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Sottane e sottane

26 aprile 2005
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Sta succedendo a parecchie persone insospettabili (metallari inguaribili, carrozzieri puttanieri, mignotte leggendarie) di scoprirsi affascinate dalle cose della chiesa. Si ritrovano soggiogati da un fascino potente e incontrollabile. Vanno a mettersi in fila ovunque sia annunciato il passaggio di Colui, a mettere i fiori davanti all’immagine di Quell’altro. Segno che la propaganda funziona, che il raggio mediatico arriva dove deve arrivare, che semina oggi e semina domani qualcosa spunterà. Fin qui tutto normale.
Il mistero odierno riguarda invece l’attaccamento morboso tra due categorie che paiono definirsi a vicenda, ciascuna incapace di far passare un sol giorno senza
biasimare l’altra, incapace di riconoscerne l’esistenza e la legittimità come per altre cose del mondo come le zanzare e le tonsille, incapace a quanto pare di percepire l’oziosità di questo stuzzicarsi, nella quasi totale indifferenza generale. 
I froci e i preti in questi giorni stanno dando il meglio. Gli uni ad amplificare ogni mormorio vaticano e a riproporlo come annuncio di tempi bui, di rigurgiti medievali, roghi decapitazioni sommarie. Gli altri sempre col ditino alzato a scongiurare la fine dei valori, ovvero della famiglia, con queste pretese di uguaglianza che se dio avesse voluto avrebbe fatto anche la versione omosex del Gioco delle coppie. Il risultato è una dinamica da fronti contrapposti, nella quale ciascuno accusa l’altro di causare tutti i mali del mondo. Ci vanno certamente a nozze i froci che vogliano sentirsi cattivi e perversi. Quelli che indossano volentieri la casacca del contronatura, anzi guai se glie la levano. Passi per i preti, che sono come sono e pazienza. L’altro fronte, quello dei froci, rischia di perdere tempo e di diffondere una rappresentazione alterata delle reali forze in campo. Rischia di perdere una grande occasione.
La verità è che la battaglia froci/preti è inutile e per questo è inutile schierarsi. Mentre in Spagna si concede il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, la punta più avanzata del movimento gay italiano chiede il patto di solidarietà alla francese (e non lo ottiene). Se chiedi alle associazioni gay e lesbiche italiane la ragione di questo puntare così in basso, la risposta è che "bisogna realisticamente considerare che l’Italia è un paese cattolico", vale a dire pieno di gente pronta a dar fuoco ai palazzi se passa una legge sul matrimonio gay. Questa idea è priva di qualsiasi rapporto con la realtà. Quando si dice che il problema sono i cattolici si dimentica che esistono migliaia di omofobici laici. Ma soprattutto che esistono milioni di cattolici ragionevoli, che hanno amici, figli, zii e addirittura genitori gay e lesbiche. Persone disposte a ragionare della dura vita e della sua complessità. L’hanno fatto in passato, su questioni veramente spinose come l’aborto e il divorzio. Perchè dovrebbero smettere di farlo quando si tratta di matrimonio omosessuale, una istituzione tutto sommato innocua, un concetto assolutamente lieto e alla portata di tutti?
Quanto contino politicamente i preti nei valori del nostro paese, lo verificheremo col referendum sulla procreazione. E se le posizioni della chiesa sulla procreazione sono assurde, non meno lo sono quelle sul matrimonio. La gravità della faccenda è che a molti omosessuali, specie ai portabandiera del movimento, sfugge la gravità del lasciarsi affondare, oggi, dall’alibi del "paese cattolico".
Non è un caso che gli stessi attivisti del movimento gay dichiarino di "non concepire" l’esistenza di omosessuali credenti e praticanti. Quale sintomo più efficace della completa incapacità di concepire la complessità delle cose umane, l’elasticità delle appartenenze? (Per giunta, proprio in persone che invocano una disponibilità all’ascolto e all’apertura da parte degli altri!)
Appartenere è sempre un compromesso. Ed è forse questo il seme della incapacità di agire degli attivisti gay, nei quali la rigidità rispetto al compromesso si traduce in incapacità di agire, probabilmente essendo essi in prima persona di famiglia o di educazione cattolica, quindi esempi viventi di appartenenze veramente complesse e polivalenti. Appartenenze rinnegate nella logica della contrapposizione. Risultato: la oggettiva inconsistenza delle iniziative del movimento gay e lesbico in Italia.

