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29 marzo 2005
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Revisionismo etilico

Finalmente le barricate dello scontro ideologico abbandonano gli angusti palazzi della politica e si trasferiscono all’aria aperta, nella sana vita agra.

E’ successo, così, che qualche giorno fa, Repubblica, dedicasse un’intera pagina alla scomparsa di un vignaiolo cuneese settantottenne, tal Bartolo Mascarello, per il quale addirittura si è scomodato Giorgio Bocca che, abbandonate per un giorno le appassionanti filippiche sull’apocalisse prossima ventura da prima pagina, ha scritto un compassato articolo di commiato dall’evocativo titolo: "No barrique, no Berlusconi". Sì, perché, a quanto pare, ai lettori di Repubblica non basta sentir parlare male di Berlusconi nelle prime 15 pagine del loro giornale, dedicate alla politica. Per non dimenticare mai i misfatti e gli inciuci e le corruttele del Cav., è bene riparlarne a pagina 20, ricordando un simpatico vecchietto che dell’antiberlusconismo, come dell’amore per il barolo, faceva professione di fede.

Ma non è finita qui!

Alle 19,30, su Radiotre, nel bel mezzo di una trasmissione sul cinema in cui si presentava il certo interessante Mondovino, documentario di Johathan Nossiter dedicato alle vigne e prossimo all’uscita nelle sale italiane, ho ascoltato, per bocca del regista che si esprimeva in ottimo italiano con gradevole accento francese, una frase, ohibò, degna di uno storico professionista: in questi ultimi cinquant’anni i sapori si sarebbero livellati, i gusti locali e particolari sarebbero venuti meno a causa di un imperante fascismo enologico volto a spezzare ogni differenza!

Ma è perché bevo così poco vino che raramente mi vengono alla mente siffatte geniali intuizioni?

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5 commenti leave one →
  1. 30 marzo 2005 10:24

    B e r l u s c o n i p e z z o di m e r d a ! ! ta ta ta tata ta ta tatata!

  2. shylock permalink
    30 marzo 2005 10:28

    questo è l’effetto del vino di primo mattino. vi daremo un assaggio dell’avanzamento etilico nel corso della giornata. alla fine si scrive tutti un bel pezzo per l’Unità assieme a Marco Travaglio

  3. 30 marzo 2005 13:07

    Un solo grido, tutti in coro, Berlusconi come Moro!

  4. 30 marzo 2005 14:16

    Se il berlusconismo è diffuso e inevitabile quanto il barrique, allora tocca veramente espatriare.

  5. shylock permalink
    30 marzo 2005 20:18

    già nel 1994, con la prima affermazione di berlusconi, un attore, chiaramente fesso, tale arnoldo foà, andava a dire ai quattro venti che sarebbe espatriato per sfuggire all’italia berlusconiana. dove si rifugiò? alle seychelles…

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