il termometro della paura
Ogni volta che salgo su una carrozza ferroviaria mi illudo: avrò per vicini quell’affascinante coppia di turisti canadesi? O forse il giovane dall’aria francese che legge un libro Einaudi alla fine del vagone? O sarà la volta della tizia dall’aria artistica col suo mac davanti e cuffie colorate? No, generalmente capitano al mio fianco suore, coppie di anziani chiacchieroni e madri con figli rumorosi. Rientrando da Napoli, la settimana scorsa, ero appunto contornato da una giovane madre accompagnata da due figli, l’uno di 6 e l’altro di 8 anni. Lo dico con certezza perché sebbene mi faccia vanto di essere un mangiabambini poi in realtà ho un’inaspettata empatia con le ultime generazioni ed io stesso mi sono scoperto tenero, simpatico e paziente. Così paziente che dopo aver tollerato i lamenti, gli urli, le chiacchiere dei due ipercinetici fratelli, ho stretto amicizia col più grande fungendo da guida turistica (l’ho conquistato – lui e la madre, a dire il vero – a Pisa, quando son riuscito a individuare tra i tetti la Torre pendente). Ma quel che volevo raccontarvi non sono le mie scorribande ferroviarie bensì le paure dei genitori. In questo caso di un padre che – inconsapevole di essere ascoltato al cellulare in viva voce – ha reagito con terrore alla notizia che il figlio stava “chiacchierando con un signore”: “dai ascolto solo alla mamma, mi raccomando, non fidarti di nessuno, hai capito?, di nessuno” – ha risposto prontamente quel padre lontano e spaventato, dimostrando tutte le inquietudini dei genitori di oggi e, in realtà, la sua stessa sfiducia nei confronti di una moglie evidentemente giudicata incapace di tenere i figli lontani dai pericoli. Beh, posso dirvi che il figlio se ne è totalmente infischiato e ha continuato a rivolgermi impertinenti domande sul perché non avessi ancora figli né fossi sposato!
“non fidarti di nessuno” questi si’ che sono insegnamenti !! ihih ma ha detto proprio così’?
sì, ha detto proprio così. lì per lì mi sono anche un po’ offeso, ma in fondo il padre non faceva riferimento a me in quanto Shylock ma a me in quanto “signore che chiacchiera”. A riprova che è un sentimento diffuso tra i genitori, ho un’amica terrorizzata che gli zingari le rapiscano i figli…
Io amo i treni. E anche io amo gli incontri, anche silenziosi, con i vicini di scompartimento… ma i genitori ansiosi di figli urlanti… spesso non ce la posso fare.
quanto alle paure mammesche e babbesche, sono oramai inquietanti: se non sono gli zingari, sono i germi: una coppia di miei amici fa promettere alle figlie, dopo che hanno giocato a biliardino, di non avvicinare le dita alla bocca perché se no si sentiranno male!
io, di mio, ho sempre la sensazione che le cose vadano peggiorando. non sono attendibile, insomma. e infatti ricordo che i miei genitori, un po’ meno giovani di quelli dei miei coetanei, erano del tutto privi di assurde fobie che iniziavano invece a contagiare le altrui mamme (parlo degli anni Ottanta). che poi, quelle mamme ultra protettive erano le stesse che permettevano ai figli di passare ore e ore (soprattutto la sera) a guardare di tutto e di più in tv.
lo so che non c’è correlazione tra le due cose, ma avevo voglia di dirlo lo stesso!
treno Roma-Genova di stamane. Chi si siede vicino a me? Una suora di Calcutta!