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del minore dei mali

16 maggio 2005
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In genere, vorremmo che a vincere fossero i buoni. Poi, c’è anche chi tifa per i cattivi, ma quelli sono una minoranza. E’ dura, però, quando anche chi sta (o presume di stare) dalla parte del bene, deve scegliere tra due diverse gradazioni di male. Parlo della rivolta uzbeka. Ma, più in generale, della storia. Di quei casi, nella storia, in cui il terzo non è dato. Ed il primo ed il secondo sono entrambe opzioni poco raccomandabili. Succede così che, nonostante il dittatore di Tashkent, Islam Karimov, sia uomo spietato e brutale e che il suo sia un regime dispotico, ben poco di rassicurante ci sia anche da aspettarsi dall’opposizione in rivolta formata, in buona parte, da islamici fondamentalisti (con infiltrazioni di Al Qaeda). Come hanno spiegato ieri Sinatti sul Sole 24 Ore e Makarin su Repubblica, se, adesso, Karimov venisse rovesciato, l’Uzbekistan potrebbe piombare nel caos e cadere facile preda di islamici radicali.

 D’altra parte, la storia è piena di episodi in cui a contrapporsi erano proprio malefiche figure, che, a seconda dei casi e delle circostanze, o venivano utilizzate da chi combatteva dalla parte giusta, oppure rigettate nell’abisso. La settimana scorsa c’è stato un gran parlare di Yalta e delle scelte che si compirono in quel lontano 1945. Cosa preferire, in assenza di altre possibilità, tra il funesto giogo di un Hitler alla conquista del mondo ed il non meno feroce giogo di uno Stalin intento a deportare in Siberia qualsiasi (presunto) nemico? Gli anglo-americani optarono per il male minore o, forse, per il meno aggressivo dei mali, all’epoca. Salvo che, in molti paesi dell’Est Europa, alla dominazione nazista, seguirono, dopo Yalta, 50 anni di dura conquista sovietica. Alla faccia di chi crede che bene e male, giusto ed ingiusto, nella storia, siano facilmente separabili l’uno dall’altro.  

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22 commenti leave one →
  1. 16 maggio 2005 16:18

    Astraggo dal contenuto e lancio il treno della fantasia. Pensa se fossi andato vent’anni fa in una sezione del PCI a fare questo discorso.

  2. 16 maggio 2005 16:26

    beh, oggi mi basta finire in una sezione dei comunisti italiani, quelli di Cossutta, e cioè gli ultimi stalinisti e castristi rimasti (e che aspirano a tornare al governo), per fare la stessa fine che avrei fatto vent’anni fa.

  3. 16 maggio 2005 17:06

    La differenza è che il PCI di vent’anni fa ci credeva alle cose che diceva. Non so cosa pensare del partito dei Comunisti italiani e della sua linea in politica estera. E’ la stessa linea politica di un militante del PCI del 1955 appena svegliatosi dal coma. La cosiddetta linea “goodbye Lenin”. E poi non so cosa pensare degli elettori dei Comunisti italiani. Credo se ci pensassi un po’ su finirei su una di queste conclusioni
    1) i candidati dei CI fanno la messinscena dei comunisti di Guareschi, offrendo agli elettori esattamente quello che cercano, ovvero un poco di innocuo populismo nostalgico;
    2) il numero degli elettori quasi coincide con quello dei candidati sommato a quello dei parenti più stretti dei candidati, ovvero un altro partito per finta.

  4. 16 maggio 2005 17:29

    potevano anche crederci, vent’anni fa, alla loro bella storia del comunismo e dei bolscevichi bravi ma Arcipelago Gulag era già uscito da tempo, Praga e Budapest erano state ricondotte sulla giusta via rispettivamente nel ’56 e nel ’68 e in nome del comunismo rivoluzionario un pò troppi giovani avevano rapito e ucciso in giro per il mondo.

    sul fenomeno del nostalgismo, fa sorridere tanto quanto non desta particolari timori. A destra come a sinistra. Trascinarsi, però, dentro ad una moderna e propositiva coalizione politica, questi relitti della storia, mi pare, facilmente, evitabile.

  5. 17 maggio 2005 08:52

    Premesso che Stalin è indubbiamente, assieme a Hitler e prima di lui, il più grande assassino di massa del XX secolo, bisognerebbe domandare ai russi di oggi cosa pensano del “meraviglioso” mondo libero. Molti rimpiangono il passato, certo non gli anni di Stalin ma quelli di Breznev e di Krusciov sì. La verità è che non è mai esistito governo russo, dagli zar in poi, che non fosse dispotico e spietato e capace di commettere enormi ingiustizie: probabilmente brutalità e dispotismo, azzardava Bruce Sterling in un suo articolo, son cose che i russi si aspettano dai propri governanti. Il governo sovietico, quantomeno, garantiva alla gran parte dei cittadini alcune cose essenziali; ciò che il governo russo attuale non fa.

