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3 aprile 2005
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Venerdì 1 aprile. Dal selciato di S.Pietro il nostro inviato eburneodente scrive a beneficio dei suoi lettori

 

“RISALGO di passo viale della Conciliazione, supero diversi presidi di giornalisti ai lati del viale e superate le transenne oltre le quali le telecamere dei media non possono andare, entro finalmente in piazza S.Pietro. La folla qui è più densa, ma anche più ferma e calma di quella che mi sono lasciato alle spalle. Dal lato della piazza che dà verso le due finestre accese, si sta quasi stretti. Sento subito il silenzio che contrasta in maniera particolare con la situazione più agitata che ho lasciato dietro di me. Fedeli assorti con gli occhi puntati alle finestre. Mi occorre un po’ prima di percepire che il silenzio non è assoluto, ma è rotto da tante voci; ogni tanto si formano gruppi che intonano preghiere.

Torno al di là delle transenne, dai giornalisti. Ci sono troupe spagnole che intervistano turisti spagnoli, troupe inglesi che intervistano turisti inglesi e troupe americane che fanno altrettanto con turisti americani. Mi fermo a parlare con un giornalista di un quotidiano scozzese, che mi chiede: «Credi che il papa sia un figura importante per i romani?». Lo lascio lì e torno alla folla raccolta attorno al colonnato.

Al contrario di una massa omogenea, distinguo persone di tutti i tipi. E’ evidente che in quanto a numero, i curiosi superano i fedeli e, per impatto visivo, i turisti anglofoni superano tutti. Dall’abbigliamento si nota che i giovani americani questa sera non erano usciti di casa con il programma di partecipare alla fine di un pontificato. E’ il vento della Storia ad averli portati qui, lo stesso vento che ha portato qui me e le decine di persone che ronzano fra le colonne del Bernini con una macchina fotografica fra le mani, intenzionati a staccare attimi da questo tramonto. Diverse ragazze e alcuni ragazzi piangono un ferita che evidentemente li sta straziando.

E’ una notte più fredda rispetto a quelle solite di questa stagione, intorno a me ci sono giovani preti e suore di ordini che mi sembrano esotici. Nella folla gli anziani e signori sono pochi rispetto ai protagonisti di questa piazza che sono le centinaia di ragazzi poco più che ventenni.

All’atmosfera solenne che mi aspettavo, piano piano vedo sostituirsene un’altra, più mondana, più un in linea con i tempi che vivo e con la loro quotidianità. Un signore rivolto alle due finestre ascolta in cuffia le notizie che sta fissando sul suo videofonino. D’improvviso noto un gruppo di ragazzi intorno ad una chitarra che intona una canzone parrocchiale dal gusto estivo. Non riesco a trattenere lo stupore quando cominciano a battere le mani con un ritmo vivace e sincopato. Durante la nottata mi dovrò rassegnare alla vista di cose ben più spinte, in alcuni casi vedrò anche canzoni accompagnate da un accenni di balletti di mani e applausi. Nell’aria non sento quel mesto, profondo e silenzioso dolore che mi aspettavo di trovare, ma emozioni di convivio e socievolezza, ilarità e amicizia, che mi feriscono quasi, tanto le trovo fuori luogo.

Mi siedo accanto alla fontana, a consolarmi di fronte ad un gruppo di giovani preti vestiti di nero. Sono seduti sul selciato, con i rosari in mano scandiscono preghiere, ad un ritmo che trovo solenne doloroso e contenuto al punto giusto.

Più passano queste ore di attesa, più la piazza si spopola poco a poco e rimangono solo i giovani e i non pochi eccentrici che camminano avvolti in bandiere o si inginocchiano con ostentazioni di vario tipo.

La gente se ne va, il papa non è morto, l’appuntamento con la Storia è stato rinviato. Può sembrare un sentimento un po’ ripugnante, ma la consapevolezza del malato irrecuperabile genera questa incongrua aspettativa di morte, e d’altronde sarebbe poco amorevole augurare altro, perchè non sarebbe che un augurio di una lunga agonia. E poi si era detto che il papa già sentiva e toccava il signore, sembrava una questione di momenti. E i fedeli si erano affrettati per non arrivare dopo l’irreparabile. La gente aspettava con desiderio angosciato l’attimo del trapasso per poter dar spazio e sfogo ai sentimenti più profondi, alla commozione collettiva. Se ne va la gente, con volti stanchi, che quasi mi sembrano accompagnarsi ad una certa delusione.