Tra un mese due amici miei si sposano. In Belgio. Auguri!!

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10 commenti leave one →
  1. 26 aprile 2005 19:35

    Questione interessante e complessa. Che per la Chiesa essere sempre e comunque up-to-dated, il tuo stesso discorso sul nuovo fascino per le cose religiose dimostra quanto non sia prioritario. Fascino che, certamente, è dovuto alla capacità di sedurre mediaticamente, all’abilità di far arrivare la parola del signore in ogni dove, ma, anche, all’atavico ed evidentemente radicale senso religioso del genere umano (chiamalo come vuoi, chiamalo bisogno di certezze, desiderio di risposte ultime…).

    Che il mondo gay italiano non abbia il senso della realtà, mi sembra allo stesso tempo molto vero e molto falso. Molto vero perché, come tu dici, spesso e volentieri ragiona per assiomi e slogan, non capta la complessità di un mondo contraddittorio e confuso; molto falso, perché l’approccio riformista che i gay leader, Grillini, il nostro amico Nichi, dimostrano, secondo me alla lunga paga. Non tener conto che l’Italia, non solo è un paese cattolico, ma è il paese in cui ha sede il Papato, mi pare insensato ed intollerante. Anche la Spagna è un paese cattolico, è vero, ma:

    1) il consenso popolare al matrimonio gay, decisione legittima perché partorita da una maggioranza eletta, è stato, comunque, solo misurato da sondaggi. Si sa che i sondaggi non ci prendono sempre e necessariamente…

    2) non si ricorda che, da anni, grazie sl governo Aznar (lo stesso Aznar, cattivastro di destra, che tutto il progressismo nostrano ha a parole linciato) in ben 4 regioni spagnole era possibile, per le coppie di fatto, unirsi legalmente. Ecco il riformismo, ecco i piccoli passi…

    Ognuno può pensarla come vuole, ma a me questo bisogno di essere tutti uguali, di livellare ogni differenza e distinzione pare insano, pare frutto dell’incapacità di accettare se stessi e di un bisogno mediocre (anche se comprensbile) di normalizzarsi. Non molto tempo fa, un interessante e mai banale scrittore del quale su Shylock già abbiamo parlato, Walter Siti, omosessuale dichiarato, ha sostenuto, optando, di conseguenza, per i PACS francesi, che il desiderio di matrimonio di certi omosessuali a lui faceva venire più in mente un senso d’inferiorità verso le coppie etero, verso la famiglia tradizionale, che non il bisogno di veder riconosciute le proprie unioni.

    La Chiesa, come qualunque altro gruppo di pressione, può dire quel che vuole, ma difficilmente potrà contrastare una modernizzazione inarrestabile: la legge sul riconoscimento delle coppie di fatto, anche in Italia, non tarderà ad essere realtà. Checché ne dicano i preti o le gaye profetesse di ogni sciagura prossima ventura.

  2. 26 aprile 2005 21:55

    Auguroni anche da parte mia!

  3. 27 aprile 2005 08:14

    Gran bel postino shylock. Anche io provo un certo fastidio per le ripetute dichiarazioni isteriche su benedetto XVI ma, credo, non per le tue stesse ragioni. Come ho scritto sul mio ultimo post credo che i laici piuttosto di sbraitare contro un papa che deve essere ancora messo alla prova (e che per ora ha dimostrato grande intelligenza, per esempio, trascurando la Spagna nel suo primo Angelus), farebbero meglio a fare delle battaglie di sostanza come quella per l’abrogazione del concordato o per la riforma del diritto di famiglia. La battaglia non va fatta contro i preti, ma contro i politici clericali.

  4. 27 aprile 2005 13:40

    Perchè nei blog si può solo commentare? Non esistono i cazzotti virtuali?

  5. anonimo permalink
    27 aprile 2005 13:48

    però ci si può organizzare.

  6. 27 aprile 2005 15:04

    fatta: io ho una lista di blogger da menare a sangue.

