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i diritti perduti della sinistra

28 luglio 2005
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Bella scoperta ha fatto la sinistra italiana – quella brutta cattiva e radicale – che la legislazione anti-terrorismo in discussione in questi giorni porta con sé una restrizione dei diritti individuali. Tanto che, tutti insieme, Rifondazione, Pdci, Verdi, rispediranno il Pacchetto Pisanu al mittente ed eviteranno, gridando all’autoritarismo del governo, di votarlo. Fossimo all’asilo, come non comprendere i capricci di quei bimbetti che, per dirla con un detto, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca? Ma è pensabile sconfiggere un terrorismo che minaccia le nostre città e ancor più angustia le nostre vite senza cedere nulla? E’ credibile che il nostro modus vivendi possa rimanere inalterato? L’episodio del brasiliano ammazzato per errore nella metro di Londra, e del quale ha magistralmente parlato Selfsurfer in trasferta sulle rive del Tamigi, dimostra come tutti noi siamo diventati sorvegliati speciali per le forze dell’ordine (oltre a potenziali bersagli per i terroristi).

Dopo l’11 settembre sono uscite decine di libri sul venir meno dei diritti negli Stati Uniti. Addirittura, ho assistito ad una discussione di laurea in cui la commissione elogiava oltre misura il candidato perché era giunto alla conclusione, ohibò, che negli Stati Uniti non ci sono più i diritti individuali di una volta. Che dire: assistiamo al trionfo dell’ingenuità, della stupidità oppure dobbiamo misurarci con persone che hanno le idee molto confuse? Quando si combatte una e più guerre oltremare (indipendetemente dal fatto che siano tutte giustificabili), e le si combatte con la costante minaccia del terrore che incombe in casa propria, si entra nello stato d’eccezione, il politico avoca a sé decisioni che spetterebbero al giudiziario, la sicurezza diventa la prima delle preoccupazioni e tutti ne scontano le conseguenze. Logico, no? Non per tutti, evidentemente. A me forse viene in mente che, in Italia, in troppi sono convinti, con Ken Livingstone, sindaco di Londra, che in fondo in fondo questo terrorismo non è altro che un boomerang rispeditoci da chi ha sopportato politiche feroci in Medio Oriente (l’aiuto ad Israele, le minacce all’Iran, l’attacco all’Iraq) e che se l’Occidente cominciasse ad avere un’altra politica estera (quale, please?), i cattivi svanirebbero all’improvviso come in un brutto sogno. Esemplare è stata la risposta, a queste ingenue fandonie, formulata dal filosofo di sinistra Michael Waltzer che, all’Espresso, ha dichiarato: "Le cose peggiori della loro storia gli americani le hanno probabilmente fatte in Vietnam. Ma lì non si sviluppò il terrorismo. Il nostro comportamento in America Centrale è stato per molto tempo orribile, ma non ha alimentato alcuna forma di terrorismo. Anche la nostra politica nell’Africa Subsahariana, che è l’area più povera del mondo, è stata pessima, ma anche qui non ono nati terroristi. Non credo che basti accusare gli Stati Uniti di avere compiuto nefandezze in Medio Oriente per capire lo sviluppo di certi fenomeni estremi. Perché quello che abbiamo fatto in Medio Oriente è probabilmente meno orribile di quello che abbiamo compiuto altrove nel mondo. Bisogna esere realistici e riconoscere che ha altre cause". Capito cosa dice il direttore di Dissent, espressione del dissenso liberal all’amministrazione Bush?

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