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Mentana non è la FAZ

2 settembre 2010
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Permettetemi di spezzare una lancia in favore di Antonello Piroso, direttore fino ad un paio di mesi fa delle news della 7. Ci rendiamo conto solo ora, quando cioè è stato sostituito fra gli osanna dell’opinione pubblica progressista da Enrico Mentana, che il telegiornale davvero innovativo, il tg che si distingueva dalla mediocrità giornalistica italiana era appunto quello di Piroso: stile asciutto, notizie brevi (forse troppo), apertura al mondo.

Mentana è un professionista maturo ed esperto; per lui non dovrebbe valere la sospensione del giudizio normalmente concessa ai neofiti del mezzo televisivo. Questi primi giorni da direttore del TG La 7 dicono già molto sulla sua linea editoriale: che sembra essere quella di realizzare un telegiornale popolare, italocentrico, anzi, romanocentrico, attento ad ogni sternuto dei politici de noantri e gran collezionista di fatti di cronaca. Nella miglior tradizione italiana, anche nel tg della 7 l’Italia eclissa il mondo così come politica e cronaca eclissano cultura e spettacoli.

Salutato come il giornalista che ci salverà dal duopolio informativo (TG1 e TG5), portato in trionfo dai censori a senso unico delle miserie televisive italiane, Mentana, come riportava entusiasticamente Repubblica di ieri, ha avuto il “coraggio” di dedicare 20 minuti del suo tg alla politica interna (che corrispondono ai due terzi del tempo complessivo). Difronte alle presunte censure minzoliniane e mimuniane, ben venga, secondo il quotidiano di Ezio Mauro, un telegiornale che informi i suoi spettatori sulle lacerazioni nel governo, sul dibattito interno all’opposizione. Vien voglia di sbadigliare, prendendo in prestito l’espressione di Matteo Renzi.

Non c’è dubbio che Mentana sarà in grado di far cambiare canale a molti spettatori che si sintonizzeranno ora sulle news di Enrico “mitraglia”. E non c’è dubbio che, a confronto con lo squallore dei suoi diretti concorrenti, TG1 e TG5, realizzerà un giornale ricco ed allergico ai condizionamenti dei rivali. E tuttavia, non illudiamoci si tratti della qualità di cui l’Italia avrebbe bisogno: solo qualche settimana fa Sandro Viola stigmatizzava dalle pagine di Repubblica l’ossessiva attenzione dedicata dalla stampa italiana ai fatterelli della politica e della cronaca nazionale. In Europa, nessun quotidiano o tg di qualità sarebbe disposto a concedere 10 pagine (o 20 minuti) alle dichiarazioni della Bindi, alle esternazioni di Bocchino, ai deliri di Berlusconi, alle nostalgie di Veltroni.

Insomma, non sarà il caso di gridare al miracolo quando i dati dell’auditel premieranno La7, perché il pubblico televisivo dimostrerà innanzitutto di cambiar canale sulla base dell’appeal del giornalista famoso (Mentana) e non certo, o non solo, sulla qualità del prodotto. Se bastasse l’aumento degli spettatori a certificare che il tg di Mentana sia assai migliore di quello di Piroso, si potrebbe concludere in parallelo che la Bild è ben meglio della Frankfurter Zeitung. Al massimo, è meno noiosa!

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12 commenti leave one →
  1. 2 settembre 2010 19:34

    Trovo i Tg più o meno anacronistici, non ricordo chi diceva che la vera informazione si trova su internet, e a mio parere è corretto.

  2. 2 settembre 2010 19:58

    io continuo a pensare che i quotidiani siano insostituibili. se poi li facessero meglio, lo sarebbero ancor di più.

  3. 2 settembre 2010 23:18

    Fatti due calcoli, un solo quotidiano al giorno, -leggo La Repubblica- costano quanto una assicurazione d’auto, non per fare i conti in tasca, ma davvero mi pare troppo investire di più sulla carta stampata.

    • 3 settembre 2010 12:32

      e ti è andata anche bene: Repubblica è uno degli ultimi quotidiani in vendita ad un euro.

  4. 3 settembre 2010 11:07

    Dalle parti della Society for News Design, santa e benedetta associazione dei professionisti dell’informazione cartacea, i dati dicono che i quotidiani più coraggiosi, che ben sanno integrare carta e digitale, che propongono linee editoriali anche opposte al mainstream vengono premiati in edicola: è il caso, fra i tanti, dello Svenska Dagbladet – che moltiplica le vendite evitando la chiusura e stracciando la concorrenza – o del portoghese ‘i’ il quale, in pochi mesi, ha già terremotato il mercato domestico e vinto ogni premio internazionale possibile.
    Certo, il mercato italiano è conservatore: giornali noiosi, incapaci di integrare armoniosamente hard news e soft news, graficamente arretrati.
    Peccato, perché nel resto del mondo – anche in Africa e in Asia o nell’America Latina – ci sono giornali che crescono per copie vendute, difusione, autorevolezza: dimostrando che il mezzo cartaceo non solo non soffre la concorrenza di tv e internet ma diventa più autorevole.
    È anche vero che finché avremo direttori come Ezio Mauro, propugnatori del giornale-supermarket che non sceglie le notizie – indirizzando redazione e lettori – ma pubblica qualsiasi notiziola, così «ognuno trova qualcosa da leggere», foss’anche una breve a pagina 96 (!), il mercato rimarrà conservatore. Ma questo è un dato comune a molti aspetti del Bel Paese.