  7. 27 aprile 2005 18:37

    inizia col menare ebu travestito da pluralista

  8. 27 aprile 2005 22:06

    in generale sono d’accordo con il post. la chiesa fa il suo mestiere e i cattolici impegnati (come me) possono provare, se credono opportuno, a operare per il cambiamento.
    i politici – e le associazioni – invece devono agire pragmaticamente e cercare di risolvere problemi.
    attualmente eterosessuali e persone lgbt non sono uguali, non hanno gli stessi diritti e non si possono esprimere allo stesso modo. aprire il matrimonio a tutte le coppie adulte che vogliono contrarlo (di sesso diverso e dello stesso sesso) è solo un’estensione di diritti.
    chi dice che sarebbe “la fine del matrimonio” non porta alcun argomento ragionevole, fa solo ideologia

  9. 27 aprile 2005 23:11

    è ovvio che la “fine del matrimonio” non è certo un argomento.
    per me, però, la discussione dovrebbe prendere un’altra piega altrimenti si fanno le solite quattro chiacchiere da bar in cui ci si da tutti ragione a vicenda.

    la questione è questa: esistono o no dei limiti naturali invalicabili? tutto può essere lecitamente messo in discussione, tutto quello che siamo abituati a conoscere?
    a me pare si discuta con troppa leggerezza di diritti, non è che siamo alla lotteria dei diritti, chi è più fortunato (o più forte) si becca più diritti degli altri. se gli etero hanno il diritto al matrimonio e i gay no, è perché il matrimonio è un’istituzione nata con l’idea di generare (attenti al verbo) una famiglia. poi, è ovvio che le cose cambiano, che anche chi non genera non deve restituire il contratto matrimoniale, che si può adottare, procreare in vitro ecc. ecc.

    Che cosa vogliono ottenere i gay, di essere come tutti gli altri o di vedere riconosciuti certi, sacrosanti, diritti? perché se si vuole essere come tutti gli altri, allora si cade nel solito discorso: tutti devono avere il diritto a non essere poveri, ad essere amati, ad essere rispettati. purtroppo, però, la natura è ingenerosa, fa nascere alcuni belli ed altri brutti, alcuni intelligenti e tanti sciocchi, alcuni ricchi da paura ed altri poveri da spavento, alcuni froci ed altri etero… che facciamo? che aggiustamenti usiamo? la storia ha dimostrato che il livellamento di matrice collettivista ha creato nuove diseguaglianze, nuova sofferenza, nuova disperazione.
    Con ciò, non voglio dire che il matrimonio gay comporterebbe sangue e lacrime, ma che l’oltrepassare alcune certezze, che a me paiono incontrovetibili, spesso ha generato mostri.

    I PACS, oppure i contratti evocati l’altro giorno da Capezzone (dei radicali) sul Corriere, sono la risposta giusta ad una necessaria regolamentazione di uno stato di fatto che garantisce una piena legittimazione legale. Ribadendo, però, che non siamo tutti uguali. Perché in fondo, io proprio non la capisco questa corsa a dichiarsi tutti uguali, ma cosa ci sarà di bello nel livellamento?
    ogni condizione ha i suoi vantaggi e svantaggi. se non si considera vero neppure questo, si entra nel patologico…

  10. anonimo permalink
    10 luglio 2005 11:49

    Shylock, dai. Lo ammetto. È una forma di generosità chiedere il matrimonio anche per gli omosessuali. Altrimenti gli eterosessuali continueranno a sentirsi inferiori, e poi vorranno anche loro sposarsi come i finocchi.

    Scherzi a parte, potremmo chiamare gli immigrati che chiedono la cittadinanza non so, stoquianchio. Cambiamo anche tutte le leggi e dove si legge cittadinanza aggiungiamo stoquianchianza, e gli stoquianchii avranno gli stessi diritti degli italiani. Magari chiamiamo i matrimonio tra uno stoquianchio e un cittadino in altro modo, perché livellare tutto?

    Shylock, non fare retorica.
    Non è questione di livellare le cose. È questione di decidere chi ha dei diritti e chi no.
    Poi, se vogliamo parlare di strategie, è un altro conto. Sono d’accordo che sia molto meglio passare dai PACS. Far scoprire il vecchietto, alla sciura o al giovane ciellino (ah questa sarà dura) che la macellaia, l’autista dei radiobus o il piadinaro di Rimini sono persone come le altre anche se PACSati.
    A questo punto la sciura e il vecchietto si chiederanno perché mai non possano sposarsi. E i giochi saranno fatti.

    Io sono perché ci siano i PACS e perché ci siano i matrimoni omosessuali. Ognuno si scelga la formula che preferisce, proprio per evitare i livellamenti.
    Tu invece vuoi imporre le tue irregolarità, invece di lasciare libero ciascuno di scegliere quando, come e se essere non livellato.

    Leppie

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