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la catastrofe politica

3 settembre 2005
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In molti ci pensarono già con lo tsunami asiatico: quella catastrofe, tutti quei morti, non potevano avere origine nella sola forza di una natura scatenata. Da sinistra, si alzò un’anonima parlamentare dei Verdi a gridare che si era di fronte alla "globalizzazione" degli eventi naturali. Legando inesorabilmente l’economia e la politica alla natura. Da destra, il celebratissimo saggista Massimo Fini, a strillare che se l’occidentalizzazione non avesse corrotto quei popoli del Sud est asiatico, il loro istinto, in altri tempi, li avrebbe portati a rendersi conto dei segni dell’appropinquarsi della catastrofe. In mezzo, tanti sedicenti opinionisti a dire che se non ci fossero stati gli alberghi e gli stabilimenti balneari e le barche, insomma, che se quelli fossero rimasti selvaggi con i loro arbusti sulle spiagge, non ci sarebbero stati tutti quei morti. Peccato che nessuno sottolineasse, però, che la stragrande maggioranza dei cadaveri si sia contata non sulle coste di Phuket, Tailandia, capitale del turismo internazionale, ma su quelle di Banda Aceh, Indonesia, luogo quello sì selvaggio e non toccato dalla globalizzazione e non corrotto dal perfido occidente. Si trattava, dunque, di un evento naturale come ne accadono pochi, fortunatamente, nella storia del pianeta.

Ora, con Katrina, ci risiamo. E la catastrofe si fa un contenitore nel quale riversare tutte le nostre irrazionali idiosincrasie, le nostre irriducibili convinzioni, i nostri credi più reconditi. Il TG3, ad esempio, con enfasi, si è precipitato a dire, nell’ordine: che il numero dei disastri ambientali sta aumentando sensibilmente, che l’effetto serra ne è la causa, che l’economia del libero mercato è a sua volta causa di quest’ultimo; e, poi, che in Louisiana la Guardia Nazionale non è intervenuta perché tutta impegnata in Iraq (Corradino Mineo, corrispondente da New York, ottimo esempio di giornalista). Anche Legambiente, in un suo comunicato, ha tirato fuori la guerra in Afghanistan, alla quale il movimento ambientalista era contrario. E’ come se tutti avessero qualche conto in sospeso da regolare con gli Stati Uniti e non perdessero occasione per tirarlo fuori nel momento meno opportuno. I blog di sinistra, subito pronti a stabilire un legame tra le scelte politiche ed economiche (mancata ratifica di Kyoto in primis) dell’iperpotenza americana (espressione cara ai nostri) e lo scatenarsi di uragani, tifoni, tempeste tropicali e smottamenti del terreno. Quelli di destra, invece (ne prendo uno tra i tanti), subito ad accorrere in difesa di mamma America, quasi a sostenere che l’inquinamento sia un’invenzione degli ambientalisti e della sinistra. Mi prenderete per un noioso terzista. E forse lo sono. Ma io pretendo di leggere studi seri. La catastrofe, di per sé, non dice nulla se non parlare di morte e distruzione. I fiumi sono sempre esondati, gli tsunami ci sono sempre stati, la natura ha sempre manifestato la sua forza indipentemente dalla volontà o dalle umane responsabilità. Il loro numero è aumentato, la loro potenza raddoppiata? Benissimo, ma voglio saperlo da gente seria, non dai paladini dell’anti-capitalismo o dai difensori dello statu quo. Voglio che la scienza ci parli con le parole della scienza e non con i preconcetti dell’ideologia. Voglio che le colpe dell’uomo siano messe in luce senza che mi si dica che ormai, di tutto, è solo colpa dell’uomo (occidentale, ça va sans dire).

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23 commenti leave one →
  1. 3 settembre 2005 15:45

    Però le mangrovie, che sono state estirpate e sostituite da eucalipti, avrebbero ridotto gli effetti dello tzunami.
    E ora ci sono polemiche sulla mancata manutenzione degli argini dei fiumi, a New Orleans.

