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sua maestà il quorum

15 giugno 2005
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A me, questa retorica da scontro di civiltà che ha contraddistinto l’ultimo referendum, non è proprio piaciuta. Da una parte, chi tuonava su un temibile ritorno al medioevo, dall’altra chi prefigurava un futuro di replicanti. Tuttavia, a votare ci sono andato, perché la legge 40 mi sembra in certi punti una vera boiata come solo boiata possono essere i frutti di una stupida contrattazione parlamentare. E nonostante le tesi dei sì non mi convincessero molto più di quelle del no, sono andato a riporre il mio voto nell’urna, che tanto mi diverto sempre. Però, a fallimento accertato del referendum, vorrei lanciare una modesta proposta per le persone di buon senso: facciamo abolire il quorum.

Basta fare un rapido calcolo: se a votare per il sindaco o per il deputato della nostra zona si reca al seggio anche solo il 10% degli aventi diritto, non è forse che il sindaco o il deputato entrano in carica lo stesso? Oppure, se alle politiche la coalizione vincente è eletta anche solo dal 48% degli italiani, è forse meno vincente?

La garanzia che un referendum sia di interesse collettivo sta nelle innumerevoli firme che bisogna raccogliere prima di presentarlo. Se i cittadini italiani, alle urne preferiscono il mare, la montagna o anche solo il terrazzino di casa, vuol anche dire che a loro quel tipo di quesito proprio non interessa, che non sentono la loro vita minacciata dall’esito di quel voto. Se fosse vero il contrario, sono certo che in tanti alzerebbero il culetto dalla poltrona e si recherebbero in massa a scegliere il loro destino, come ancora avviene in alcune elezioni bulgare di certe regioni d’Italia. Altrimenti, non è che le elezioni siano un dovere, sempre e comunque, e anche lo starsene sulla sedia a sdraio può esser segno che della politica, a tanti di noi, non gliene potrebbe fregar di meno.

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5 commenti leave one →
  1. 15 giugno 2005 17:55

    Un’osservazione impeccabile, la tua. Dalla quale emerge una sola certezza, chiara e cristallina come l’acqua. La maggior parte del popolo italiano avente diritto al voto spesso è totalmente menefreghista e superficiale. E non pensa ad altri che a se stesso (alla faccia della responsabilità civile e rispetto degli altri.

  2. 15 giugno 2005 18:28

    secondo me è menefreghista e superficiale in certe occasioni, mobilitato ed attento in altre. E’ evidente che, nel caso del referendum, la gente non sia andata a votare per una pluralità di fattori (presunta complessità dei quesiti, disaffezione verso l’istituzione referendaria, e, in primis, adesione all’appello a disertare le urne). Altre volte non va a votare perché è convinto che, con la vittoria dell’uno piuttosto che dell’altro, non cambierebbe poi molto. Questo può essere segno di due cose, principalmente: o che una sorta di connaturato trasformismo porta a non distinguere tra due poli troppo simili; in senso positivo, invece, che gli attori politici condividono dei valori e regole percui, che vinca l’uno o l’altra, non ci sarebbero cambiamenti epocali, e nessuno si sentirebbe irrevocabilmente minacciato dalla vittoria della parte avversa.

  3. 15 giugno 2005 18:55

    Mai come in questa occasione la posta in gioco era stata chiarita pubblicamente. Tutti sapevano di cosa si trattava. Non aver capito, in questo caso, è una colpa e non una scusante. In secondo luogo, poche volte si andava a votare per cambiare veramente la vita delle persone, e non per interposto legislatore o presidente o sindaco. Si sente spesso reclamare più partecipazione democratica nelle scelte importanti, d’ora in poi si potrà rispondere che la domanda di partecipazione non interessa a 3/4 degli elettori.

  4. 16 giugno 2005 10:44

    il discorso fatto nel mio post valeva per un referendum-tipo, non per quest’ultima votazione. Qui, la gente se ne è stata a casa per vera e propria scelta: chi odia l’abuso del ricorso ai referendum; chi crede che sulla vita non si debba votare; chi pensa che fosse tropo difficile pronunciarsi sui quesiti refrendari…insomma, non si trattava di referendum qualsiasi.
    Per il futuro, però, consiglierei ai nostri parlamentari, di approvare una legge che lo abolisca sto stramaledetto quorum che tanto alla gente, in molti casi, non gliene frega niente di esprimere il proprio parere.

  5. anonimo permalink
    16 giugno 2005 15:19

    Che bello quando mi fai capire che ho ragione ma non lo dici esplicitamente.

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