Mentre la notte volge verso la fine, l’atmosfera che si forma è in un certo senso simile a quella dei grandi concerti rock  quando tutto è finito. Molti si infilano sotto il sacco a pelo, guardano il cielo o scherzano un poco fra loro. Li guardo con un misto di invidia, perché inizio ad avere un certo freddo, e dolcezza, perché mi danno la sensazione di trovare in questa piazza immensa un luogo domestico, intimo. Si accucciano ai piedi del letto, del loro papa che muore”.

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19 commenti leave one →
  1. 3 aprile 2005 23:24

    grande cronista. altro che bruno vespa.

  2. 3 aprile 2005 23:40

    bello, bravo. bello.
    allora sei d’accordo con me:
    la fede è come la figa,
    chi non ce l’ha,
    fa finta che non gli interessi.

    Mandami le foto della suora figa, grazie.

  3. shylock permalink
    3 aprile 2005 23:43

    ho capito tutto: visto il picco costante di visitatori di questo nostro blog, eburneo ha deciso di sferrare il grande attacco alla stampa internazionale. Quanto tempo è passato da quando scrivevamo insieme i pensierini delle vacanze!
    Il tuo reportage è quanto di meglio il mercato possa offrire. E in più mi sembri, anche tu, giustamente, sulla via della conversione.

  4. anonimo permalink
    4 aprile 2005 19:23

    Toccante il tuo racconto.. mi è sembrato di essere lì con te! Ma mi sarei sentita un po’ fuori luogo, non so… J.

  5. 4 aprile 2005 23:06

    Va ben Bunrneo, ma te sì un cinico de merda. Sistema el link a sto sito che te ga messo sol to blog parchè nol funsiona mina… e mandame le foto dea suora!

  6. 5 aprile 2005 10:46

    Ok. Cmq si ebu è un cinico di merda

  7. 5 aprile 2005 11:07

    Si, davvero un grande cronista. Complimenti e grazie per la visita :)!!

  8. anonimo permalink
    5 aprile 2005 12:00

    ma come fai ad essere così bravo??? io non lo so…GENIO, BELLO E BRAVISSIMO…anche modesto. ecco.

  9. 5 aprile 2005 13:13

    LE FOTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!
    E’ da venerdì che non mi tocco ed ho bisogno di ispirazione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  10. anonimo permalink
    5 aprile 2005 13:30

    è da tempo che ti seguo, che ti leggo, vorrei conoscerti, posso?

    la tua fan maledetta

  11. 5 aprile 2005 13:37

    Si’ certo, puoi conoscermi, basta che ti volti sono quello di fronte a te in ufficio

  12. shylock permalink
    5 aprile 2005 13:39

    ma non è che la fan si confondesse con me?
    capello corto castano, occhio azzurro, non sono io quel che cerchi?

  13. anonimo permalink
    5 aprile 2005 14:20

    ammiro tutto di te, soprattutto la tua ironia…magari lavorassi con te! vicini vicini tutto il giorno…invece io sono di avezzano e tu di chi sa dove. io ho 24 anni e tu chissà quanti. io ho i capelli ricci e tu chissà se li hai. io ho gli occhi verdi e tu chissà se porti gli occhiali. insomma, non so niente di te.
    vivo in buio che mi acceca.

    la tua fan ancora più maledetta

  14. 5 aprile 2005 14:35

    Effettivamente forse la fan si riferiva a Shylock. Io non frequento donne cosi’ esaltate. Io sono ebu

  15. 5 aprile 2005 14:41

    io solo donne esaltate, i primi cinque minuti. depresse, gli altri cinque. pazze, nel complesso

  16. anonimo permalink
    5 aprile 2005 14:44

    mmmmm…sei ANCHE timido…mmmm…

    la tua fan maledetta

  17. anonimo permalink
    5 aprile 2005 14:57

    ps shylock!!! anche tu un giorno avrai la tua fan maledetta. per il momento non provarci con le fan degli altri.

    la tua fan maledetta

  18. 5 aprile 2005 15:00

    no, io un paio le ho mandate al rogo e le altre spedite in un gulag siberiano. sono così noiose queste fan maledette, tutto il giorno addosso e sempre pronte ad intasarti i blog.

  19. 5 aprile 2005 15:28

    C’è chi non si lascia andare all’emozione generale:

    “Nel 1987 Il papa benedisse Pinochet e rifiutò di incontrare le
    organizzazioni per i diritti umani tanto lì come in Argentina e non
    volle incontrare neanche una ragazza bruciata viva dalla dittatura.
    Il ruolo di Sodano a Santiago e Pio Laghi a Buenos Aires è una delle
    storie più nere della chiesa negli ultimi 30 anni”.
    utente anonimo

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