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i kamikaze col pugno chiuso

13 agosto 2005
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Un tizio, che ha tutta l’aria di non essere pazzo né seguace del pacifismo rosso verde, ha analizzato, caso per caso, tutti i 315 atti terroristici compiuti, tra il 1980 ed il 2004, da attentatori suicidi. E ci ha scritto sopra un libro, del quale parla oggi Umberto Eco sull’Espresso. In tal modo, apprendiamo che:

1 – il terrorismo non è per nulla un’azione irrazionale. I terroristi seguono spesso una logica pragmatica e meditata che in molti casi garantisce loro un certo grado di successo nell’ottenimento dei lori fini.

2- l’obbiettivo strategico dei terroristi è, per Pape, quello di costringere le moderne democrazie a ritirare le loro truppe dal territorio che i terroristi considerano la propria terra.

3 – il suicidio – omicidio non è prerogativa del mondo islamico ma, anzi, a ricorrervi con maggiore frequenza sarebbero stati i Tamil, separatisti cingalesi che guidano la triste classifica con 75 attacchi, seguiti, a ruota, da Hamas e Jihad islamica.

4 – lo sfondo e la motivazione religiosa non sono certo gli unici moventi che spingono ad uccidersi: i Tamil, ad esempio, sono forza laica che si ispira all’ideologia marxista; così come laico e socialisteggiante è pure il Partito dei lavoratori Curdi.

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  1. 17 agosto 2005 12:43

    Ciò mi riporta alla mente un articolo uscito sabato scorso su Repubblica, che voleva riportare alcune frasi di John Malkovic a proposito del terrorismo. La frase di Malkovic che esprimeva il suo pensiero era trascritta in modo che non si capisse un cazzo, ma andava a parare dalle parti di “il terrorismo ha ottenuto sempre di andare al cuore delle cause che lo scatenano”. Sono saltato sull’asciugamano (di solito si dice “sono saltato sulla sedia”, ma stavo in spiaggia …). La frase successiva, attribuita sempre a Malkovic, voleva essere una spiegazione della frase sul terrorismo (qualcosa del tipo “… ma non ha senso che io dica queste cose, il terrorismo non ha bisogno di pubblicità …”). Nel complesso, ho capito che l’autrice dell’articolo, poverella, non ha mai visto il film di Malcovic, Danza di sangue, e non conosce il pensiero di Malcovic sui terroristi e i loro metodi. Oppure che l’autrice dell’articolo dovrebbe inventarsi un modo per imparare l’inglese e per capire i film che guarda. Nel complesso, vuol dire altre due cose: d’estate la Repubblica è peggio del solito; la stampa di sinistra, l’unica che leggo del resto, ancora non riesce a prendere sul serio l’argomento terrorismo. Per dire, se Malcovic avesse davvero detto quelle cose (ma non le ha dette, mi ci gioco il ventilatore cromato da 55 euro nuovo di zecca che mi sono appena piazzato davanti) come minimo avrebbero dovuto farci il titolo o prendere con le pinze quello che ha trascritto la tizia o aprire un confronto nel quale davano dello stronzo a Malcovic.

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