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29 marzo 2005
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L’utile intellettuale

Walter Siti, da Modena, ordinario di Letteratura Italiana, acuto critico letterario, è anche un più o meno noto narratore. La sua ultima raccolta di racconti, La magnifica merce, edito da Einaudi, a me non è per niente piaciuta. Tra turbamenti omoerotici, giovani borgatari e uno sguardo cinico o forse disilluso sul presente, Siti pare un continuatore della tradizione pasoliniana. E fin qui, mi direte voi, chi se ne frega.

Lo stupore, però, è iniziato quando ho visto comparire articoli di Siti sul Foglio, recensioni entusiastiche al suo libro sullo stesso giornale che ormai considera il baffuto professore come intellettuale di riferimento e poi, da lì, innescarsi una polemica  che ha coinvolto Manifesto, Foglio e Corriere della Sera che ne ha racolto l’eco. Per finire, sabato, sul Domenicale, il dottissimo ed anche noiosissimo settimanale culturale di Marcello Dell’Utri, un’altra sbrodolata a Siti, genio della letteratura italiana, fustigatore degli italici costumi/consumi.

Ma com’è che tutta questa stampa intelligentemente di governo, fa l’elogio di un’intellettuale di sinistra e per giunta di quei froci che con froci, marchette e corpi maschili vanno a nozze nei loro cupi racconti? Sono confuso. Forse si tratta di un nuovo pasolini, ed io non me ne sono accorto. O forse, si tratta di un utile intellettuale, che dalle pagine del Foglio attacca, da sinistra, il perbenismo radical-chic, denuncia la colpevole distanza dell’intelligentsia de sinistra dalle masse, il malcelato moralismo e snobismo di quest’ultima, l’incapacità di capire l’anima profonda della "ggente". Siti reazionario, come venne giudicato Pasolini oppure vero depositario dei valori di sinistra? E Ferrara laudatore di vero ingegno o abile manovratore di utile professore?

A noi l’ardua sentenza.

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6 commenti leave one →
  1. 29 marzo 2005 15:51

    … E noialtri ce lo dobbiamo leggere, sto coso, o ce ne possiamo stare buoni a farci i cazzetti nostri una volta tanto?

  2. 29 marzo 2005 16:51

    Senti, allora, io questo libro non me lo leggo perchè non mi smuove alcuna curiosità. Coi pompini de bborgata e in bianco e nero di Pasolini abbiamo già dato, tantopiù che mi dici che lo scrittore è per giunta baffuto, e ciò mi riporta alla mente la spaventevole scucchia, pur’essa baffuta, di Marcello Veneziani.

    Ancor più del baffo, è l’argomento. Anni Settanta. Gli intellettuali di sinistra sono snob, fanno le feste e non invitano Marcello Veneziani, che pure a scuola era bravo. Lui reagisce male. Si sente tanto solo, ma tanto. Passano gli anni e quei puzzoni continuano a non dirgli delle feste, delle cene, dei salotti, delle presentazioni dei libri.

    Dice singhiozzando “adesso vi faccio vedere”. E fa l’insano gesto. Senza neanche togliersi il fularino dal collo, si butta impavidamente a destra e si candida a intellettuale di riferimento di Alleanza Nazionale. Senza mai voltarsi a guardare. Così almeno se le può immaginare le facce stupefatte degli altri intellettuali.

    Quei stronzi. (Ma quant’erano fichi, co quei calzoni stretti stretti, co quei borselli di cuoio che chissà cosa ci tengono dentro forse la pistola, certo, certo, la pistola. Perchè a un certo punto le strade si dividono e c’è chi ha scelto la lotta armata, che è una cosa brutta ma chissà perchè loro continuano a rimorchiare e io no).

    Così faranno anche altri intellettuali, i Bud Spencer, le Gabrielle Carlucci, gli Oresti Lionelli e a un certo punto pare anche i Lini Banfii. A sbattere la loro vacua popolanità in faccia al sarcasmo libresco e sopraccigliolevato degli anacoreti tromboni gobbi e polverosi che ogni tanto discendono verso le folle, di luce cornuti ma indecifrabili nei precetti, frammentosi sarebbe a dire heidegerriani financo nel dosare lo zucchero nel caffè (ma lo preferiscono amaro).

    Ma a me queste baruffette tra quasi cinquantenni che dovremo continuare a chiamare splendidi quarantenni per almeno trent’anni, ovvero il tempo che resteranno aggrappati al potere (ma il periodo potrebbe prolungarsi fino a che non metteranno le mani sull’elisir di Scapagnini, del quale elisir malgrado il suo inventore potrebbe beneficiare anche qualche sinistro trombone), a me queste baruffette non me ne frega un cazzo. Faccio male?

  3. shylock permalink
    30 marzo 2005 12:16

    lo sapevo, ci risiamo. un altro che è convinto che la cultura di destra sia solo dei lini banfii e delle gabrielle carlucci. innanzitutto, ti ricordo che dal computo hai omesso pasquale squitieri e franco zeffirelli. Arte sublime, la loro. E poi, dimentichi, che negli anni 70 ai quali alludi era tutto un brulicare di intellettuali a destra: c’erano i golpisti, i piduisti, i militaristi, i comunitaristi, gli stragisti. Un sacco di tribù intellettuali. Più, Marco Tarchi (chiedi a ebu….).

  4. 30 marzo 2005 12:41

    Ci sei cascato! (diavolo di un Selfs.). La vulgata che “cultura di destra” sia una tautologia e che invece “cultura di sinistra” una ridondanza è la regola numero uno del giochino sciocco al quale ci chiedono di assistere. E noi invece è meglio che facciamo altro. Meglio che ci occupiamo di come mandare avanti questo paese, fottendocene delle pippe narcise di questi quaranta/cinquanta/sessantenni insopportabili, per esempio. Diffidare, poi, dal chiamare destra la criminalità organizzata. La destra che è in me potrebbe offendersi.

  5. shylock permalink
    30 marzo 2005 12:54

    non dirlo a me che da trent’anni, o forse da quaranta, sono sbeffeggiato in quanto intellettuale di destra…
    scrivendo il commento, in realtà, pensavo ad un divertente film del ’73 di Monicelli, Vogliamo i colonnelli, in cui si descrive parodisticamente l’ambiente della destra italiana tra complottisti, golpisti, neo fascisti… della serie: armiamoci e partite

  6. shylock permalink
    31 marzo 2005 09:49

    sulle pagine della cultura di Repubblica, oggi si recensisce proprio Siti. Vuol dire che questo blog fa tendenza?

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