    Sul tema: forse il tg di Piroso era più carino, vero, anche s el’ospite serale era spesso non solo superfluo ma fastidioso. Non che segua granché la televisione, in tutta onestà, ma bisogna dire che Piroso – che continuo a seguire con piacere sulle pagine del Riformista – sembrava fare un giornale da addetti ai lavori. Mentana allarga il campo e compito di chi dirige un giornale è anche vendere: quindi fare più share e più inserzioni pubblicitarie. L’informazione è una impresa come le altre, non un servizio pedagogico o di controinformazione. Per quello il mezzo preferibile è il periodico, se cartaceo, o la trasmissione di approfondimento.

    • 3 settembre 2010 12:30

      Grazie per il commento, caro Sejo. E grazie per gli aggiornamenti sul panorama della stampa internazionale. Hai ragione, è sufficiente guardare i siti dei nostri principali quotidiani per rendersi conto il grado di arretratezza rispetto all’evoluzione tecnologica: pagine statiche, caotiche, povere nei contenuti. Come contenutisticamente poveri sono in media i nostri quotidiani: basta vedere R2, che avrebbe voluto essere l’approfondimento della Repubblica, per rendersi conto della qualità spesso scadente dell’informazione di casa nostra. Alla fine, volendo accontentare tutti non si accontenta nessuno, tanto meno quella fetta di lettori accaniti – stimati in Italia in circa 5 milioni – che, più o meno da soli, “fanno” il mercato della cultura e dell’informazione nel nostro paese.

      Venendo a Piroso, non ho mai avuto l’impressione che il suo fosse un tg per addetti ai lavori. A meno che in Italia scegliere di non parlare di cani, gatti, tintarella, sciate d’inverno e vacanze in Costa Smeralda sia rubricabile alla voce lusso. Non dico fosse perfetto – perché il sondaggio così come l’ospite del giorno avrebbero tranquillamente potuto sparire – tuttavia si differenziava nettamente dal resto dell’offerta dei tg. So bene anch’io che i giornali devono vendere e i tg devono essere visti, portando con sé raccolta pubblicitaria. E son ben contento che la 7 aumenti ascolti ed entrate. Tuttavia, come ho già detto, la scommessa del canale di Telecom Italia non è stata quella di insistere sulla qualità, bensì di chiamare il volto noto (certamente anche bravo), in grado di richiamare molti più spettatori di quanto potesse fare il pur valido piroso, conosciuto solo agli abituali frequentatori della 7.

      • 3 settembre 2010 13:15

        Sul tema Repubblica sono parziale: è un giornale che non m’è mai piaciuto, per quanto rappresnetò al lancio una rivoluzione. Però R2, come dire, ecco, almeno ci han provato: grafica un po’ più mossa, contenuti ‘diversi’, colore usato meglio. E lo dico io che provo disturbo a vedere colore sulle pagine del Foglio. In ogni modo, hai ragione: si può fare meglio specie visto che il target era riprodurre il Guardian.
        Il web dei nostri quotidiani è inquietante. Corriere e Rep, le loro web tv, tutti quei contenuti multimediali che non si capisce a cosa servano; oppure La Stampa e le infinite gallerie di tette finte: che bestemmia per la storia di quel quotidiano. Va anche detto che, invece, il nuovo sito del Sole è fatto bene, ancorché enciclopedico e difficilmente navigabile in maniera ordinata.
        Bingo: forse da noi il tratto distintivo è il disordine – grafico, contenutistico, sia old che new media – ma anche qui credo che il tasso di caos sia riferibile al carattere nazionale. Guarda i giornali svizzeri o tedeschi. Forse da noi il modello ‘i’, o anche solo Liberation, non funzionerebbero. Ma varrebbe la pena trovare il coraggio di provare.

        Su La7 e il suo tg, piego la testa: seguo davvero troppo – una volta a settimana o anche meno – i tg per poter dare una opinione circostanziata. E di Piroso, sarei volentieri membro di un fan club. È un uomo così divertente.

  5. maria luisa alfarano permalink
    4 settembre 2010 07:20

    condivido quanto scrittoda Lei:il nuovo tg di La 7 è noios0 e non lo seguirò certo:Con la sostituzione di mentana a Piroso,vengo privata anche di Ah Piroso e ndp.

    • 4 settembre 2010 09:04

      che poi, a me, piroso era terribilmente antipatico. ma tuttavia ne riconosco le indubbie capacità e qualità. come dice sejo qui sopra, ci vorrebbe un piroso fan club!

  6. elio permalink
    6 settembre 2010 11:28

    Io credo che invece il tg di la7 con Mentana ci guadagni…..vedremo..

  7. Celtica permalink
    7 settembre 2010 23:08

    A me piaceva il TG di Piroso e mi piace anche quello di Mentana. Continuerò a vedere la7!

  8. Manu permalink
    17 ottobre 2010 00:22

    Io invece non sono più capace di seguire il tg de La7 da quando lo conduce Mentana. Alle altre osservazioni aggiungo che, per certi versi, mi pare di vedere Emilio Fede, sempre al centro dello schermo, come se fosse lui (Mentana) il protagonista e non le notizie. Piroso faceva un tg equidistante ma anche interessante. Dal tg mi aspetto che mi informi di ciò che succede nel mondo (Italia compresa) e non di quello che ha detto La Russa.

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