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homo homini lupus

5 settembre 2005
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Nello stato di natura – dice Thomas Hobbes nel suo Leviatano – ogni uomo è come un lupo per gli altri uomini. Famelico, assetato, risponde solo al proprio istinto e si afferma attraverso l’uso (l’abuso) della forza. Il lupo hobbesiano smetterà di essere un fuorilegge solo una volta ricondotto ad un potere che ne controlli la violenza e che lo faccia convivere, pacificamente, con gli altri uomini. La situazione che si è configurata nel post-Katrina a New Orleans, nulla ha da invidiare al primitivo stato di natura. Uomini contro altri uomini, hanno saccheggiato, minacciato, brutalizzato, stuprato, ucciso loro simili. Varcare la soglia di casa propria, nella New Orleans della devastazione, corrisponde ad una condanna a morte. Venuto meno lo Stato (quello che, per Locke prima e Weber poi, nasce avocando a sé il monopolio dell’uso della forza), scomparse le istituzioni, spazzati via i fucili federali, trascinati via dalla corrente del fiume, la Louisiana si è trasformata in un campo di battaglia in cui la giustizia è diventata una questione privata, in cui la forza bruta si è trasformata in diritto. Lo sfaldarsi del senso comunitario (a patto che sia mai esistito) si è tramutato in un liberi tutti. Se gli anti-americani fossero persone serie, invece che dire e scrivere baggianate, avrebbero di che turbarsi della tribalizzazione sociale statunitense in cui consistenti fette della popolazione si sentono a tal punto estranee alla comunità nazionale da  rivoltare tutto il proprio barbaro istinto contro quelli che fino al giorno prima incontravano in palestra, al drugstore, al college. Se una comunità si mantiene compatta solo perché ha i fucili dello Stato puntati contro, se non condivide alcun valore di base, se non conosce la compassione, il rispetto, la solidarietà, allora quella è una finta comunità. E lo stato di natura sarà sempre in agguato.

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17 commenti leave one →
  1. 5 settembre 2005 21:34

    Sì. Aspetta che ti legga uno stellestrisce e vedi come diventi in fretta anche tu stalinista.

    Leppie

  2. 5 settembre 2005 21:42

    che bello, sono già stato chiamato in tutti i modi possibili, fascista, turbocapitalista, antisemita, sionista; mi manca giusto stalinista!

  3. 6 settembre 2005 00:24

    Mi si perdoni il milanesismo: homo hominis pirla…

  4. 6 settembre 2005 01:41

    Una mia cara amica serba, raccontandomi la vita sociale sotto i bombardamenti (senza elettricità, con scarsità di cibo, senza servizi pubblici) mi ha detto che l’esperienza è stata istruttiva se non altro perché ha reso evidente chi può considerarsi amico e punto di appoggio e chi no. E davvero pochi si sono salvati…

  5. 6 settembre 2005 09:19

    Harrypi, ma il discorso non è lo stesso. Lì c’era una guerra, davanti non si sa cosa, uno Stato che chissà come sarebbe finito, la disapprovazione della comunità internazionale…

    Negli USA c’è stato un episodio circoscritto e la certezza che intorno hai una nazione, anzi un mondo, solidale.
    Se permetti posso capire di più il serbo se pensa solo a se stesso e alla sua famiglia.

    Leppie

  6. 6 settembre 2005 11:10

    infatti l’aspetto più grave non è il ritardo nei soccorsi e la disorganizzazione se non assenza dello stato, ma proprio il ritorno alla legge delle jungla. se quello è il nostro futuro (visto che copiamo sempre il peggio degli Usa) poveri noi!

  7. anonimo permalink
    6 settembre 2005 12:36

    caro harry, ha ragione Leppie: non si può paragonare la situazione della Serbia a quella degli Stati Uniti post Katrina. Da una parte abbiamo lo stato della giungla determinato da uno scontro etnico e fratricida (ma è una sorta di tautologia perché la guerra, soprattutto se civile, E’ il ritorno allo stato di natura); dall’altra assistiamo ad un’emergenza ambientale che si è trasformata in una giungla COME SE fosse scoppiata una guerra civile. La contrapposizione amico/nemico nelle guerre in Jugoslavia aveva un che di etnico ed era più facilmente spiegabile; quella americana, invece, lascia sbigottiti per il suo irragionevole scatenarsi.

  8. 6 settembre 2005 12:37

    sono io, shylock, qui sopra

  9. anonimo permalink
    6 settembre 2005 13:50

    Stamattina passando sotto casa mia ho salutato un gruppetto di vicini che stava lì a discutere chissà di che cosa. Quel genere di persone che abitano nel tuo condominio e si conoscono tra loro e si frequentano perché sono accomunati dal fatto di non avere un cazzo da fare. Io ho detto buongiorno e loro non hanno risposto. Ci sono abituato, la gente è un poco strana. Però nello scenario di Katrina io credo che li prenderei a fucilate.
    Quanto ai paralleli con altre città gettate nel caos, l’avete già detto Baghdad dopo l’invasione degli Stati uniti?

  10. anonimo permalink
    6 settembre 2005 13:50

    Quello qui sopra invece è Selfs.

  11. 6 settembre 2005 20:31

    E a me, Selfs., a me con cui sei stato incastrato a condividere questo ameno spazio (che ormai corrisponde alla mia vita…), cosa faresti se una qualunque Katrina si scatenasse su questi lidi?

    Su Baghdad: gli Americani hanno scoperchiato una polveriera. Della guerra si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non rendersi conto di quello è stato un caso di pessima strategia.

  12. 7 settembre 2005 12:47

    Io mi riferivo ai rapporti tra serbi, tra belgradesi, cioè tra slavi ortodossi e vicini di casa, un gruppo etnicamente, culturalmente e religiosamente omogeneo. Non di costoro con altre etnie o gruppi religiosi. Ciao.

  13. 7 settembre 2005 13:54

    HarryPi, la situazione era comunque profondamente diversa.

    Erano sotto i bombardamenti, l’hai detto tu. Erano usciti da guerre. Non sapevano di cosa sarebbero vissuti negli ANNI a seguire, non nei giorni a seguire. Metà del mondo chiamava assassini e bestie i serbi. Scusa, no. Non sono situazioni paragonabili, in nessun modo.

  14. 7 settembre 2005 16:57

    Caro Harry, è ovvio che l’esito, a New Orleans come in Bosnia sia stato lo stesso (anche se, in Louisiana, limitato a quei pochi giorni di follia) ma le cause sono incredibilmente differenti: da una parte una guerra etnica che covava da decenni (per non dire secoli visto il suo riemergere nel corso della storia), dall’altra, cosa? Un uragano?

  15. anonimo permalink
    8 settembre 2005 13:18

    Caro Shy, visto che non mi è possibile scatenare una Katrina su di te (ma se me ne fosse data per una sola volta la possibilità la riserverei tutta a una nostra conoscenza comune) io in caso di uragano ne approfitterei per evitarti sapendo che è inutile e che la tua compagnia poi non è terribile come fai sembrare. Selfs.

  16. 8 settembre 2005 18:18

    due gentilezze sullo stesso blog e a pochi minuti di distanza, selfs., che succede, oggi ti sei dimenticato di fare il duro?
    peraltro, tra te e ebu (che va a scrivere sui blog dell’amico leppie – ma perché non lo aiuti anche tu a capire due o tre cosette di sé, all’ebu?), emergono pillole di vita molto soap. Che quasi potremmo aprire una blognovela. e dillo che tu nella soap ci sguazzi come un nettuno!

  17. anonimo permalink
    12 settembre 2005 16:40

    Come Esther Williams.

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