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sul matrimonio degli irragionevoli

8 luglio 2005
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Quei pochi che ci frequentano, forse ricorderanno che di matrimonio gay, su Shylock, se ne è già parlato, sia qui che qui. E tuttavia, dopo il dibattito di questi ultimi giorni sulla Spagna zapateriana, e le tante contrapposte prese di posizione dei politici di casa nostra, urge chiarire alcuni punti, soprattutto quando si ha per inquilino di blog un osso duro e polemista nato come selfsurfer. Il quale, in chiusura di un post nel quale mi accusava di essere oscurantista e, peggio ancora, mo-de-ra-to (udite udite lo scandalo) così ribatteva: "ma perché ti sto a rispondere?" che, dopo una sequela di insulti, dimostrava che con certa (tanta) gente non c’è neppure da discutere. Il punto è proprio questo. Si intuisce da alcuni blog (il solito selfs., e i notissimi village, tom, tommaso giartosio) che il matrimonio gay alla Zapatero non parrebbe essere suscettibile di discussione, in quanto giusto, tout-court, e in quanto cammino da percorrere senza sé e senza ma, senza condizionamenti e ripensamenti. Premettendo, prima di essere tacciati da reazionari e/o fascisti, che, qui, non solo ci aspetteremmo il pacs alla francese, ma, anzi, vorremmo in Italia il partenariato alla scandinava (e non abbiamo neppure eccessivi pregiudizi verso l’adozione per le coppie gay), ci incazziamo di fronte al giacobinismo di alcuni che pensano di avere ragione, che si illudono che il radicalismo la vinca, e che ritengono di essere i portatori delle sane virtù della repubblica del progresso e della civiltà.  

La democrazia liberale è fondata sul compromesso che deve garantire o, comunque, non escludere, gli interessi di tutte le principali espressioni sociali del paese. Esempio ne è, in Italia, la Costituzione repubblicana, frutto di un’intelligente contrattazione e espressione di interessi plurali e contrapposti. In tal modo, se i gay e i ceti progressivi e radicali italiani, che vogliono il matrimonio omosessuale devono veder riconosciuto il loro peso, allo stesso modo si deve fare anche per quei moderati e cattolici e destrorsi e atei devoti e intolleranti e laici farabutti (tipo me), che, a seconda dei gradi, sono contrari alle unioni di fatto, alle unioni tra gay, ai matrimoni omo. Perché l’opinione dei Mastella o dei Giuliano Ferrara deve contare meno di quella di Bertinotti e Katia Bellillo? E, peraltro, il paese non ha ricordato di essere piuttosto moderato in materia di cambiamenti sociali, come è accaduto per il recente referendum? Allora, io credo che ogni decisione che regolamenti i rapporti tra persone dello stesso sesso, debba essere frutto di una sapiente contrattazione tra le diverse anime della nostra società, tra quella laica e ragionevole, tra quella devota e confessionale e tra quella radicale e progressiva. Non ci si può autoconvincere che certi valori siano più giusti di altri e che le idee, giudicate retrive, di taluni, siano disvalori in quanto lontane dai principi del supposto mondo dei giusti. Anche perché non è che a scontrarsi, in Italia, ci siano solo due diversi progressismi, l’uno radicale e giacobino, l’altro riformista e moderato: basta leggersi le posizioni di Berlusconi e Casini, direi ben poco favorevoli alle unioni di fatto.

Tralasciando gli intelligenti argomenti usati da Miriam Mafai sul Foglio di ieri, c’è solo da gioire che in Italia ad occuparsi di questione gay ci sia anche gente ragionevole (solo in questo caso…) come Grillini e Vendola piuttosto che invasati come i tanti gay intolleranti che esprimono le loro posizioni, capaci solo di radicalizzare lo scontro e di rimanere sordi di fronte alle ragioni altrui, dai blog di casa loro.

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15 commenti leave one →
  1. 9 luglio 2005 14:36