    Io ho appena iniziato a leggere Vandana Shiva, le guerre dell’acqua. Mi sembra faccia dei discorsi molto seri, a parte un po’ di deificazione della natura (madre acqua e così via), ma che mi sembrano usati più per descrivere la saggezza e la tradizione storica che non per indicare una vera a propria vendetta senziente della natura.

    Leppie

  2. 4 settembre 2005 18:49

    beh, Leppie, è naturale che ad influire ci sia sempre anche il fattore umano ma da lì a sostenere che certe immani catastrofi si potrebbero evitare…beh, francamente, mi pare delirante. quante vite umane avrebbero potuto salvare le mangrovie? e poi, lo sai che gli tsunami ci sono sempre stati e hanno fatto immani distruzioni nonostante l’uomo a quell’epoca non avesse moificato la natura intensivamente come invece avviene oggi?

    Su Vandana Shiva, credo sia lettura molto stimolante ma non posso condividere con te le sue argomentazioni visto che non ho mai letto nulla di suo. E contro le divinizzazioni della natura sono ormai vaccinato!

  3. 4 settembre 2005 21:36

    Bellissimo post. Mi ero perso quell’uscita di Massimo Fini, che in pratica dice che gli asiatici non occidentalizzati sarebbero come i topi che avvertono l’arrivo dell’acqua grazie all’istinto. Concordo sul tuo “terzismo”. Sarebbe sbagliato infatti difendere gli Usa sposando tesi speculari a quelle degli ambientalisti integralisti e affermando che l’inquinamento è tutta una invenzione. L’inquinamento c’è, è inutile negarlo e certe misure vanno prese. E’ da dimostrare che questo uragano sia stato provocato dai gas serra e non da fenomeni naturali. Così come è da dimostrare che, se Bush avesse firmato Kyoto, adesso – nel 2005 – avremmo evitato gli uragani. Ciao 🙂

  4. 4 settembre 2005 22:35

    Se Bush avesse firmato Kyoto l’uragano ci sarebbe stato lo stesso. Mi pare ovvio. Gli effetti del protocollo di Kyoto non si fanno sentire dopo due mesi. E magari non servono. Ma forse è il caso di parlarne seriamente. Magari trovando delle commissioni che non siano sponsorizzate da qualche multinazionale del petrolio o di qualcos’altro.

    Rimane il problema dell’organizzazione delle difese naturali e degli esodi. E su questo le varie amministrazioni USA (governo, stato, comune) pare non siano esenti da colpe gravi, anzi.

    Leppie

  5. 4 settembre 2005 22:54

    che sia il caso di parlarne seriamente, leppie, credo sia fuori discussione. Tutti sono concordi nel sostenere che nell’ultimo secolo la temperatura sia aumentata di otto decimi di grado. Un po’ meno d’accordo sono gli scienzaiti su quale ne sia la cuasa.

    Trovo d’altra parte sconsolante il fatto che, nonostante la Ue abbia in toto ratificato Kyoto, nessun paese di quelli che si permettono di dare lezioni agli altri, ha sensibilmente ridotto le emissioni nocive per l’atmosfera. Siamo tutti nella stessa barca, solo che noi diciamo sempre sì dando la nostrta rapida adesione, salvo poi il giorno dopo fare già l’esatto contrario.

  6. 4 settembre 2005 23:02

    Non solo i paesi europei che hanno firmato il protocollo di Kyoto non sono virtuosi nel rispettarlo (lo usano soprattutto come arma politica ad usum populi, per dimostrare quanto noi siamo civili e quanto siano cafoni gli americani). Ma ci sono pochi progressi in generale nel più vasto ambito delle politiche ambientali. Basti vedere quanto un settore poco costoso (e anzi con ritorni economici non indifferenti) quale quello della raccolta differenziata dei rifiuti e del loro riutilizzo sia, in Italia e in molti altri paesi europei, poco oltre l’anno zero.

