, in uno di quei dibattiti che consacrarono Giuliano Ferrara quale difensore dell’embrione e castigatore delle ultime mode bioetiche, applaudire entusiasti in prima fila, sventolando copie del Foglio, di quello stesso Foglio che io acquistavo da anni con scanzonata felicità.

Mi son venuti in mente mentre leggevo sulla Stampa le bellissime parole pronunziate domenica da Ratzinger, un inno alla sobrietà dei costumi e, soprattutto, dei consumi, una sperticata denuncia del conformismo consumistico e dell’imperante culto dell’apparenza. Vox clamantis in deserto direbbero gli antichi: da una parte, giovanili plotoni di esecuzione delle armato laico-relativiste pronte ad impallinare ogni cosa che sia made in Vaticano; dall’altra, un esercito di fanatici del cattolicesimo pret-à-porter, incapaci di proporsi quali testimoni di una better way of life, ad essi totalmente estranea.

Presto cambierò biblioteca. E magari mi sentirò meno solo.

 

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10 commenti leave one →
  1. leppie permalink
    17 novembre 2010 12:03

    Mh…
    Un inno alla sobrietà con le scarpine Prada. A me pare invece che CL abbia ben capito come funziona. Si fagocita tutto, per poi espellerlo col proprio marchio di fabbrica.

  2. 17 novembre 2010 12:32

    leppie, il tuo commento non fa che confermare che non appena il papa si pronuncia sui temi bioetici (in maniera più o meno condivisibile, ovvio), tutti a sparargli addosso o, da parte teo-con, tutti pronti a difenderlo a spada tratta. quando invece parla di questioni che potrebbero essere care a tanti laici (e ti assicuro che lo fa spesso), è il silenzio più assoluto.

    • leppie permalink
      17 novembre 2010 23:06

      Io notavo solo quanto CL fosse brava a razzolare come Joseph.

      Le affermazioni del papa m’interessano solo quando creano sofferenza. Sul resto può dire quel che gli pare, tanto i principi base sono agli antipodi dei miei.

  3. 17 novembre 2010 17:46

    come recita una scritta sul muro sotto casa mia a bologna: “le ragazze di cl sono piatte di mammelle!”

    • 17 novembre 2010 17:57

      saranno anche piccole di mammella però si sa che le figlie di maria son le prime che la dan via

  4. leppie permalink
    19 novembre 2010 12:14

    >sofferenza a te o al mondo?

    Al mondo.

  5. wildestwoman permalink
    19 novembre 2010 16:54

    mi piacerebbe che tu descrivessi il tuo abbigliamento, ma senza imbrogliare
    (p.s. : io sono no logo, ma voglio essere sicura che non predichi bene e razzoli male, pure tu)
    (bentornato!)

    • 22 novembre 2010 17:13

      non credo di essere no logo, ma neppure mister griffe. il problema non è quello di avere due lacoste o le camper, semmai la disinvoltura con cui si fanno acquisti. probabilmente ho sbagliato a scrivere e non mi sono fatto intendere: si può anche essere no logo e comprare di continuo. e possedere scarpe di marca e tenersi quelle per tutta la stagione. io, francamente, preferisco 4 lacoste che mi durano in eterno piuttosto che 100 polo no logo.

  6. 22 novembre 2010 17:17

    Loghi o non loghi, la priorita’ sono i saldi. Non c’e’ religione migliore.

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