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il latinorum della messa

19 aprile 2005
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Guido Ceronetti è uno scrittore e pensatore stravagante che dispensa pillole di sarcasmo e di tragedia anti-moderna dalle sue quotidiane rubriche sulla torinese Stampa. Sulla Repubblica di ieri, Ceronetti ha stupito ancora una volta con la sua lettera all’eligendo pontefice chiedendo di ripristinare la messa in latino ed il canto gregoriano, elementi capaci, a suo dire, di restituire il necessario trasporto spirituale in chiese svuotate e sonnacchiose risvegliate da canti degni dello Zecchino d’oro. Burlone sì, il Ceronetti, ma se poi vai a vedere, se ti metti dal punto di vista della Chiesa (e non dal nostro, che vogliamo essere moderni e laici e anche un pò anti-clericali!), non è che tutte queste modifiche post-conciliari nate con l’intento di avvicinare i fedeli ad un’istituzione forse sentita come distante, e cioè la messa in italiano accompagnata da canti e schitarrate pop, più tante altre questioni sulle quali non ci dilunghiamo, abbiano contribuito a riempire le nostre chiese. Perché io a messa ci vado poco o niente, ma tutte quelle volte la chiesa è quasi vuota e popolata com’è, soltanto, dalle solite poche vecchiette che non vivono mica in eterno…

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18 commenti leave one →
  1. 20 aprile 2005 13:33

    La Chiesa e la religione non esistono più. Solo vecchiette, appunto, con o senza schitarrate. Ciao

  2. 20 aprile 2005 14:00

    Se non credessi che il problema non stia nella liturgia, ma nella dottrina, proporrei la messa in inglese. Questo sì che darebbe una bella immagine progressista;)

  3. 20 aprile 2005 14:17

    Bè, io che sono ateo a messa non ci vado affatto, ma se fosse in latino coi canti gregoriani forse qualche volta ci andrei invece.

  4. 20 aprile 2005 15:03

    La fede ai tempi del blog

  5. 20 aprile 2005 16:00

    licenziamento, qui a genova c’è una piccola chiesetta con messa in latino. ci ho provato ma è solo al sabato alle 5 del pomeriggio. forse senza gregoriani.

  6. 20 aprile 2005 16:16

    rapace, secondo me sei rimasto un pò indietro, ti sei perso qualche raduno oceanico di papa boys e qualche statistica che dimostra che il fascino della religione è in aumento verticale.

  7. anonimo permalink
    20 aprile 2005 16:34

    Se sei come sembra a favore del ritorno del latino nella liturgia perchè allora lo chiami “latinorum”?Non ti sembra che questa espressione abbia una connotazione dispregiativa?Sei sicuro che te ne freghi veramente qualcosa del latinorum?Già nel medioevo il latino durante la messa veniva percepito dai fedeli come estraneo, si iniziò allora a fare le prediche in volgare per evitare incomprensioni e per fare sì che il messaggio arrivasse diretto e chiaro, Gesù poi non parlava forse al popolo con la sua lingua??

    Margot

  8. 20 aprile 2005 16:39

    ironia, margot! per quanto troverei accattivante e incredibilmente mistica una messa in latino, qui si fa per scherzare e giudicherei la cosa alquanto anacronistica. per di più, non mi pare essere all’ordine del giorno tra le priorità di benedetto XVI.
    ciao

  9. anonimo permalink
    20 aprile 2005 16:57

    In realtà mi sembrava che dal latino dovesse dipendere la sopravvivenza del cristianesimo…cmq, se si fa per scherzare…

    Margot

  10. 20 aprile 2005 16:59

    di dove ne provieni, amabile margot di blog sprovvista?

  11. anonimo permalink
    20 aprile 2005 17:05

    Da Cuneo

  12. 20 aprile 2005 18:36

    ecco, per te che sei di cuneo, la messa in latino puoi andarla a sentire a torino in compagnia di guido ceronetti, alla misericordia, la domenica mattina alle 11. ah, la chiesa pare essere sempre molto affollata…

  13. 20 aprile 2005 20:03

    mi correggo: ecco le dichiarazioni di Ratzinger sulla messa in latino (da La Repubblica di oggi):
    “Oggi il latino nella messa ci appare quasi un peccato. Ma si preclude così anche la possibilità di comunicare tra parlanti lingue diverse, che è così preziosa in territori misti. Se nemmeno nelle grandi liturgie romane si può cantare il Kyrie, allora si è verificato un depauperamento culturale e il venir meno di elementi comuni”.

  14. anonimo permalink
    20 aprile 2005 20:58

    Ci andrò sicuramente…

  15. anonimo permalink
    20 aprile 2005 21:00

    Mi viene già da ridere a pensare che le persone cattoliche parlanti lingue diverse debbano parlare il latino per capirsi…che idea balzana, è assurdo!

    Margot

  16. 21 aprile 2005 00:16

    i miei genitori, e non sono centenari, in ungheria, in viaggio di nozze, mi hanno raccontato di essersi espressi, in mancanza di altro e con più persone, proprio in latino. sa di leggenda metropolitana, ma se vuoi chiedi a mamma che ti spiega…

  17. anonimo permalink
    21 aprile 2005 00:24

    Ma perchè non usiamo il dalmatico già che ci siamo!Magari qualcuno che lo parla c’è ancora!

    Margot

  18. 21 aprile 2005 11:18

    a favore della messa in latino anche Massimo Gramellini, sulla Stampa. Carlo Rossella, su Radio Montecarlo, parla anche della necessità di ritornare a fare le prediche dal pulpito. Non è che si potrebbe anche ripensare alle Crociate, che ho in mente qualche milione di persone che secondo me si potrebbe anche cacciarle via da questo pianeta?

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