  7. 4 settembre 2005 23:09

    su quest’ultimo punto,ti smentisco categoricamente, caro harry (che ho deciso di aggiungere tra i miei link), nel senso che è l’Italia all’anno zero in materia di raccolta differenziata (anche se ci sono aree del paese, in veneto e in lombardia, ad esempio, incredibilmente virtuose) e non il resto dell’Europa occidentale, che ha invece spesso saputo fare scelte coraggiose e lungimiranti e si trova ad avere indici di riciclo ben superiori a quelli del nostro paese.

  8. 4 settembre 2005 23:16

    Non volevo fare discorsi campanilistici, perché io sto in uno dei comuni più virtuosi d’Italia (è nella lista dei “ricicloni” di Legambiente), con punte del 60 per cento, e adesso, con l’estensione della raccolta dell’umido, contiamo di superare ogni record 😛
    Però, a mia discolpa, io ho detto un generico “paesi europei”, non “europei occidentali” 😉
    Il linkaggio è reciproco 🙂

  9. anonimo permalink
    5 settembre 2005 00:02

    Sulla questione uragano. Non esiste la possibilità di stabilire un legame diretto tra mutamenti climatici (che ci sono, sono palesi, e non capisco perche’ non li citi)e Katrina. Quello che si sa’ che l’innalzamento della temperatura produce l’avvicendarsi di fenomeni climatici avversi alle attività umane. Quello che sappiamo è che più si alza la temperatura media, più si moltiplicano gli episodi climatici estremi.

  10. 5 settembre 2005 09:52

    A me disturba parlarne adesso, leppie, che ci sono i morti da seppellire. Non ricordo tanta solerzia contro l’ex presidente iraniano Khatami, all’indomani del catastrofico terremoto di Ban (30 mila morti e deficienze clamoroso del governo).

    Ciao, hai un bel blog e confermo il giudizio di harry sul post

  11. 5 settembre 2005 10:31

    Io non inizierei con gli “io non ricordo”, perché si potrebbe andare avanti per secoli su chi ricorda cosa.

    Questa storia del “non è il momento” ricorda tanto il Vajont, ne parla Invarchi. Aspettiamo un mese. D’accordo. Poi voglio vedere chi ne parlerà. Sarà già dimenticato, ci saranno altre cose più importanti di cui parlare.
    Fino alla prossima catastrofe. Quando non sarà il momento, perché ci sono i morti.

    Leppie

  12. 5 settembre 2005 11:33

    Cari Leppie e Watergate, che nel disastro di New Orleans ci siano responsabilità politiche, sia a livello centrale che di amministrazione locale, nessuno può negarlo. Che di queste responsabilità si possa e si debba parlare, anche subito, ne convengo con Leppie. Ma che, in tutto ciò, ci sia la solita ossessione anti-americana (e anti-bushiana, prima di tutto) mi pare evidente. All’epoca dello tsunami nessuno ha mai accusato il presidente indiano, o quello maldiviano,o quello indonesiano, o quello thailandese per gli errori nei soccorsi, per la faciloneria con cui si era costruito sulle spiagge ecc. (E’ sottinteso che, anche nel caso dello tsunami, ci siano responsabilità umane sull’esito del disastro). Perché? Perché, in fondo, a nessuno di noi interessa molto attaccare o difendere i presidenti del sud est asiatico dei quali poco sappiamo e poco ci riguarda.

    Con Katrina è diverso. E’ tutta colpa di Bush. Anzi, “Liberazione” spiegava, due giorni fa in un suo magistrale (si fa per dire) editoriale, che è tutta colpa del neoliberismo, è colpa di Reagan e di quelli che lo hanno seguito. Ora, si sa quanto sia puerile quest’affermazione. E non perché le politiche neoliberiste non abbiano contribuito ad incrementare l’inquinamento, ma perché ad inquinare sono stati tutti, dai sovietici (che hanno fatto i peggio disastri), ai socialdemocratici tedeschi, dai cattolici democratici italiani (in quale altro paese del mondo si è potuto concepire di costruire in una laguna e accanto ad una delle più belle città del globo, un petrolchimico che ci è peraltro già costato decine e decine di morti?), ai nazionalisti francesi. Ricordo che le analisi del Club di Roma sugli effetti nefasti dell’inquinamento sono dei primi anni ’70 quando di Berlusconi, Bush, Reagan e Thatcher non si sapeva ancora nulla.