  6. 17 maggio 2005 09:24

    Licenziamentoecc., in quello che dici c’è probabilmente un fondo di verità, anche se quando si entra nel campo della psicologia sociale tutto diventa opinabile.
    Esiste il caso eccellente del Giappone, paese che ha conosciuto, fino al ’46, solo regimi autoritari capeggiati da un imperatore divinizzato e che poi è divenuto una democrazia all’occidentale, per smentire la tesi di Bruce Sterling. D’altra parte, la Germania stessa, oltre al breve e fallimentare esperimento di Weimar non ha mai avuto in passato regimi “democratici” anche se ha conosciuto un autoritarismo “costituzionale”.
    Può anche darsi che tu abbia ragione, però non si può negare che le transizioni siano sempre difficili, che il “si stava meglio quando si stava peggio” sia sempre in agguato e che la libertà, la democrazia, il benessere non si improvvisino dall’oggi al domani. Probabilmente, anche tanti italiani dei primi anni cinquanta, di fronte al mutare rapido e travolgente del Paese, rimpiangevano le sicurezze che un “regime” poteva aver garantito loro. Non per questo, però, non siamo popolo adatto alla democrazia.

  7. 17 maggio 2005 09:35

    Due cose che ho saputo.

    1) La polizia russa ha preso l’abitudine di telefonare a casa degli iscritti ai partiti democratici e di opposizione per interrogarli sulla loro reale appartenenza al partito. Chiedono nome e cognome di tutti gli eletti a tutti i livelli (avete presente quanto è grande la Russia?), chiedono dettagli sullo statuto del partito e sul programma. E se non rispondi correttamente, ti cancellano dal partito. La legge elettorale stabilisce che un partito debba avere un tot di iscritti per partecipare alle elezioni. Grazie a queste operazioni può capitare che da un giorno all’altro un partito si ritrovi al di sotto del numero minimo, quindi escluso.

    2) attualmente l’argomento più dibattuto dai partiti politici è cosa pensare del passato sovietico. Stanno ipotizzando la riabilitazione della figura di Stalin e stanno discutendo che in fondo in fondo il patto Ribbentrop-Molotov non era così male.

  8. 17 maggio 2005 09:52

    sul dibattito attorno al passato sovietico, caro selfs., ci sarebbe tantissimo da dire. pensa soltanto che la grande manifestazione sulla Piazza Rossa di martedì scorso, con Bush e Chirac e Berlusconi, ha celebrato la guerra patriottica 1941-45, omettendo, come se nulla fosse, che i sovietici nel ’39 si erano alleati con Hitler, spartendosi non solo la Polonia, ma pappandosi i Paesi Baltici, la Finlandia più altre cosette varie.
    La formidabile impresa di rielaborazione della memoria storica, che in Putin ha un chiaro punto di riferimento, ha l’intento di rileggere il passato sovietico in chiave nazionalista e patriottica.

    Della stesa figura di Stalin, in Russia, si tende a ricordarne le “eroiche” virtù di combattente omettendo il suo sanguinario dispotismo. In questi ultimi giorni pare siano state inaugurate non poche statue del dittatore sovietico, e a Volgograd sarebbe forte il movimento popolare desideroso di ritornare al vecchio nome della città: Stalingrado!

  9. 17 maggio 2005 12:45

    Shylock, le cose che scrivi sono storicamente assai inesatte. Scrivi che “la Germania stessa, oltre al breve e fallimentare esperimento di Weimar non ha mai avuto in passato regimi ‘democratici'”, quando le Libere Città Imperiali (ai tempi del Sacro Romano Impero) furono i primi esperimenti di gestione ‘democratica’ degli affari pubblici, in seguito imitati dai Comuni italiani: non a caso il luteranesimo, che sulle istituzioni democratiche insisteva molto, è nato proprio in Germania. Scrivi poi: “Esiste il caso eccellente del Giappone, paese che ha conosciuto, fino al ’46, solo regimi autoritari capeggiati da un imperatore divinizzato e che poi è divenuto una democrazia all’occidentale”. Il Giappone, bada, non è una democrazia e certamente non è una democrazia “all’occidentale” (che significa, poi?). E’ uno Stato parlamentare fortemente autoritario, che rispetto alla democrazia è altra cosa: la democrazia come la intendiamo noi a giapponesi, e agli orientali in genere, sembra una cosa da matti.