    caro Shylock, ti ringrazio del “notissimo”; un po’ meno del “gay intollerante”, ma forse non era rivolto a me, altrimenti non commenteresti amabilmente sul mio blog.
    provo a spiegare la mia opinione: il diritto dei neri di sedersi sugli autobus in Alabama non doveva essere “frutto di una sapiente contrattazione”. e neppure il diritto di sposarsi delle coppie interrazziali, diritto negato negli Usa fino agli anni Sessanta inoltrati.
    Per me, posso ammettere una discussione e una “sapiente contrattazione” con le anime moderate di questo paese sull’adozione, che comunque riguarda una terza persona (il bambino).
    Sul matrimonio NO. Se due gay o due lesbiche si sposano, non tolgono e non aggiungono niente alle coppie di sesso diverso o ai singoli eterosessuali. per cui non riconosco ai Buttiglione e ai Giovanardi il diritto di “veder riconosciuto il loro peso” (che poi con Ferrara sarebbe un vantaggio oltremodo incolmabile).
    In questione c’è il diritto all’uguaglianza: se siamo sullo stesso piano dobbiamo poterci sposare anche noi senza costringere nessuno a farlo e senza introdurre istituti di serie B per cittadini di serie B.
    e non mi citare un’anziana comunista come la Mafai, che evidentemente come molti della sua generazione non ha colto appieno il valore della questione (e questo vale anche per i Grillini e i Vendola, che sono inevitabilmente gay del Novecento).
    non è un caso che in tutto il mondo, l’avvento dei diritti gay sia opera dei politici 40/50enni

  2. 9 luglio 2005 15:38

    grazie per il tuo commento, anche se non lo condivido e, in più, con le tue parole non fai che confermare quanto già sospettavo: o con voi o contro di voi. La Mafai? Una vecchia rimbecillita (e per di più comunista, accuse alla Berlusconi)… Vendola (peraltro fino a ieri osannato)? non capisce, non coglie il senso della questione…
    Il giudizio certo negativo che tu ed io possiamo avere di Buttiglione e Giovanardi non può certo negare il fatto che migliaia di cittadini li abbiano votati, che siano i leader di un partito ahinoi in crescita e che esprimano interessi, valori, idee che nella società civile italiana esistono e necessitano di essere rappresentate. O vogliamo la democrazia, e accettiamo quindi del gioco democratico anche le regole (compresi gli attori politici che ci stanno sulle palle) oppure sbaracchiamo tutto e facciamo la repubblica dei saggi e dei sapienti.
    Il paragone coi neri dell’Alabama è francamente fuorviante e fasullo. Mettiamocelo bene in testa: il matrimonio non è un diritto, mentre diritti erano quelli che venivano negati ai neri americani. Non si possono usare gli esempi come fossero corpi contundenti senza valutare non solo le sfumature, ma le ovvie differenze.
    neppure l’individualismo anarcoide alla “se due gay o due lesbiche si sposano, non tolgono e non aggiungono niente alle coppie di sesso diverso o ai singoli eterosessuali”, sebbene non faccia una grinza a livello di ragionamento, disconosce che le decisioni prese per legge siano vagliate dai rappresentanti di tutta una comunità perché la politica non equivale a concedere a tutti quel che vogliono per sé.
    E allora perché non il porto d’armi per tutti quelli che ne sentono il bisogno (difendersi è un diritto, no?) oppure perché non concedere che le studentesse islamiche vadano a scuola col chador che copra mani e occhi?

    Non sono così sciocco da pensare che il matrimonio gay potrebbe essere una ferale minaccia per la sopravvivenza della famiglia o della civiltà occidentale, però penso che sia saggio pensarne prima le conseguenze, ragionarci sopra ascoltando non solo il parere di tommaso giartosio o dei fan di zapatero ma anche delle vecchie rimbecillite come la Mafai che, però, di battaglie giuste in Italia ne hanno condotte non poche… Così come sono convinto che creare un istituto ad hoc non significhi fare figli e figliastri ma, semplicemente, registri una differenza indiscutibile tra la famiglia maschio/femmina e quella tra persone dello stesso sesso.
    Il tuo blog non è male, ecco perché ci ho postato sopra, e poi con gli intolleranti, è proprio il caso di dirlo, vado a nozze…

  3. anonimo permalink
    11 luglio 2005 01:41

    Miriam Mafai, te lo ripeto, tempo fa difendeva i talebani nel loro diritto a vivere la loro diversità a casa loro. Se fossi un moderato mi offenderei a leggere quello che hai scritto. Dire che il nostro paese è un paese moderato sulla base dell’esito del referendum sulla fecondazione significa non tenere conto del metodo scientifico che, insieme alle dichiarazioni dei diritti, rappresenta uno dei fondamenti della civiltà moderna alla quale io appartengo. La rivendicazione dell’uguaglianza nell’accesso ai diritti non è un esercizio di aritmetica da seconda media, in base al quale si definisce come giusto ciò che può piacere a Giovanardi e non dispiacere a Bertinotti. Ehi, ci sono anche io e questa è una democrazia. Queste sono le mie idee, questi sono i mei obiettivi politici e devi discuterne con me. La giustezza di una rivendicazione non si valuta secondo lo scarto dalla media aritmetica delle posizioni in campo. In una democrazia come quella alla quale io appartengo la dialettica delle lotte sociali non funziona per contrappesi, ma per principi ragionati. Il realismo dei piccoli passi, il tatticismo senza obiettivi lo lascio a te. Selfs.