    Sono il primo a dire: parliamo di ambiente in maniera seria. Ma a condizione che non si tratti di una critica pregiudiziale ad un modello nel quale, bene o male, tutti sguazziamo. Io, di modelli che non abbiano lasciato dietro di sé fumi tossici, mari oleosi e fiumi di schiuma inquinante non ne conosco.

    In conclusione, prova che tutto questo can can informativo è una pagliacciata, vorrei capire perché da nessuna parte ho letto, al posto delle solite critiche buffone a Bush, alla guerra in Iraq, ai petrolieri, la vera e unica nota anti-americana che potrebbe scaturire da quel che è accaduto a New Orleans. E cioè che si sia sfasciato totalmente il senso comunitario. O che forse non sia mai esistito. Questa tragedia da homo homini lupus, con saccheggiatori padroni della città, pronti a sparare su tutto e tutti, dimostra come spesso gli “Stati” (e già lo disse Locke!) si reggano solo sul monopolio della violenza da parte dell’istituzione centrale. Ma appena non hai più i fucili puntati, appena non senti più la pressione del controllo e della sanzione, si torna alla giungla. Questa è la vera tragedia, non Bush e i neoliberisti.

  13. 5 settembre 2005 13:49

    Leppie, se citi Invarchi ai miei occhi squalifichi tutto il tuo ragionamento.

    Le polemiche, ho già detto sul mio blog in sede di commento, è giusto che ci siano (mi riferisco a quelle del N.Y. Times, per esempio). Ma da qui a fare gli sciacalli e approfittare dei morti per piegarli alla propria ideologia ce ne passa. E in Italia è stato fatto questo. Ed è quello che fai tu Leppie.

    In merito al “io mi ricordo”, certifico da me di avere buona memoria e temo di non poter essere smentito, in riguardo al terremoto di Ban.

    Ciao Shylock 🙂

  14. 5 settembre 2005 14:09

    Oddio, siamo alle medie? Se viene Invarchi non vengo io ma se viene Invarchi con Shylock allora forse sì?

    Sinceramente non vale nemmeno la pena risponderti.
    Tienti le tue belle idee preconfezionate e tanti auguri.

    Leppie

  15. 5 settembre 2005 14:28

    uffa, invece di litigare, perché non rispondete a me che ho fatto un lungo lunghissimo commento?

  16. Leppie permalink
    5 settembre 2005 14:46

    Pensavo che il tuo fosse un commento finale.
    Sono d’accordo e l’ho già detto. Kyoto non è detto che c’entri, ma c’entra l’incapacità con cui è stata affrontata l’emergenza.
    Se si pensa che chi fa presente che sono stati fatti dei tagli alla protezione civile e che questo ha peggiorato la tragedia sia uno sciacallo, va bene.
    Aspettiamo, come ho detto (e infatti io non ho messo post, nel mio blog).
    Finita l’emergenza, tornata la normalità, voglio sentire cos’è successo, voglio sentire una discussione seria. Che non ci sarà.

    Sul neoliberismo, da dove credi che vengano i tagli? Meno tasse per tutti, guardate che bravo che sono, possiamo vivere senza pagare una lira allo stato!, abbasso il centralismo! Quelli che vogliono più tasse sono comunisti. E poi, dopo la tragedia, sono sciacalli, giusto?

  17. anonimo permalink
    5 settembre 2005 20:29

    in effetti è come se si fosse in una campagna elettorale permanente che non risparmia niente e nessuno. come te sto cercando di orientarmi e capire.
    opera ciclopica davvero :/

  18. 5 settembre 2005 21:20

    All’anonimo qui sopra: buona fortuna!