    Terrei infine a dire che gli italiani mi sembrano uno dei popoli maggiormente inadatti alla democrazia del globo (era questo un tasto su cui batteva sovente il grande Indro Montanelli), visto che tendono a ridurre la democrazia a una forma di oligarchia paternalistica.

  10. 17 maggio 2005 13:32

    Licenziamento, ti darei ragione. Ma, dal momento che l’idea che mi pare tu abbia della democrazia sia puramente teorica ed astratta, aggiungerò una serie di punti. A quale democrazia ti rifai? A quella rappresentativa? A quella diretta?
    Pensare che in Italia non ci sia democrazia perché gli italiani sono inadatti alla democrazia stessa, mi pare una forzatura. Nessuno sta qui a cantare le lodi della vita politica italiana, sputtanata e degradata senza che ce lo ripetiamo tutti i giorni anche su questi schermi.
    Però, possiamo contare su partiti politici più o meno liberi e rappresentativi, su poteri più o meno separati, su un’informazione più o meno vigile, su un grado di libertà individuale da non sottovalutare. Se, poi, mi rispondi che la democrazia “classica”, la democrazia alla Rousseau è altra cosa, ben venga la tua obiezione, ma, infatti, i sistemi che si sono configurati in Occidente sono liberal-democratici.

    Tutti i sistemi sono misti, è difficile, rarissimo se non impossibile ritrovare sistemi puri. Ne consegue che oligarchia, paternalismo, tendenze autoritari siano mali coi quali, talvolta, anche le democrazie sono costrette a convivere, pur senza che venga meno il loro assetto generale.

    Per quanto riguarda Germania e Giappone, so bene anch’io che durante il medioevo le città libere tedesche erano esempi di democrazia, ma ho evitato di riandare così indietro nel passato. Anche perché, essendo la mia conoscenza della storia giapponese piuttosto limitata, non escludo che anche lì, in epoche remote, piccole comunità locali abbiano conosciuto forme partecipate di governo. Tu pensi il contrario?

    Sulla democrazia alla giapponese, mi pare, ancora una volta, le tue argomentazioni siano esagerate. Il Giappone ha una liberal-democrazia all’occidentale (è nato in occidente il concetto e la prassi di democrazia che noi oggi conosciamo), con poteri separati ed una vita politica conflittuale e partecipata.
    Che, poi, in Giappone vi sia, ancora, un fondo autoritario, è altra cosa. Lo so bene che l’organizzazione aziendale è paternalistica, gerarchica ed autoritaria.
    Ma io intendevo parlare di istituzioni, di sistemi politici, non di mentalità….

  11. 17 maggio 2005 14:50

    @shylock, ribadisco: gli orientali la nostra idea di democrazia non la concepiscono proprio. Ti basti dare un’occhiata a come si comporta il sistema giudiziario giapponese (per non parlare di quelli della Cina, di Singapore etc.). O di come sono concepite le istituzioni scolastiche e formative. Gli orientali sono troppo ancorati alla tradizione, non c’è verso: laddove la base della democrazia occidentale è la dialettica, dunque non si dà democrazia senza una certa qual istituzionalizzazione del relativismo e dello scetticismo. Tu dici che i giapponesi possono contare su “grado di libertà individuale da non sottovalutare”: mi viene il dubbio che tu confonda la libertà col benessere.

  12. 17 maggio 2005 17:16

    Ragioniamo per distinzioni. La Cina non è il Giappone. Lo so anch’io che i tribunali cinesi sono quel che sono. Infatti, la mia tesi numero uno era proprio che il Giapone rappresentasse un’eccezione (anche se libere elezioni si sono avute recentemente in Sud Corea) rispetto alla regola autoritaria asiatica.
    Rileggi bene: non ho mai detto che “i giapponesi possono contare su grado di libertà individuale da non sottovalutare”. Se controlli, nel mio commento, stavo parlando degli italiani. Perciò, la tua accusa di non distinguere tra benessere e libertà, decade.

  13. 17 maggio 2005 18:35

    E se andassi invece in una sezione di verdi o rifondazione?

  14. 18 maggio 2005 07:42

    @shylock, i tribunali giapponesi sono un po’ meglio di quelli cinesi, ma non tanto. Quelli di Singapore e della Corea, poi, non ne parliamo: sono anche peggio di quelli cinesi. Poi: hai detto che il Giappone sarebbe una democrazia, adesso dici che non hai mai sostenuto che i giapponesi dispongano di un grado di libertà da non sottovalutare: scusa, ma se non ne dispongono, che democrazia sarebbe? un elevato grado di libertà individuale è una condizione necessaria (e neanche sufficiente) perché vi sia democrazia.