  4. 12 luglio 2005 00:57

    Selfsurfer mio, il bilanciamento dei pesi e la contrattazione politica sono un mezzo, non un fine. La differenza la cogli, vero?
    Miriam Mafai potrà aver detto cazzate sui talebani (quando? dove?), ma ti ricordo che era in buona compagnia, e che tanti che oggi si scagliano in difesa dei diritti per tutti ieri spalleggiavano Arafat, noto dispensatore di diritti, oggi sponsorizzano Hugo Chavez, il quale sta facendo del Venezuela uno stato-caserma e sono sempre pronti a ricordarci il Male americano. La politica e la vita è anche fatta di questo, errori su errori, incoerenze su incoerenze.
    Lo so anch’io che il metodo scientifico è uno dei principi della modernità, ma, ti ricordo che da sempre, in tanti, intellettuali piuttosto che capi popolo, partiti piuttosto che leader sociali, si sono ritrovati dietro le file dell’antimodernità, criticando la modernità tout-court , o contestandone aspetti particolari. Che fare? Cacciare dal Parlamento chi contesta Darwin? Espellere dal paese chi ritiene che l’aborto sia un omicidio? Bel modo, hai tu, di concepire la democrazia… Il principio democratico ingloba tutti, anche chi quel principio contesta e vorrebbe vedere morire per sempre. Se io e te condividessimo una casa e avessimo posizioni radicalmente opposte sulla gestione della vita domestica, e ammettiamo pure che le tue posizioni fossero più logiche e funzionali e sensate, per questo avresti il diritto a decidere solo tu, costringendomi a subire le tue idee? Democraticamente parlando, non avresti diritto. Il metodo democratico dovrebbe prevede mediazione e compartecipazione alle scelte. Potresti usare la violenza, e cioè il “diritto” del più forte, oppure accampare diritti intellettuali, considerandoti il saggio tra noi, il dotto che sa come fare. Non la democrazia, dunque.
    Questa è l’idea che hai tu della democrazia: da una parte ci sono i principi, ai quali, ovviamente, tu ti rifai, dall’altra il deserto, l’egoismo morale, la superstizione, il fideismo. Da una parte, tante belle cose, i diritti che tu giudichi giusti, i valori che tu consideri universali, dall’altra, però, c’è gente che ha egualmente valori, egualmente principi, magari diametralmente opposti ai tuoi ma che a sua volta considera veri e giusti e universali. Se domani gli italiani votassero, democraticamente, in massa per la Lega, e quindi per le castrazioni chimiche e lo stato di guerra e le armi per tutti e il ritorno alla tribù, tu che faresti, invalideresti le elezioni dicendo, ehi, un momento, guardate che la democrazia e la giustizia e il diritto stanno da quest’altra parte, quelli sono dei pazzi e non è giusto che prendano il potere? Su, siamo seri, la storia l’hai studiata anche tu e saprai che è pieno il mondo di casi in cui i popoli si sono scelti dittatori, hanno votato legislazioni repressive o hanno comunque appoggiato nefande azioni di loschi figuri. A quelli che si sono astenuti al referendum, tu che dici? Guardate che vi siete fatti infinocchiare dai vescovi (che poi sta storia dei vescovi che condizionano tutto il paese, mi ha decisamente rotto i coglioni, con le chiese vuote e la gente che se ne fotte dei principi rigidi delle gerarchie ecclesiastiche, ora improvvisamente tutti sedotti dalle prediche di Ruini e dalle omelie di Caffarra e Scola…), guardate che il bene sta da quest’altra parte, che la scienza sta di qua, che la modernità vota per il sì. Ok, forse gli italiani su certe questioni non sono moderati, ma proprio reazionari. Ma ammetti, comunque, che di essere reazionari se lo sono, democraticamente, scelto.
    Sul matrimonio gay, al di là del fatto che sarà già tanto, come giustamente dice Leppie, ottenere il Pacs, non si possono confondere le carte in tavola. Non si può ragionare per astrattismi, parlando di diritti negati equiparando la situazione degli omosessuali a quella dei neri americani o delle donne a cui non era riconosciuta dignità politica. In quei casi, infatti, non era riconosciuto loro lo status di individui. Nel caso degli omosessuali, invece, si darebbero loro pieni diritti salvo l’accesso ad un istituto da sempre considerato appannaggio del connubio uomo donna e finalizzato a sfornare marmocchi. La differenza la vedi anche tu, e lo sai anche tu che il metodo critico si basa proprio sulla distinzione e sul rifiuto di un dogmatismo intellettuale che mi pare troppo spesso tu assecondi. Con ciò, e lo ripeto per l’ennesima volta, non voglio dire che la concezione che abbiamo del matrimonio non sia cambiata nel corso dei secoli e non possa essere suscettibile di cambiamenti radicali nel prossimo futuro, ma mi pare che, attualmente, i tempi non siano maturi perché democraticamente (e, quindi, col consenso della maggioranza degli italiani e col voto favorevole della maggioranza dei parlamentari italiani) si possa, per decreto, concedere il riso e il bouquet anche ai gay di casa nostra.