    Al mio caro Leppie: ciò di cui parli è una cattiva interpretazione del liberalismo (o neo-liberismo, definizione che va tanto en vogue di questi tempi e che corrisponde ad una sorta di opus diabolis) che mai si sarebbe sognato di tagliare i servizi di base. D’altra parte, anche nell’Italia non certo neoliberista (quella buffonata di governo che abbiamo in carica ti pare tragga per caso spunto da Constant, Tocqueville, Mill e Einaudi?) ogni qualvolta scoppia un incendio, non ci sono i mezzi per spegnerlo. Questa si chiama inefficienza, inadeguatezza, non neo-liberismo.

  19. 6 settembre 2005 11:24

    mi pare che il commento di un intellettuale sicuramente liberale come Sartori sia illuminante

  20. 6 settembre 2005 13:29

    Aelred, Sartori è personaggio simpatico ed ha il geniaccio toscano, ma non è l’oracolo. Poi, come alcuni altri vecchi di successo (Bocca, Biagi), ha una visione soltanto apocalittica del futuro: è evidente che ci aspettano anni duri, ma quell’atteggiamento rigido pare quasi sconfinare nelle patologie della vecchiaia. Poi, Sartori, ha anche sostenuto teorie deliranti contro la Cina e a favore del controllo delle nascite. Dico questo non per screditare il personaggio, visto che l’articolo che mi segnali mi ha convinto non poco, ma perché talvolta è bene dissacrare i “mostri sacri”. Detto ciò, Sartori ha ragione, il mercato può molto (e ne sono convinto) ma non può tutto. E la mano pubblica è, talvolta, indispensabile. Io credo che i sistemi misti (come la Svezia o l’Olanda) abbiamo creato molto più benessere che gli Stati Uniti, ma non è nemmeno vero che negli Usa la mano pubblica non esista. Un grande sociologo “a sinistra”, Luciano Gallino, ha ad esempio ben spiegato come il più grande successo dell’economia americana degl anni ’90, la new economy, sia nata ed abbia prosperato grazie ai lungimiranti finanziamenti e sovvenzionamenti statali.

  21. 6 settembre 2005 14:54

    be’, leggiti i sacerdoti del mercato, cosa scrivono. Privatizziamo tutto, anche l’acqua. E vedrete che grazie al mercato non ne verrà sprecata neanche una goccia.
    No, infatti. tutta imbottigliata e incanalata. Poi al primo uragano la colpa delle frane sarà di Zucconi.

    (mi scuso per il post un po’ semplicistico…)

    Leppie

  22. 6 settembre 2005 20:27

    Leppie, Zucconi spesso scrive delle cazzate (anche se ha una prosa davvero degna di nota).
    Non so te, ma io, un pò di teoria liberale, l’ho frequentata e, ti assicuro che, come in qualsiasi altra ideologia, ci sono mille sfumature, mille differenze, mille gradi diversi.
    Non rendersene conto sarebbe come dire, mutatis mutandis, che tra il postmarxismo della Scuola di Francoforte e Lenin o, ancor peggio, Pol Pot, non c’è alcuna differenza.

    Io sono uno di quelli che difende il liberalismo delle garanzie, delle regole, della misura e non certo la privatizzazione ad oltranza del mondo fingendo che non esistano interessi comuni, valori validi per tutti.

    Ma ora che parli solo d’acqua (ed hai ragione), sarò costretto anch’io, per essere al tuo livello, a leggermi Vandana Shiva…?

  23. 6 settembre 2005 22:36

    Uso l’acqua perché è un buon cavallo di troia, potrei parlare del lavoro, della sanità, dell’istruzione, (della terra), ma sarebbe molto piú complicato, soprattutto per me… 🙂

    Lo so che ci sono differenze tra i liberismi, e infatti non ce l’avevo con te…
    Leppie

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