  15. 18 maggio 2005 07:43

    PS. Dicendo “Corea” mi riferivo, ovviamente, alla Corea del Sud; quelli della Corea del Nord non meritano neanche il nome di tribunali.

  16. 18 maggio 2005 09:32

    per la cara esperpunto:
    si può dir di tutto, e qui lo facciamo, di rifondazione: ma non li si può accusare di nostalgia dello stalinismo, almeno a livello di maggioranza (non garantisco per la fronda interna…). Anche il Manifesto so che non ha lesinato critiche al nostalgismo filo-staliniano e ha dedicato spazio ai crimini del satrapo sovietico. E anche su Castro sono poco apologetici.Il problema è che poi difendono quel nuovo tiranno di Hugo Chavez e dimenticano che Stalin non è stato l’unico cativastro del comunismo. Ma questo è un altro problema.

    per il sofista licenziamentoecc.:
    mettiamola così, visto che non hai riletto con molta attenzione il mio commento.
    Io preferirei farmi arrestare in Giappone, che è l’unica democrazia dell’Estremo Oriente, piuttosto che in Cina dove si va in carcere se si parla male del governo o se si è cristiani ecc.
    Guardati i rapporti internazionali sulle situazioni carcerarie e ti assicuro che non potrai non darmi ragione.

  17. 18 maggio 2005 11:03

    @shylock, continui a scrivere cose che, in nessun modo, qualificano il Giappone come una democrazia. Il discorso “… io preferirei farmi arrestare qui anziché lì” non significa nulla: può anche darsi che le carceri giapponesi siano più umane e/o meglio gestite di quelle cinesi, ma ciò non significa che il sistema giudiziario giapponese soddisfi dei requisiti minimi accettabili. Io preferirei farmi arrestare per furto d’auto a Singapore (dove per il furto d’auto si rischia ‘solo’ l’ergastolo) piuttosto che in Cina, dove per il furto d’auto c’è la pena di morte: ciò vuol dir forse che il sistema giudiziario di Singapore è accettabile per una democrazia? Direi di no. Stesso discorso vale per il Giappone, il cui sistema giudiziario è inaccettabile per una democrazia: basti da sé il fatto che contempla la pena di morte, che consente processi indiziari, e che è un sistema giudiziario sostanzialmente non garantista, il cui obiettivo è più il mantenimento dell’ordine che non l’equità verso i cittadini.

    PS. Prima mi dai del sofista (dunque mi accusi di cavillare), poi sostieni che “non ho letto con attenzione il tuo commento”. Come potrei cavillare, se non leggo con attenzione? Il tuo discorso contiene una contraddizione implicita.

  18. 18 maggio 2005 11:20

    con questo, licenziamento, spero chiusa la contesa, almeno da parte mia, ma finalmente ho capito dove sta il punto: tu hai una tua idea di democrazia che è giusta, legittima, ma non è l’unica possibile idea o pratica democratica.
    Mantenere l’ordine non è democratico? Ma chi l’ha detto?
    Lo stato di diritto liberal-democratico deve garantire equità? Sì, forse, ma non necessariamente.
    La mancanza di garantismo? Avviene pure in Italia… Ci abbiamo pure fatto un referendum sopra, sacrosantemente voluto dai radicali e che non ha raggiunto il quorum.
    La pena di morte? Per me, come per te, evidentemente, è pratica immonda. Ma gli Usa non sono stato di diritto? Non sono forse liberal-democrazia? (prevengo le tue obiezioni: se, come suppongo, tu dovessi dire di no, non inizierò un lungo e sfibrante dibattito su cosa siano gli Stati Uniti).

    A presto e grazie per il piacevole duello

  19. 18 maggio 2005 11:29

    “Lo stato di diritto liberal-democratico deve garantire equità? Sì, forse, ma non necessariamente”. Spero di aver capito male. Uno stato che non garantisce equità davanti alla legge non è, implicitamente, democratico: è, né più né meno, uno Stato autoritario.

  20. 18 maggio 2005 11:36

    quello, era sottinteso. temevo parlassi di equità economica.

  21. 19 maggio 2005 13:00

    C’è chi dice che le cose siano andate diversamente…

    (bene adesso sono pronto a sentirmi dare dei nomi…:-))

  22. 19 maggio 2005 13:14

    non so stalin, ma il cinese mao pare avesse una voracità sessuale da pornodivo e andasse in caccia di vergini e ragazzini

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