  5. 12 luglio 2005 10:58

    Leggo e inorridisco. Ormai è chiaro, tu ignori tutto quello che ho scritto e detto su questo stesso blog e di conseguenza ignori quello che penso. Di conseguenza, non so a chi tu intenda rivolgere le cose che hai scritto qui sopra. Per quanto mi riguarda, hai proprio sbagliato indirizzo. Per quanto ti riguarda ti devo dire, e so quello che dico, ho l’impressione che tu sappia veramente poco della storia dei diritti, di chi e come li abbia desiderati, rivendicati, ottenuti. Oppure fai finta. In ogni caso, non ho tempo da perdere, magari ne riparliamo quando avrai la pazienza di leggere e capire quello che uno ti dice prima di replicare.

  6. 12 luglio 2005 12:36

    allora facciamo così: io mi sforzo di capire meglio il tuo pensiero e tu ti sforzi di non ribattere sistematicamente che non ti capisco, che non ti seguo, che ti traviso. E poi magari mi citi un paio di buoni manuali di storia dei diritti che sono stufo di non saperne niente, ma proprio niente.
    sh.

  7. 12 luglio 2005 13:34

    Figurati se mi metto a dirti il titolo dei miei manuali, non ci penso nemmeno. Ognuno ha i suoi maestri. I miei sono stati la mia salvezza e la mia benedizione e guai a chi li tocca. Piuttosto, cerca di far capire a chi ti legge con attenzione da dove tiri fuori certe cazzate. Cerca per favore di spiegarmi in che modo Carlo Giovanardi possa mai ritenersi offeso dal fatto che io mi sposi col ragionier Finazzi del quarto piano, incontrato in ascensore, del quale mi sono innamorato e col quale voglio vivere tutta la vita. Cosa, di grazia, c’è di nocivo in questo mio bisogno di normalità? E poi, se t’avanza la pazienza, potresti farmi capire come fa quel geniaccio di Miriam Mafai a definirmi diverso? Io spero che quella donna sia stupida e che non si renda conto di quello che dice.

  8. 12 luglio 2005 13:45

    ma se ti sposi c’è qualche speranza che diventi meno rompicoglioni? perché se è così, glielo spiego io a Carlo Giovanardi che è solo un modo per farti essere più felice. Riguardo a me,non ti preoccupare, non c’è speranza neppure con la torta nuziale.

  9. 12 luglio 2005 13:48

    comunque, selfs., ho proprio l’impressione che su certe cose proprio non riusciamo a capirci. non è che a spiegarsi si arrivi per forza a una soluzione. anzi. ecco perché poi la gente si fa la guerra…

  10. 12 luglio 2005 16:27

    Hai capito benissimo e lo sai bene, io non ho paura della guerra. Tu, mi pare che abbia rinunciato a spiegarmi per quale ragione io debba vivere con lo stemmino del “diverso” cucito sul petto. Non riesci a spiegarmelo. Peccato. Eppure dalla tua parte ci sono le notevoli argomentazioni (“intelligenti”) della sora Miriam, che sostiene che io sono diverso e devo restare diverso, possibilmente soffrire, perché questo la rende più felice. Siccome io sono strano, alle mie orecchie queste sono trombe di guerra. Perdonami se ho sbagliato tutto, se sono nato e cresciuto uguale e se scoprire di essere considerato diverso dai miei connazionali mi fa venire i brividi.

  11. 12 luglio 2005 16:46

    a volte mi cadono le braccia leggendo tante idiozie una dietro l’altra…

  12. 13 luglio 2005 09:27

    hai ragione, psikiatria, selfsurfer ha inforcato un’idiozia dietro l’altra….

  13. 13 luglio 2005 09:34

    selfs., devi portare lo “stemmino del diverso” perché sei diverso. E’ tautologico. Ed autoevidente. Che c’è da spiegare?

  14. 13 luglio 2005 12:33

    Io lo stemmino del diverso te lo faccio ingoiare. In modo tale che, come per magia, quello che ti sembra autoevidente diventa opinabile.

  15. 13 luglio 2005 12:37

    grazie, vado ghiotto di stemmini

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