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i fanatici del fallimento

24 gennaio 2006
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Da più parti si alza un grido: fatela fallire! Il caso Alitalia surriscalda gli animi e in tanti si convincono che Alitalia, in un paese serio, sarebbe già fallita. Io ho un’altra idea. Non che non mi indigni per le scene di questi giorni negli aeroporti o per il vergognoso strapotere del personale ipersindacalizzato, ma non mi pare che la soluzione del fallimento sia la più conveniente ed intelligente. Anche perché non si può invocare la normalità (“in un paese normale”) quando Alitalia, dell’azienda normale, non ha mai avuto nulla. E’ vero che la compagnia di bandiera grava da troppo tempo sul bilancio degli italiani, ma la politica italiana grava da sempre sui bilanci dell’azienda. Qualche anno fa, governo D’Alema, l’acquisizione di Aeroporti di Roma da parte dei Romiti portò al licenziamento di tanti lavoratori, subito riassorbiti, per imposizione governativa, nella compagnia di bandiera. Quando Alitalia spostò i suoi voli a Malpensa, aeroporto che, per la sua collocazione, era più indicato di Roma ad intercettare i grandi traffici internazionali ma, soprattutto situato al centro di una delle più ricche regioni europee (anche in termini di passeggeri business), fu costretta a lasciare molti, moltissimi voli a Roma, impedendo, da una parte, a qualche concorrente di prenderne il posto a Fiumicino e costringendo Alitalia a gestire due impegnativi hub. Contemporaneamente, vennero disattesi, per soddisfare potenti lobby locali, i decreti che avrebbero fatto di Linate un city airport da cui far partire i voli per pochissime destinazioni. Malpensa, così, si trasformò in un hub zoppo in partenza. E questa la chiamate un’azienda normale? Una realtà in cui contano solo le decisioni delle segrteterie di partito, in cui i sindacati alzano la posta delle loro pretese fin quasi alle soglie del fallimento, sapendo di essere protetti oltre ogni misura dal capetto di turno?

Sentite me, il fallimento non serve, perché porterebbe l’Italia a disimpegnarsi da un altro settore primario come il trasporto aereo, frenerebbe lo sviluppo internazionale del paese (perché accanto ad Alitalia, anche Malpensa e Fiumicino subirebbero un tracollo senza precedenti) e soprattutto costringerebbe tutti noi ad infinite peregrinazioni nei principali scali europei (che si arricchirebbero a spese nostre) a caccia di qualche coincidenza. La concorrenza, nel mercato aereo, non si improvvisa. Venuta meno Alitalia, non potete sognare che ci sia una Lufthansa o una Klm pronte a farvi volare da Milano a Buenos Aires, da Roma a Tel Aviv: e gli aerei, da dove li prenderebbero?

 L’unica soluzione praticabile, anche nel giro di poco, è mettere alla porta la politica. Quando la compagnia di bandiera sarà interamente privatizzata e risponderà solo al mercato, allora sì che sarà finalmente un’azienda normale. Allora, finalmente, i partiti non avranno più i loro “protetti” da piazzare e i sindacati i loro salvatori in Parlamento.

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6 commenti leave one →
  1. 24 gennaio 2006 22:58

    Ciao, ho letto quello chhe hai scritto da harry..
    Saluti Jazztrain

  2. 24 gennaio 2006 23:10

    sì, ti ho dato ragione jazz…, ma guarda che succede di rado.

  3. 25 gennaio 2006 01:05

    Post interessante, anche se non ho capito perché il fallimento di Alitalia porterebbe al tracollo di Malpensa & C…

  4. 25 gennaio 2006 01:09

    Come non detto, il tuo commento da Harry mi ha chiarito le idee. Sono d’accordo con te.

  5. 25 gennaio 2006 10:03

    Non vedo contrasto tra quel che sostengo io e quel che sostieni tu: non leggere il mio post come un invito a “imporre” il fallimento! Io dico che oggi un’Alitalia completamente lasciata al mercato sarebbe gia’ dovuta fallire da tempo: sono daccordo con l’idea che la si debba liberare della politica e dello strapotere sindacale. Poi se, una volta privatizzata e lasciata al mercato, non fallira’, io sono il primo a gioirne, dato che si tratterebbe di un’azienda italiana che ci darebbe lustro. Ma l’Alitalia di OGGI non puo’ continuare ad andare avanti cosi’. Ciao!

  6. 26 gennaio 2006 01:24

    Bello, ti linko insieme ad Harry

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